OMELIA
34° Domenica A – 20/11/2011 – Cristo Re e Signore dell’universo
Dal libro del profeta Ezechiele 34,11-12.15-17
1Corinzi 15,20-26.28
Matteo 25,31-46
Celebriamo oggi l’ Eucaristia alla fine dell’anno liturgico, il percorso che abbiamo fatto dentro il mistero di Cristo. Che cosa resterà di quello che abbiamo celebrato, delle preghiere innalzate? Giungeremo un giorno alla fine della nostra esistenza: che cosa resterà di tutto quello che avremo fatto? Quando io me ne andròche cosa resterà di quello che avrò vissuto?
La pagina di Matteo ci annuncia che resterà il bene! L’amore che avremo vissuto, fatto, donato, celebrato nella vita. Tutto passa, ciò che resta è l’amore, la carità, direbbe l’apostolo Paolo, che è l’amore con le connotazioni proprie di Dio rivelateci e insegnateci da Gesù.
Questo amore è lo Spirito riversato nel cuore degli uomini che lo accolgono. Alcuni lo riconosceranno e lo vivranno, altri lo vivranno e forse lo riconosceranno. Ma per tutti quelli che si sono lasciati da lui condurre nella propria esistenza, nelle relazioni con gli altri, soprattutto verso i più poveri, sarà salvezza.
L’amore che non è possesso esclusivo di nessuna religione o chiesa. E’ la cifra che riassume tutto il mistero cristiano, non solo, anche tutto il mistero e il bisogno di salvezza di quanto è creato.
Quello che appare come “giudizio universale” e definitivo è il vangelo dei non credenti: una bella notizia per loro. Nessuno è escluso dalla vita se è vissuto nell’amore, quindi: “venite, benedetti, del Padre mio”. Sono del Padre, sono figli, anche se non lo sanno.
La stessa pagina è la verifica dei credenti: un bella responsabilità, perché l’inadempienza, l’omissione, il tralasciare di amare può condurre a rimanere fuori dalla vita : “Via da me, infelici voi”.
Determinante è l’amore!
Noi andiamo incontro al Signore, ci diceva la parabola di Gesù quindici giorni fa, e l’olio della lampada che illumina e ci permette di sopravvivere quando il sonno ci coglie, umanissima e comprensibile fragilità, è l’amore; l’amore ci consente di vivere non spenti ma accesi, accesi di desiderio, è la voce che ci grida dentro, la voce dell’amato che chiama e che viene a noi.
Quell’investimento, inoltre, che ha portato i servi-signori ad ingrandire i talenti ricevuti, la vita, come insegnava la parabola di domenica scorsa, quell’investimento che il servo poveraccio ha avuto paura di fare, preferendo seppellire l’opportunità datagli, quell’investimento che apre alla vita, è sempre l’amore.
L’amore non è un buon sentimento, e nulla più. Non è fare niente di male o avere le mani pulite e tenerle in tasca. E’ invece fare gesti concreti di servizio, di aiuto, di soccorso in favore dei più poveri bisognosi, soli o malandati, gesti che tutti gli uomini sono chiamati a compiere. Sono i passi concreti del nostro percorso dentro e dietro il mistero di Gesù.
E ricorda pure: il bene tu lo fai verso qualcuno non perché lì c’è Gesù, ma perché Gesù prima di tutto è in te anche se non lo sai, e lo lasci esprimersi anche senza saperlo. Solo alla fine ti si rivelerà anche nell’altro! Che intanto va amato ed aiutato per la persona povera e bisognosa che è! Non si fa il bene per avere il paradiso. L’amore non ha altro motivo che dare vita e felicità! Gratuito per sé, ma interessato al bene degli altri.
Sì, questo amore è ciò che resta! Di questo amore continueremo a vivere e sarà la nostra comune felicità, il nostro cielo senza fine!
Nessun commento:
Posta un commento