domenica 11 dicembre 2011

L'UBRIACATURA

(insolita ebbrezza della musica in un pomeriggio di festa!)


Di volti di sorrisi, di saluti e auguri,
che la festa bella e cara tanto ancora duri.
Ragazzi, giovani, genitori di vari anni,
insieme a nonni  e anziani.

Il servizio splendido,
il cibo buono, il vino bianco e rosso inebriante,
tutto ha fatto del pomeriggio
incontro gradito, di più, esaltante.

Il tempo è trascorso in amicizia e parole,
al saluto finale le persone non sono più sole.
Anche questa è via del cuore dalla quale mai il Signore si è ritratto
perché ognuno dagli altri e da Lui si senta amato;
anzi percorre strade e abita incontri quotidiani
che un mondo di bene fanno a tutti gli anni.

La mia bevanda oggi acqua frizzante e quieta,
un po’ per salute, un po’ per stare a dieta;
eppure formicolio alle membra,
passione e ritmo incontenibile al cuore
hanno travolto in me fin troppo ragionevole compostezza
e investito i presenti di impensato stupore. 

Suonava la banda brani solenni, popolari, toccanti, 
le note musicali incitavano a balzi gioiosi per essere santi.
Di quelli che con l’anima, il corpo e la mente,
non mettono freno all’ amore mai niente.

E così, sentendomi un po’ Davide l’innamorato del suo Dio
e non certo, per grazia, Salome viziata e seducente,
ho liberato cuore, passi, e fiato, davanti alla mia gente.

Gioia ad ogni movimento non aggraziato
con le forme che mi ritrovo,
ma di grazia pieno.
Lo sentivo.
Era lo Spirito che vibrava dentro e fuori,
liberava ogni paura, rossore e vergogna,
poiché Lui del mio impaccio e calcolo
non certo abbisogna.

Lui, poesia, musica che inebria e dona libertà,
rigo di bellezza, terreno fecondo d’amore e di novità.
Siano piene o vuote, lunghe o brevi,
sul pentagramma di Dio, la vita, con silenzi e pause,
tutte le note assapori  e insaziabile bevi.

Danzavo, danzavo,
il fiato ormai non reggeva più,
fuori di testa, la gioia, l’ebbrezza
quasi un frammento di paradiso quaggiù.

Esagerato! No!

“Ma quanto gli avete dato da bere?”
Lo confesso solo acqua,
per dire quello che il cuore non può contenere.

“Allora hai visto un prete ballare?”
tu Cipriano degli anziani il decano, con Maria tua sposa.
Ricco di affetti, lavoro, pure di poesia,
il centenario non teme di dire schietta la sua parola a chicchessia.

“Allora hai visto un prete ballare?”.
Aspetto critica sagace di chi la sa lunga
e non sempre con i preti tace.

Come maestro d’orchestra in gesto ispirato,
ancor più di vita ove suoni, musiche, balli ne ha conosciuti tanti,
rende giustizia alla verità con occhietti vividi ancora luccicanti.
Perché vergogna e timore a rimanere così vicino alla gente io non abbia:
 “Bel segno: vuol dire che le cose le cambia”.


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