DEFUNTI – 01.11.2013
Oggi è il giorno in
cui la terra e il cielo non appaiono così distanti come a volte li facciamo. La
solennità di tutti i santi e la commemorazione liturgica dei nostri cari morti
ci confermano quella familiarità in cui tutti siamo, vivi e defunti, una
familiarità piena di vita per la quale siamo stati creati.
Dalla Parola di Dio
che abbiamo ascoltato viene conforto e luce a noi che tanto spesso pensiamo di
aver perso i nostri cari e li cerchiamo nel cimitero e nei ricordi, gesti
spontanei del cuore che dicono l’affetto che non muore. Dove cercarli i nostri
cari? Il libro della Sapienza lo rivela: “le anime dei giusti sono nelle mani
di Dio”. Non un logo freddo, anonimo, le mani di dio, quelle che ci hanno
plasmato dalla polvere modellandoci, simili alle mani di un vasaio (dice ancora
la Bibbia). E ci hanno plasmato ad immagine del Figlio prediletto, Gesù.
Questo giorno ci
ricorda anche quanto sia importante imparare morire. S impara, ci si allena, ad
affrontare tante cose. Perché non s’impara anche questa cosa importante :
imparare a morire. Imparare a morire è vivere, come perdere è ritrovare, dice
Gesù nel vangelo; perdere la propria vita per amore è averla in pienezza e per
sempre.
Come vivere la morte?.
E ancora una volta ritorna l’immagine della mani: impariamo, negli eventi
dell’esistenza, lieti o tristi, a consegnarci nella mani di Dio. “Padre” diceva
Gesù sulla croce “ nelle tue mani consegno il mio spirito”. Vivere la morte
come un consegnarci a Dio. Questa “consegna” non la si improvvisa. Chi vive
consegnandosi all’amore, gli verrà naturale, spontaneo consegnarsi in
quell’ultima ora, ultima del tempo presente, la prima dell’eternità.
Gesù con la “consegna”
che ha fatto di sé al Padre ha aperto a tutti il Paradiso dove c’è un posto per
ciascuno, dove nessuno è lasciato fuori se chiede di entrare. Il Paradiso è la
festa che c’è nel cuore di Dio perché vede felici, e riuniti per sempre, i
propri figli.
Non siamo disperati quando qualcuno parte per quel
misterioso viaggio che è la morte perché sappiamo che non lo rivedremo più su
questa terra. Gesù ci assicura che verrà un giorno nel quale saremo di nuovo
riuniti in quel luogo di festa «dove non ci saranno più addii». Ci accoglieremo
e ci riconosceremo senza mai più separarci. I nostri amici, i nostri familiari
che abbiamo salutato, sono vivi e ci stanno aspettando, pregano per noi. Ci
preparano un posto insieme a Gesù. E noi, da quaggiù, nell’attesa di
riabbracciarli, ricambiamo questa preghiera d’intercessione, in una comunione
d’affetti che ci dice che siamo gli uni nelle mani degli altri, nel loro cuore,
oltre che nelle mani e nel cuore del Signore. Per questo nella fede non diciamoci addio!
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