lunedì 25 maggio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 Pentecoste -24.05.2026

Atti 2,1-11    -   1Cor 12,3-13   -    Gv 20,19-23


Non sono chiuse le porte di questo luogo, ma soprattutto sia aperto il vostro cuore, carissimi. Ci salutiamo, ci accogliamo, celebriamo il dono dello Spirito Santo in questo 50° giorno dalla Pasqua di risurrezione perché ci è data la nostra risurrezione.  Spirito del Signore ora guida la nostra storia, ci sostiene nei nostri passi, ci rialza dalle nostre cadute, e sempre ci apre ad una esistenza che è testimone che siamo amati da Dio e chiamati ad amarci tra di noi, ad annunciare queste bella notizia, il Vangelo.  Per realizzare un mondo di fraternità, dove ci si può ancora intenderci, come una nuova Pentecoste, nonostante molti tanti fatti cattivi e giudizi malvagi che vorrebbero tenerci prigioni della paura, dell’odio, della divisione. Il Risorto ci consegna tre parole che dicono l’opera dello Spirito.
“Pace a voi”, al vostro cuore spaventato per come vanno le cose nel mondo, per il timore che esse ci incutono; spaventato o arrabbiato perché sembra che Dio ci abbia abbandonato, quando, magari, siamo noi che ci siamo allontanati; forse anche amareggiati e delusi di noi stessi. “Pace a voi” nella vostra famiglia, nella vostra casa, in ogni cuore. in questa comunità. “Pace” è la presenza di Gesù che sta in mezzo a voi, sappiamo con le sue ferite alle mani e al costato, come a dire che dare la vita per la Verità, l’amore di Dio, non è sconfitta ma misura di questo e di quello nostro, grazie allo Spirito! Senza lo Spirito l’è tutto un fallimento, ma con lo Spirito di Dio è un’impresa divina nella storia umana! “Pace”, presenza, motivo di gioia, come narra il Vangelo.
Vi assicuro, carissimi, che la fiducia del Risorto, vivente in mezzo a noi, grazie allo Spirito, che nella solennità di oggi accogliamo, è l’altra parola che vi consegno. “Come il Padre ha mandato me, io mando voi”: no discepoli di Gesù che ha vinto la morte per rimanere chiusi, in difesa, disinteressati di quello che succede nel mondo, né conquistatori con arroganza, ma annunciatori con dolcezza e rispetto, dirà Pietro in una sua lettera; capaci di intendere il linguaggio degli uomini, cioè le loro necessità e di andare loro incontro con il linguaggio del Vangelo, l’amore. Lo Spirito è soffio che rianima, che dà vita; è pure vento forte che allontana dubbi, è fuoco che dà forza, infonde fiducia che ogni opera di bene non sarà mai fermata e vana. Sì, abbiate fiducia!
La terza parola, il terzo dono dello Spirito è il perdono. Ogni storia conosce delle ferite che non sono d’amore o vissute con amore, in ogni casa, famiglia, comunità; ogni tessuto della nostra storia ha bisogno di qualche rammendo, e forse di più. Ed ecco allora l’opera in profondità dello Spirito Santo: il perdono che è la capacità di ricucire, di più di far rinascere l’amore dalle sue stesse ceneri, di liberare da una tomba di morte, quando verrebbe a dire “è tutto finito”. Si vince il male con il bene, l’odio con l’amore, e il massimo grado di questo è il perdono. Vieni, Spirito Santo, opera in noi per primi questa risurrezione affinché possiamo testimoniarla, estenderla, offrirla al mondo; accendi in noi il fuoco del tuo amore e la faccia della terra, il cuore degli uomini, tutto sarà ricreato. Amen. 


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