venerdì 14 aprile 2017

OMELIA
 
Giovedì Santo – 13.04.2017

“Gesù, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
La cena pasquale alla quale li vuole attorno a sé, cattivi e buoni, oltre che essere la cena per celebrare le benedizioni di Dio in favore del suo popolo, una cena che loda Dio per le sue grandi opere, in particolare la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, diventa il luogo, il momento della più grande delle benedizioni.

Innanzitutto è la conferma che l’amore di Gesù per i suoi è “sino alla fine”, al massimo grado, nella misura più alta, fino in fondo,e sapendo quello che stava per avvenire, fino in cima, in cima alla croce.
Essere amati fino a questo punto è la nostra salvezza, è ciò che ci fa vivere altrettanto fino in fondo la nostra umanità, la nostra storia. Non frena tale amore il fatto che a volte chi lo ostacola, chi odia tale amore – il diavolo – s’insinua, ci tormenta nel cuore, nella mente, com’è successo a Giuda e pure a Pietro che resisteva a Gesù. Questa resistenza o rifiuto contribuisce a renderlo ancora più deciso nel servirci. Il gesto del Maestro e Signore di lavare i piedi ai discepoli, a Pietro e allo stesso Giuda probabilmente, gesto che poi spiegherà e ridarà come insegnamento, è la conferma di tanta amicizia che riserva ai suoi. Benedizione è questo amore “fino alla fine”!

Benedizione è essere invitati ad “aver parte con Lui” di questo amore, come dice a Pietro che non vuol saperne di farsi lavare i piedi dal maestro. “Aver parte con Lui” è amare come Gesù fino alla fine, amore che conosce sì il dono di sé sino a dare la vita, ma anche la gloria di una vita che sarà riconsegnata nella risurrezione.
Questo “aver parte”, questa comunione avviene partecipando al sacrificio di Gesù mangiando del suo corpo e bevendo del suo sangue, nutrendoci di Lui a questa mensa che stasera ancora ci vede riuniti, come ogni domenica. Qui noi abbiamo parte della stessa missione che Gesù ha ricevuto dal padre, dare la vita per i fratelli. Io non voglio altro in questa esistenza, se non questa benedizione: aver parte con Lui.

Infine, benedizione è far diventare tale esistenza prolungamento dell’esempio che Gesù da ai suoi amici, a tutti, Pietro e Giuda compresi. Stare a mensa con Gesù, nutrirci di Lui,della sua parola, del suo corpo e sangue, è fare “come ho fatto io” – dice - , cioè servire i nostri fratelli, lavare i piedi gli uni gli altri, considerare gli altri i nostri “maestri e signori”, qualunque sia la loro condizione, anche quella meno meritoria.
Questo esempio noi lo mettiamo in pratica ovunque. A casa, in famiglia, al lavoro, con gli amici… E’ il gesto, soprattutto il cuore che lo dirige, che davvero conduce a liberazione la nostra umanità che spesso ancora cede alla schiavitù del male, della volontà di dominio, prepotenza,egoismo, indifferenza…

Ora ripeteremo, su alcuni fratelli e sorelle della Comunità, il gesto di Gesù in modo che continui nella nostra vita. “Servire è regnare” ci fa grandi, grandi nell’amore; e questa umile carità del nostro Maestro e Signore cresca tra di noi, partecipi dell’amore che salva e libera il mondo.




Nessun commento:

Posta un commento