venerdì 4 dicembre 2015

OMELIA

 
1° Avvento C – 29.11.2015

- Geremia 33,14-16
- 1Tessalonicesi 3,12-4,2
- Luca 21,25-36

Anche i nostri giorni sono giorni in cui urgente seminare la speranza, come ai tempi del profeta Geremia, in questa situazione di incertezza, di confusione, di paura del futuro. Quest’ora sembra un’ora di diffusa paura. Per questo è importante il messaggio di Geremia, nel riprendere il nostro cammino. Riporta le parole del Signore: “io realizzerò le promesse di bene che ho fatto”.

La nostra vita non è sotto il segno della maledizione di Dio. E’ una storia accompagnata da promesse alle quali Dio è fedele. Questa fedeltà non ci fa arresi, ma resistenti, e siamo sostenuti da seppur piccoli germogli di bene che possiamo vedere attorno a noi o che sentiamo urgere in noi, come il desiderio e l’impegno per la pace, per un mondo di maggior libertà e rispetto della vita.

Certo ci sono segnali che vorrebbero affossare questa speranza, umiliare l’impegno di tante persone di buona volontà. Allora la reazione può essere quella di lasciarci inghiottire dalla paura, di diventare preda della paura: “gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere”. La contro reazione, dice il vangelo, può essere quella di evadere nello stordimento (“state attenti che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”). Sarebbe segno della nostra incapacità di reggere il presente e il futuro.

Piuttosto, “risollevatevi e alzate il capo”. Quanto mai ci appare opportuna e ci fa del bene questa esortazione! Né impauriti, né scoraggiati, né rassegnati…ma in piedi, diritti, consapevoli delle propria dignità e responsabilità nella storia, diritti davanti Dio in cui confidiamo perché ci ama.  Il “germoglio” che ci è annunciato e che ci è dato, Gesù, ci dà speranza, libertà da tutto ciò che vorrebbe imprigionarci, cose e sentimenti, fatti e paure.
E’ il germoglio giusto che eserciterà il giudizio e la giustizia sulla terra (1° lettura): il giudizio è la misericordia, cioè il prendersi a cuore, aver cura dell’umanità che sta soffrendo in vario modo, e la giustizia è l’indicazione della strada giusta per cercare, trovar e accogliere il bene. “La vostra liberazione è vicina”, e non sono le bombe, le armi degli uomini a realizzarla, quanto uno spirito nuovo, una presenza  salutare, quella di Gesù in cui noi poniamo la nostra fiducia, volendo camminare con lui, dietro di Lui.

Tra qualche settimana celebreremo la liturgia della sua nascita tra noi, della sua venuta in questo mondo tanto difficile e bello. E un giorno Colui che è venuto nella debolezza della carne umana a Betlemme, verrà, ritornerà gloriosamente nella pienezza di Dio e Signore, per fare cielo e terra nuovi.
Le immagini di quel giorno possono spaventarci, ma vanno comprese. Il sole, la luna e le stelle erano idoli, dèi, per le genti ed erano adorati come potenze divine; in quel giorno della venuta del Figlio dell’uomo queste creature celesti saranno dunque demitizzate e detronizzate per sempre, perché solo il Signore nostro Dio sarà Dio e Re dell’universo.

Intanto Gesù è sempre presente in mezzo a noi, in noi, con il suo Spirito, e il Regno cresce pezzettino per pezzettino. Sì,. non c’è solo la guerra a pezzi, c’è anche la speranza e la pace che si costruisce a pezzi. Non rinunciamo al nostro pezzettino, al nostro frammento, al piccolo germoglio che è affidato ad ognuno di noi. “saldi i cuori e perfetti nell’amore”, come Gesù.









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