domenica 27 dicembre 2015

OMELIA

 
Giorno di Natale – 25.12.2015

Carissimi tutti “vi annuncio una grande gioia. È nato per voi il Cristo Signore”. E’“…un bambino avvolto in fasce adagiato in una mangiatoia”. Un Bambino che sa di tenerezza e di latte, di baci e di panni che lo riscaldano, è il volto della Misericordia di Dio che dà salvezza. Viene a noi nella semplicità, chiede a noi calore, porta amore.
Noi , qui come i pastori, con l’unico atteggiamento che questo bambino chiede, e cioè di essere “curiosi”, accogliamo questa “bella notizia”, la misericordia, amore dato per dono.

Innanzitutto è da vedere, da rendersi conto, da toccare con mano che non c’è inganno né illusione. La misericordia, la bontà di Dio, siamo invitati a vederla magari non nei grandi gesti o opere ma nella semplicità che ci sorprende, nella bellezza di questo mondo affidato alle nostre mani, nella povertà che ci affianca perché non ci scoraggiamo, nella mitezza che ci sorride, nel perdono che ci guarisce nelle nostre divisioni. Vedere la misericordia che ci è usata, come vedere delle persone o una famiglia che si ama e si sostiene, dove ci prende cura l’un dell’altro; ma anche vedere la misericordia che ci è chiesto di usare. Senza indugio, cioè senza rimandare e senza pregiudizi di sorta, godendo della conferma che riceviamo a quanto sentiamo nel nostro cuore,e cioè il bisogno di essere amati.. Questo il primo passo del cammino dei pastori e nostro.

La misericordia è da vedere, e non rimanere indifferenti, freddi, distaccati, quasi prevenuti. E’ sentire che lì, in quel bene, in quell’amore, in quella bontà e bellezza che incontro, in quel Bambino in special modo, ma in ogni sua nascita anche in noi, è la verità dell’umanità; è quello per cui noi siamo venuti al mondo, per essere amati e amare. Sentire ammirazione, commozione, compassione, solidarietà è passare dagli occhi che guardano, e non sempre vedono, al cuore che si muove, si lascia coinvolgere, ama, diventa uno con il bene che si offre, ma anche con il misero e il povero che di questo bene chiede di vivere. Misericordia è entrare nella condizione dell’altro, avere cuore per la sua miseria e volerla condividere. Questo dice quel Bambino,e ci porta al secondo passo di questo andare.

Il terzo passo del cammino dei pastori li porta, e ci porta, a tornare alle cose di sempre, alla nostra quotidiana esistenza e fatica “glorificando e lodando Dio”. Glorificare significa riconoscere, che non è comprendere o capire, ma accogliere la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini.. egli ci ha salvati, cioè amati da mandare il suo Figlio, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia. Glorificare è aprirsi a questa verità di Dio di cui non dobbiamo aver paura, caso mai il desiderio di farlo contento. Questo è il nostro agire da oggi, completato dall’altro atteggiamento che necessariamente è esigito: lodare Dio. L’apprezzamento, la custodia, la passione per la vita in ogni sua forma e bellezza, la salvezza che diamo a questo nostro ambiente e mondo è opera di misericordia oltre che di giustizia, visto che Dio stesso ha voluto che il Figlio suo ne fosse partecipe come  noi, con noi.

Visitati dalla misericordia nata tra noi in Cristo Signore, facciamo crescere questo Bambino nella nostra vita, e cresciamo con lui imparando a vedere, a sentire e ad agire come Lui è venuto ad insegnarci Buon Natale. Vedete la bontà di Dio e fatele vedere, sentite il bene che vi vuole e ditevi quello che vi volete, viene da Lui, Andate e agite, la misericordia vi porta ed è affidata alla vostre mani. Sì, Buon Natale.

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