domenica 3 novembre 2013

OMELIA


Solennità di tutti i Santi – 01.11.2013
- Ap 7,2,4-14
- 1Gv 3,1-3
- Mt 5,1-12

La “comunione dei santi” che oggi celebriamo è realtà molto bella della nostra fede. E’ verità tra le più consolanti della nostra fede, poiché ci ricorda che non siamo soli ma esiste una comunione di vita tra tutti coloro che sono di Cristo, sono il suo corpo nella Chiesa Una comunione che nasce dalla fede; infatti, mediante il Battesimo. Per questo i primi cristiani erano chiamati anche “i santi”.

Questo riconoscimento, questo titolo, alla luce delle “beatitudini” pronunciate da Gesù all’inizio della sua predicazione poi incarnate nella sua stessa esperienza, io penso si possa estendere a tutta l’umanità, prima e dopo Cristo, anche all’umanità di altre espressioni religiose. Ovunque le situazioni indicate da Gesù ricevono consolazione, forza, luce, liberazione, salvezza perché Dio abita questa vita, questa ricerca e passione per essa. Dio è nei poveri, in coloro che sono nel pianto, nei miti, in coloro che hanno fame e sete di giustizia, nei misericordiosi, nei puri di cuore, i semplici, in chi fa opera di pace, in chi è perseguitato a motivo del bene oltre che del nome di Gesù. Sì, tutti santi,  perché hanno Dio dentro di sé. Santa è la vita, poiché Dio vita è.

Santità è comunione con Dio, familiarità con Lui che ci è donata, e non ancora consapevolmente vissuta e pienamente compresa. “Noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato”, scrive Giovanni nella sua lettera (seconda lettura).  Questa familiarità con Dio si prolunga in una comunione fraterna, appunto dei “santi”. Poiché siamo uniti a Dio in Cristo Gesù, poiché siamo inserirti e partecipi della sua familiarità con il Padre (“Padre, io e te siamo una cosa sola”) allora possiamo diventare veramente un cuore solo e un’anima sola tra di noi, perché l’amore di Dio brucia i nostri egoismi, i nostri pregiudizi, le nostre divisioni. interiori ed esterne. L’amore di Dio brucia anche i nostri peccati. (Papa Francesco)

E’ vera anche la direzione inversa.
Se siamo uniti nella santità, cioè viviamo insieme ogni frammento della nostra umanità, ogni limite, ogni desiderio di bene, ogni angustia che ci frena, giungiamo alla comunione piena con Dio. Essere uniti fra noi ci conduce ad essere uniti con Dio, ci conduce a questo legame con Dio che è nostro Padre. La nostra fede, la nostra vita cristiana, ha bisogno del sostegno degli altri, specialmente nei momenti difficili. Se noi siamo uniti la fede diventa forte.
Chi di noi tutti non ha sperimentato insicurezze, smarrimenti e perfino dubbi nel cammino della fede? In questi momenti difficoltosi è necessario confidare nell’aiuto di Dio, mediante la preghiera filiale, e, al tempo stesso, è importante trovare il coraggio e l’umiltà di aprirsi agli altri, per chiedere aiuto, per chiedere di darci una mano. In questa comunione – comunione vuol dire comune-unione – siamo una grande famiglia, dove tutti i componenti si aiutano e si sostengono fra loro.

La comunione dei santi va al di là della vita terrena, va oltre la morte e dura per sempre. Questa unione fra noi, va al di là e continua nell’altra vita; nella commemorazione dei nostri morti (oggi pomeriggio e nella giornata di domani) veniamo confermati in questa verità. Essa è pure la nostra bellezza, o per rimanere nel termine di Gesù, la nostra “beatitudine”, la nostra condizione di felicità che inizia già qui, già qui possiamo gustarne le primizie vivendo appunto la comunione con Gesù e tra di noi, condizione che avrà la sua pienezza quando vinta sarà la morte. E lo sarà!





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