OMELIA
Immacolata Concezione di Maria
- Genesi 3,9-15.20
- Efesini 1,3-6.11-12
- Luca 1,26-38
1. Qualche giorno fa, eravamo nel deserto con Giovanni Battista, uomo tutto penitenza e rigore, in un luogo aspro e difficile per viverci, qualcosa che fa timore e incertezza. Oggi con Maria di Nazareth siamo portati in un suo giardino ricco di grazia e di delizie. “Immacolata” è Maria, e viene onorata dalla fede dei credenti, “esente per grazia da ogni macchia di peccato”, diceva la preghiera della Chiesa poco fa. Ella è liberata non dal peso di vivere la condizione di creatura, perché anche Maria conoscerà le fatiche dell’esistenza, ma dall’essere soggetta al male che ha ancora tanta presa su di noi, presa che gli concediamo.
Maria “immacolata”, non è un essere angelico, quasi una divinità, che non ha corpo, priva di umanità fatta di carne e sangue come noi. Non c’è nessun vuoto in lei; è pienamente, totalmente donna con la ricchezza di affetti, sentimenti, emozioni, pensieri,attese che lo sono propri; è fatta di concretezza, responsabilità, consapevolezza di donna pur giovane come era Maria in quel momento. Ma soprattutto c’è la bellezza che è riflesso della pienezza di Dio e dei suoi doni. Bellezza non eterea, astratta, artificiale, forzata, ma vera femminilità dalla quale viene l’umanità del figlio di Dio.
2 . In Maria di Nazareth, chiamata a questa condizione di grazia e di libertà, di bella umanità, Dio cambia il punto di domanda in punto esclamativo. L’esistenza umana non è più un punto interrogativo ma affermativo, esclamativo. Alla donna e all’uomo Dio non chiede più con tristezza: “Dove sei? Guarda dove sei finito con le tue scelte sbagliate? Vedi in che situazione ti trovi non fidandoti di me?”; ed è il senso della ricerca di Dio di cui parla prima pagina della Bibbia che oggi abbiamo ascoltato. E la donna e l’uomo non devono più essere preoccupati di nascondersi o cercare scuse, o di avvertire su di sé dei pesanti punti interrogativi.
Con Maria, Dio dice all’umanità, di cui la donna di Nazareth è immagine e profezia: “Ecco dove sei! Ecco dove io ti colloco nuovamente, ecco che io ti restituisco ad essere quel giardino carico di vita e di frutti tra i quali il più bello è il Figlio mio datore di vita piena, di vera conoscenza ed esperienza di amore”. Le domande legittime che ci facciamo nell’esistenza, di fronte agli avvenimenti che ci interrogano, non sono per sfuggire, per tirarci indietro, ma per penetrare e partecipare sempre più consapevolmente con tutta la fisicità del nostro essere al progetto di salvezza di Dio per tutti gli uomini suoi figli.
3. Se in Cristo, scrive Paolo nella lettera che abbiamo ascoltato quale seconda lettura, ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, cioè pieni di lui e liberi da ogni male, in Maria appunto “santa e immacolata”, colei che Egli ha scelto quale madre di Gesù, questa vocazione ci è rivelata, è anticipata, è il vero, umanissimo prologo del vangelo. Quello che scriverà Giovanni sarà, come dire, spirituale, là dove egli inizia con le parole che conosciamo “in principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio”.
Ma qui il prologo è fatto dell’umanità, della femminilità di una creatura, di una giovane donna. E questo si ripete in ognuno di noi, quando, ascoltando la grazia che ci abita più forte di ogni peccato o miseria, diciamo a Dio che vogliamo essere corresponsabili e pieni di fiducia. Allora quel “giardino” che è la nostra vocazione, il senso della nostra esistenza, in tutta la sua bellezza splenderà alla fine, ma già fiorisce qui. Questo fa ancora l’amore di Dio in noi!
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