(riflessione sulla “Misericordia”
alla preghiera di Venerdì 18.12.2015)
alla preghiera di Venerdì 18.12.2015)
Il cuore, nel nostro organismo fisico, vive e dà
vita, e allora siamo!
Mette in circolo il sangue, elemento vitale. Ha due
movimenti vitali.
Si contrae e si dilata (sistole e diastole).
Il primo, è come un ricevere, e un purificare con
l’aiuto dei polmoni;
il secondo è un dare, diffondere nelle membra il
sangue.
Non è possibile un solo movimento! Non ci sarebbe
vita!
La Misericordia è il cuore del vangelo, della bella
notizia che Dio ci ama, della vita cristiana
Così anche nel nostro organismo spirituale, nella
vita dello Spirito, non può mancare questo cuore, che come nella sfera fisica,
ci auguriamo funzioni bene. Consente che l’Amore raggiunga ogni angolo, come
spinto, “pompato” da questo cuore di…Misericordia.
Nella vita dello Spirito, “diventare cristiani”,
assumere il volto di Gesù, volto del Padre e di ogni fratello (come allude il
logo dell’anno santo : il pastore che porta il ferito, il povero, e i due
s’identificano nel medesimo sguardo; infatti “misericordia” è identificarsi con
l’altro!) i due movimenti della
Misericordia sono presenti.
1 ° - Il primo è quello di “ricevere
misericordia” perché anch’io sono tra i “miseri”, sono “misero” e il
Padre per me ha cuore, di me si prende cura. Non faccio parte dei “miseri” che
non hanno pane, vesti, casa, salute, libertà…. Io sono “misero” perché “bisognoso
d’amore”. E l’amore dal Padre mi è dato, me lo rivela Gesù, non per la
mia bravura, bellezza, merito, convenienza o interesse, ma “per-dono”. Misericordia
è amore dato “per-dono”! Amare per-dono! Gratuito, preveniente ogni
accoglienza!
Io sono misero, sono peccatore, e sono peccatore non perché ho fatto questo
o non ho fatto quello. Ma perché “bisognoso di essere amato”.
Riconoscere e confessare questo bisogno è
difficile, anche in quell’angolo familiare che è la vita di casa…
Eppure questa “confessione” s’ha da fare. Già nel
dialogo familiare e sponsale dovrebbe essere così tra coloro che si vogliono
bene: “io ho bisogno di essere amato, e conto su di te”. E’ un dichiarazione
d’amore…inusuale, più di quella “ti amo, ti voglio bene”.
Credo che una tale confessione, un’ammissione di
questo bisogno dentro alla quale ci può stare anche un’ umile domanda di perdono per “inadeguata accoglienza
dell’amore che si richiede”, un abbraccio sponsale o familiare di questo tipo o
cuore, aiuterebbe a sciogliere nodi che a volte si formano nelle nostre
relazioni. Certo è esercizio di verità (non si può negare di aver bisogno di
amore) e di umiltà (non è facile ammettere questo bisogno, questa…miseria! Si
preferisce essere salvatori che
salvati).
Forse da tempo ci siamo privati anche
quell’incontro con Cristo Gesù che porta questo nome – “confessione” – nel
sacramento della Riconciliazione, e tale “confessione” non l’abbiamo più
vissuta pensando che fosse per dire quello che avevamo fatto o non fatto… Il
limitarsi ad “elencare” i peccati ( risposte volutamente errate all’amore di
cui abbiamo bisogno e che ci viene offerto anche se noi non lo domandiamo!)
impoverisce e intristisce l’ incontro e dialogo affettuoso di chi si vuol bene,
fino a tralasciarlo. Non si da Gesù per fare i conti, ma per ricevere sempre
un… accredito!
Prima di tutto è un “confessare l’amore e il suo
bisogno”, e allora è tutta un’altra cosa…
Incontriamo il Cristo, entriamo attraverso questa
“porta” nel cuore di Dio nostro Padre, e diciamo invece o cominciamo a dire con
questo gesto o con una semplice parola. “Padre ho bisogno di essere amato, ho
bisogno di sentire che c’è qualcuno che mi ama per-dono, e amandomi per- dono,
mi accoglie e mi rinnova la bellezza di essere figlio e fratello”.
