OMELIA
Venerdì santo - 06.04.2012
Gesù, avevi promesso al ladrone crocifisso accanto a te di portarlo in paradiso: nelle mani del Padre tuo! Le tue ultime brevi parole, “tutto è compiuto”, “nel tue mani, Padre consegno la mia vita”, non sono la rassegnazione di un’esistenza distrutta, ma ci conducono su una via definitivamente aperta; sono la rivelazione della verità più bella, l’amore che si affida; depongono la vita tra le braccia amorose del Padre, passando per quelle della Madre che stringono a se il figlio già portato un giorno in grembo perché riviva. Non è possibile che il Figlio dell’Altissimo, “il mio Signore e mio Dio”, certamente ella piange e prega così, “il mio Creatore e Signore” non sia più.
Alla cena di Pasqua, ieri sera ti sei messo nelle mani degli amici, poi ha permesso che le mani di chi ti vuol male ti afferrassero e ti portassero al supplizio. Ora, morente, ti abbandoni e speri nelle mani del Padre a cui ti consegni. Anche con il tuo grido che lacera la solitudine in cui ti trovi, stasera sei del Padre, totalmente. Non ti bastavano i tuoi discepoli, come non ti bastiamo noi, che, pur desiderando fare quello che ci hai insegnato, siamo sempre mancanti, inadempienti. E poi è l’ultimo, definitivo insegnamento: “siete nelle mani del Padre mio, voi crocifissi con me per tante miserie, fragilità, lutti e sofferenze, soprattutto per cattiverie e peccato, rifiuto dell’amore, che vi inchiodano ad un’esistenza triste, portatrice di morte per voi e per gli altri. Siete nelle mani del Padre, con me”.
“Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà me. Io non respingerò , perché nulla e nessuno vada perduto dalla mia mano”. Così ci avevi assicurato. Ed ecco che dalla tua mano, passiamo con te, facciamo Pasqua, alle mani del Padre buono. Il grido “sia crocifisso” che ti ha condannato, grido che è anche nostro quando ti rifiutiamo, rifiutiamo di fare sacro ogni atto o respiro della nostra esistenza, fa di noi degli assassini dell’amore, ma anche delle vittime insieme a te, quando la crocifissione ci è imposta da eventi che non meritiamo, che non ci spieghiamo, che ci vogliono infelici. In te crocifisso, per il mistero di una incarnazione che non poteva essere a metà, ci siamo anche noi, addirittura noi siamo in quegli “inferi” in cui discendi, in quella condizione do morte dell’anima dove sembra non esserci più nessuna speranza per un prodigio che è solo di Dio il compierlo. Per questa comunione profonda, indistruttibile che davvero ci offri, e ne hai dato il segno con quel pane che è il tuo corpo e sangue, anche noi siamo nelle mani del Padre.
Quante volte, Gesù, usciamo con questa espressione, che sa più di lamento e paura, che di sollievo e speranza: siamo nelle mani di Dio. La malattia, la morte di una persona cara, un rovescio nel lavoro, il fallimento di un famiglia, l’ingiustizia che ci viene fatta o l’odio che ci viene riservato, il perdono negato o e persino quello che non riusciamo o non vogliamo dare…la croce che porta il mio nome e quello delle persone che amo…Sono nelle mani di Dio, io peccatore; non nelle mani del giudice, ma del Padre. E quello che io non sono più capace di fare perché scoraggiato o avvilito, o perché soggiogato dal mio peccato che pur mi piace e mi è comodo, tu, Gesù, lo fai per me.
Aiutaci, consegna a noi con l’ultimo tuo respiro, lo Spirito del Figlio amato. Ci consentirà di vivere anche quando moriamo, ci restituirà alla vita quando tutto ci appare perduto, darà conforto e speranza a noi per continuare, come Maria e Giovanni, e le donne che stavano presso la croce. Lo Spirito ci fa sentire su di noi le mani buone del Padre buono: mani che comunicano forza nei momenti dolorosi e di grande debolezza che ci inchiodano alle nostre sofferenze; mani che sono provvidenza per noi per gli altri, attraverso di noi, in tempi così difficili e incerti per tante famiglie, mani che dicono affetto e consolazione, mani che portano medicamento e cura per le nostre ferite; mani sul palmo delle quali è scritto con amore il nostro nome.
Gesù, noi nelle tue mani, e tu nelle mani del Padre. Siamo una cosa sola, una sola vita. Quella del Figlio amato. Nel gesto di affetto che ora ti riserviamo nel segno del crocifisso, sia quello che riserviamo ai nostri fratelli sapendo che sono essi nelle nostre mani quanto più sono smarriti e poveri di speranza. Non abbiamo la pretesa di essere immagine perfetta del Padre, né di occupare il posto di tua Madre o di Giovanni, il discepolo fedele, ma almeno di essere un po’ Giuseppe d’Arimatea che si è preso cura di te. Un Giuseppe ti ha tenuto fra le braccia quand’eri bambino, un altro ti ha preso da morto. L’amore riconosce sacra la vita e fa sacra anche la morte. Lo dicano la nostra carezza e il nostro bacio a te, Signore nostro, Gesù. Amen.
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