domenica 1 aprile 2012

LA “MIA” VIGILIA

(…per gli amici più cari!)

Domenica delle Palme, 01.04.2012

Alla vigilia della Settimana Santa, giorni in cui posso essere nella preoccupazione che altri “facciano Pasqua”, Gesù mi chiede di amarlo. Sono i giorni della sua “consegna” agli uomini, al Padre, al progetto d’amore condiviso con Lui fino a dare la vita. Possono essere i giorni della sua solitudine, dell’incomprensione, dell’indifferenza, del tradimento, del rifiuto. Egli mi chiede di amarlo! “Mi ami, tu, più di costoro?”. “Certo, Signore, tuo lo sai: io ti amo”.

Voglio poterlo dire con tutta la sincerità del cuore anche se con la fragilità e la debolezza della mia umanità che non sempre riesce ad esprimere questo affetto. Che il mio amore, per opera dello Spirito che è in me, cresca in questi giorni, e che io sia meno preoccupato di cosa o di come andranno celebrazioni e preghiere. Questo non significa essere trascurato o distratto, ma ancor più coinvolto perché rivivo l’incontro, l’abbraccio con il mio Signore, l’abbraccio che egli mi dona come misericordia e quello che io porgo a lui come consolazione.

Sì, l’amore del mio Signore ha bisogno di essere consolato. E’ l’amore di un Dio che si offre per essere accolto, per riempire e trasformare la mia vita in quella del Figlio; ma è anche l’amore di un uomo che chiede di essere consolato, sostenuto, aiutato, amato. E se nel Dio c’è il Padre che tutto mi dà, in quel Figlio dell’uomo ci sono tutti i miei fratelli, i crocifissi dell’umanità.

Gesù mi chiede di amarlo lasciando spazio al Suo amore per me e dicendogli il mio affetto; mi chiede di amarlo amando i miei fratelli, accogliendoli, servendoli, nutrendo verso di essi sentimenti di benevolenza, compiacenza, misericordia, e non lamentandomi, giudicando. Che io senta trasporto e affetto verso ognuno di loro, verso i più freddi, lontani, distaccati. Lo posso fare guardandoli con simpatia, con ammirazione, con bontà, e nello stesso tempo buttando le braccia la collo, oltre a chi mi è fisicamente vicino, a Gesù stesso. “Signore, tu lo sai: io ti amo!”.

Che significa: “io ti amo”?
Significa che tu ci sei, che tu mi ami, che tu riempi la vita mia, il mio cuore, che tu mi dai salvezza, che tu mi dai gioia di vivere, di amare, di fare cose belle, di lavorare, di abbracciare, che tu mi dai forza e perdono, hai misericordia, un cuore buono con le mie miserie, i miei peccati, che tu fai ricco anche me di questa bontà, che tu aiuti, sostieni, benedici chi mi sta a cuore, chi mi è caro, chi mi dà motivo per essere preoccupato…

…Ma, Signore, m’accorgo che sto scrivendo quello che significa che “tu mi ami” e non viceversa. Forse perché è davvero così: prima e soprattutto il tuo amore per me. Amarti è prendere atto di questo. Ma come posso in qualche modo corrispondere?

“Come ho fatto io fate anche voi. Ti ho chiamato per farti conoscere il mio amore e per metterlo nel tuo cuore, nelle tue mani, nella tua parola, nella tua vita, e di qui in tutti i fratelli che incontri. Poiché mi ami, e ti credo davvero (altrimenti il mio sarebbe limitato assai se dubitassi e non  avessi fiducia in te!), amami nei tuoi fratelli ‘sino alla fine’. Alla Cena di Pasqua, all’Eucaristia, tu prendi il mio posto e io continuo in te la mia passione d’amore, sino alla fine, sino alla risurrezione. Questo è il vero evento di grazia per cui sei stato creato, redento, liberato dal peccato e dalla morte. Ma tu non tirarti indietro. Altrimenti come farei? Ho bisogno di te. Sia in te e in tutti voi la mia vita di Figlio. Questa è la volontà del Padre mio e vostro. Questa è l’opera dello Spirito Santo. Questi siamo noi, la Trinità in te e tu in Noi. Ora non posso dirti di più… Lo capirai dopo.”

Gesù, in questi giorni che io sia immerso nell’affetto, nell’amore, nell’adorazione più cara per te. Non importano soddisfazioni o consensi che mi possono venire nel mio ministero. Sei tu che “servi” nel cuore degli uomini. Che io non ti lasci solo, che io ti sorrida, che io ti consoli, che io ti sorregga, che io mi offra con te, che io con te muoia, che io, con umiltà, ti rassicuri che il Padre ti è vicino, che io stia negli inferi con te, che io conte risorga, e tu continua ad mare attraverso di me. Amen.




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