Giorno di Natale –
25.12.2015
Carissimi
tutti “vi annuncio una grande gioia. È nato per voi il Cristo Signore”.
E’“…un bambino avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia”. Un Bambino
che sa di tenerezza e di latte, di baci e di panni che lo riscaldano, è il
volto della Misericordia di Dio che dà salvezza. Viene a noi nella semplicità,
chiede a noi calore, porta amore.
Noi
, qui come i pastori, con l’unico atteggiamento che questo bambino chiede, e
cioè di essere “curiosi”, accogliamo questa “bella notizia”, la misericordia,
amore dato per dono.
Innanzitutto
è da vedere, da rendersi conto, da toccare con mano che non c’è inganno
né illusione. La misericordia, la bontà di Dio, siamo invitati a vederla magari
non nei grandi gesti o opere ma nella semplicità che ci sorprende, nella
bellezza di questo mondo affidato alle nostre mani, nella povertà che ci
affianca perché non ci scoraggiamo, nella mitezza che ci sorride, nel perdono
che ci guarisce nelle nostre divisioni. Vedere la misericordia che ci è usata,
come vedere delle persone o una famiglia che si ama e si sostiene, dove ci
prende cura l’un dell’altro; ma anche vedere la misericordia che ci è chiesto
di usare. Senza indugio, cioè senza rimandare e senza pregiudizi di sorta,
godendo della conferma che riceviamo a quanto sentiamo nel nostro cuore,e cioè
il bisogno di essere amati.. Questo il primo passo del cammino dei pastori e
nostro.
La
misericordia è da vedere, e non rimanere indifferenti, freddi, distaccati,
quasi prevenuti. E’ sentire che lì, in quel bene, in quell’amore, in
quella bontà e bellezza che incontro, in quel Bambino in special modo, ma in
ogni sua nascita anche in noi, è la verità dell’umanità; è quello per cui noi
siamo venuti al mondo, per essere amati e amare. Sentire ammirazione,
commozione, compassione, solidarietà è passare dagli occhi che guardano, e non
sempre vedono, al cuore che si muove, si lascia coinvolgere, ama, diventa uno
con il bene che si offre, ma anche con il misero e il povero che di questo bene
chiede di vivere. Misericordia è entrare nella condizione dell’altro, avere
cuore per la sua miseria e volerla condividere. Questo dice quel Bambino,e ci
porta al secondo passo di questo andare.
Il
terzo passo del cammino dei pastori li porta, e ci porta, a tornare alle cose
di sempre, alla nostra quotidiana esistenza e fatica “glorificando e lodando
Dio”. Glorificare significa riconoscere, che non è comprendere o capire, ma
accogliere la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli
uomini.. egli ci ha salvati, cioè amati da mandare il suo Figlio, non
per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia. Glorificare è
aprirsi a questa verità di Dio di cui non dobbiamo aver paura, caso mai il
desiderio di farlo contento. Questo è il nostro agire da oggi,
completato dall’altro atteggiamento che necessariamente è esigito: lodare Dio.
L’apprezzamento, la custodia, la passione per la vita in ogni sua forma e
bellezza, la salvezza che diamo a questo nostro ambiente e mondo è opera di
misericordia oltre che di giustizia, visto che Dio stesso ha voluto che il
Figlio suo ne fosse partecipe come noi,
con noi.
Visitati
dalla misericordia nata tra noi in Cristo Signore, facciamo crescere questo
Bambino nella nostra vita, e cresciamo con lui imparando a vedere, a sentire e
ad agire come Lui è venuto ad insegnarci Buon Natale. Vedete la bontà di Dio e
fatele vedere, sentite il bene che vi vuole e ditevi quello che vi volete,
viene da Lui, Andate e agite, la misericordia vi porta ed è affidata alla
vostre mani. Sì, Buon Natale.
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