OMELIA
2° Domenica di Avvento - 04.12.2011
- Isaia 40,1-5.9-11
- 2Pietro 3,8-14
- Marco 1,1-8
Dio viene e non sta in silenzio, recita il salmo…. A Natale celebreremo la sua nascita nella grotta di Betlemme. Ma anche trent’anni dopo, all’inizio della sua predicazione, Gesù viene e in Lui Dio, come ricorda Giovanni, e comincerà, attraverso questo suo messaggero, a parlare. Questi voce, Lui, Gesù, Parola.
La Parola di Dio viene, scende nel deserto attraverso la voce di Giovanni, ultimo profeta che indica il Messia. Ed egli ritiene e riterrà di interpretare la Parola forte di una conoscenza di Dio che si rifà in parte alla Scrittura e in parte alle attese della gente che sperava in un inviato di Dio che mettesse le cose a posto con la forza di un re davidico. Andrà in crisi Giovanni quando manderà i suoi discepoli a chiedere spiegazioni a Gesù nei momenti finali della sua missione. Rivedrà le sue posizioni, meritando anche il pubblico riconoscimento di Gesù: Giovanni? Più che un profeta. Ma intanto egli e il luogo, il deserto e le rive del Giordano, diventano la via di Dio che viene.
Innanzitutto l’uomo, il profeta, messaggero spesso inascoltato, disatteso, anche oggi, guardato con sospetto o fastidio, il profeta, altra soluzione al sonno oltre a quella dell’amore come ricordavamo otto giorni fa.
Via di Dio è l’uomo che per lo Spirito che lo ricolma, che lo abita, e non per un capriccio o smania di protagonismo, sente forte in sé la vocazione del profeta, la vocazione di dire Dio, di dare voce alla Sua parola. Anche chi è profeta può sbagliare, correggere lungo la via di Dio che gli si rivela la propria visione, ma ha un compito fondamentale: tenere svegli, farci attenti, richiamare. Di più, è “parlare al cuore di Gerusalemme”, dice Isaia aprendo la prima lettura di questa domenica,; è parlare al cuore della Chiesa, dell’umanità, e non per dire minacce e spaventare, ma per consolare, consolare il popolo di Dio che tutti siamo; consolare e rivelare sì la potenza di Dio, ma soprattutto la tenerezza con cui ci porta sul petto e ci conduce nella nostra debolezza. Dio così viene: attraverso donne e uomini di fuoco e di tenerezza, profeti che sono in mezzo a noi.
Quel deserto, che può essere l’esistenza di ciascuno e di tutti, fatta di avvenimenti complessi o di solitudine amara, deserto così esteso nelle nostre piene giornate, diventa terra santa, via di Dio che ci raggiunge. Lì nelle nostre aridità quotidiane, nella provvisorietà, povertà e incertezza, – la crisi del mondo ne è icona – lì Dio “grida” anch’egli perché ode – come avvenne per l’Israele prigioniero in Egitto - il nostro bisogno di vita, di liberazione, di felicità.
Via di Dio sono le sponde di ogni giorno. Come quelle del Giordano, dove attracchiamo la nostra barca o dove arriviamo per sentieri che ci portano fuori dalla confusione. Sono i volti, gli incontri più familiari, le relazioni significative, l’amicizia, il lavoro, e pure gli imprevisti. Lì ci può essere il profeta, la donna o l’uomo di Dio, che ci ricordano e ci aiutano: prepara te stesso sulla via del Signore, raddrizzati o rialzati perché Egli è sulla tua strada. Tu, tra poco, sarai la sua strada. Sarai immerso, battezzato, e sommerso dal Suo Spirito.
Buona Domenica! Nel deserto o sulle rive della vostra vita: buon Avvento!
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