Giovedì Santo –
13.04.2017
“Gesù, avendo amato i suoi che
erano nel mondo, li amò sino alla fine”.
La cena pasquale alla quale li
vuole attorno a sé, cattivi e buoni, oltre che essere la cena per celebrare le
benedizioni di Dio in favore del suo popolo, una cena che loda Dio per le sue
grandi opere, in particolare la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto,
diventa il luogo, il momento della più grande delle benedizioni.
Innanzitutto è la conferma che
l’amore di Gesù per i suoi è “sino alla fine”, al massimo grado, nella
misura più alta, fino in fondo,e sapendo quello che stava per avvenire, fino in
cima, in cima alla croce.
Essere amati fino a questo punto
è la nostra salvezza, è ciò che ci fa vivere altrettanto fino in fondo la
nostra umanità, la nostra storia. Non frena tale amore il fatto che a volte chi
lo ostacola, chi odia tale amore – il diavolo – s’insinua, ci tormenta nel
cuore, nella mente, com’è successo a Giuda e pure a Pietro che resisteva a
Gesù. Questa resistenza o rifiuto contribuisce a renderlo ancora più deciso nel
servirci. Il gesto del Maestro e Signore di lavare i piedi ai discepoli, a
Pietro e allo stesso Giuda probabilmente, gesto che poi spiegherà e ridarà come
insegnamento, è la conferma di tanta amicizia che riserva ai suoi. Benedizione
è questo amore “fino alla fine”!
Benedizione è essere invitati ad “aver
parte con Lui” di questo amore, come dice a Pietro che non vuol saperne di
farsi lavare i piedi dal maestro. “Aver parte con Lui” è amare come Gesù fino
alla fine, amore che conosce sì il dono di sé sino a dare la vita, ma anche la
gloria di una vita che sarà riconsegnata nella risurrezione.
Questo “aver parte”, questa
comunione avviene partecipando al sacrificio di Gesù mangiando del suo corpo e
bevendo del suo sangue, nutrendoci di Lui a questa mensa che stasera ancora ci
vede riuniti, come ogni domenica. Qui noi abbiamo parte della stessa missione
che Gesù ha ricevuto dal padre, dare la vita per i fratelli. Io non voglio
altro in questa esistenza, se non questa benedizione: aver parte con Lui.
Infine, benedizione è far
diventare tale esistenza prolungamento dell’esempio che Gesù da ai suoi amici,
a tutti, Pietro e Giuda compresi. Stare a mensa con Gesù, nutrirci di Lui,della
sua parola, del suo corpo e sangue, è fare “come ho fatto io” – dice - ,
cioè servire i nostri fratelli, lavare i piedi gli uni gli altri, considerare
gli altri i nostri “maestri e signori”, qualunque sia la loro condizione, anche
quella meno meritoria.
Questo esempio noi lo mettiamo in
pratica ovunque. A casa, in famiglia, al lavoro, con gli amici… E’ il gesto,
soprattutto il cuore che lo dirige, che davvero conduce a liberazione la nostra
umanità che spesso ancora cede alla schiavitù del male, della volontà di
dominio, prepotenza,egoismo, indifferenza…
Ora ripeteremo, su alcuni
fratelli e sorelle della Comunità, il gesto di Gesù in modo che continui nella
nostra vita. “Servire è regnare” ci fa grandi, grandi nell’amore; e questa
umile carità del nostro Maestro e Signore cresca tra di noi, partecipi dell’amore
che salva e libera il mondo.
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