Fa bene avere un fratello accanto, lo sposo, la
sposa, i figli, i genitori, una persona amica, a cui confidare, anche dire
proprio con le parole, senza pretendere che sempre l’altro capisca, tale
bisogno. Tra queste persone metteteci
anche il prete deputato nel suo ministero, con il segno del Sacramento, ad
assicurare che tale “amore per-dono” esiste, esiste davvero…E’ Misericordia che
ci raggiunge e ci contagia, il nostro cuore se ne riempie. E di qui poi, avvia
il secondo movimento!
Il secondo è “usare
misericordia”, dilatare
il cuore, lasciar uscire, dalla “porta” che noi siamo diventati con Gesù, tale “amore
per-dono” che ci ha ricolmato, guarito, perdonato, perché raggiunga tutti i
miseri come noi, o comunque infelici per qualche ragione che li affligge nel
corpo, nello spirito, nella mente, nella loro condizione di esseri umani;
raggiunga il mondo, l’ambiente, il creato, e vi comunichi l’Amore del Padre.
E’ donare, attraverso tre
passaggi o verbi che troviamo indicati nella parabola del buon Samaritano
perché “Misericordia
chiede occhi per vedere, cuore per sentire, mani per agire” (M. Marcolini
14.12.15 – S.Caterina, Vicenza), donare
questa verità : “riconosco il tuo essere persona, la tua dignità,
libertà, la tua sofferenza, il tuo bisogno di essere amato, amata”.
Varcare la porta del povero, del
malato, del bisognoso di assistenza e aiuto – come Maria “entrata nella casa di
Zaccaria portando Gesù e riconoscendo pure l’opera di Dio in quei “poveri - e non ha
nessun senso passare per qualche porta chiamata santa se non passiamo per la
porta veramente santa di un povero, di un malato, se non fai varcare la porta
di casa tua a uno che ha fame o è solo -
entrare nella loro condizione in modo rispettoso,
discreto,concreto, fattivo, e anche gioioso, è il vero “pellegrinaggio” da
fare, e dice la verità della Misericordia, dell’ “amore per-dono” che abbiamo
ricevuto. Non ha senso chiedere misericordia a Dio, e non
offrirla al tuo vicino.
“Pellegrinaggio”: portare in giro, far
girare la misericordia che ci è stata usata.
Non sappiamo quali sono le tappe dei
questo camminare? Papa Francesco ne indica alcune:… anzitutto di non
giudicare e di non condannare. Quanto male fanno le parole quando sono
mosse da sentimenti di gelosia e invidia! Parlare male del fratello in sua
assenza equivale a porlo in cattiva luce, a compromettere la sua reputazione e
lasciarlo in balia della chiacchiera. Non giudicare e non condannare significa,
in positivo, saper cogliere ciò che di buono c’è in ogni persona e non
permettere che abbia a soffrire per il nostro giudizio parziale e la nostra
presunzione di sapere tutto. Ma questo non è ancora sufficiente per esprimere
la misericordia. Gesù chiede anche di perdonare e di donare. Essere strumenti
del perdono, perché noi per primi lo abbiamo ottenuto da Dio. Misericordiosi
come il Padre…
Ancora. Tante …ferite
sono impresse nella carne di tanti …… Non cadiamo nell’indifferenza che umilia,
… Apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti
fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare
il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a
noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della
fraternità. (MV 15).
Conclusione: ricevere Misericordia e dare
misericordia come figli del Padre che ci vuole tutti fratelli, poiché “misericordia
non è solo una virtù passiva, da accogliere, ma una virtù attiva. Si tratta di diventare misericordia. Di
diventare come Dio( (P. Ermes Ronchi –14.12-15 – S. Caterina, Vicenza) Questo il nostro cammino sul quale Gesù
viene a condurci, il “cuore” che attende guarigione.
Nessun commento:
Posta un commento