OMELIA
Seconda di Pasqua – 15.04.2012
- Atti 4,32-35
- 1Giovanni 5,1-6
- Giovanni 20,19-31
La risurrezione di Gesù è il “buon mattino” del mondo, per rimanere nell’immagine suggerita dal particolare del racconto udito domenica scorsa quando le donne si sono recate alla tomba di Gesù trovandola vuota. Ma è anche una “bella sera” al sentire il vangelo di oggi, quando gli uomini ricevono la visita del Risorto. Il mattino è delle donne, sveglie, intraprendenti, coraggiose perché innamorate; la sera è degli uomini, intimoriti, prudenti, forse un tantino in colpa per quello era successo. Il mattino è momento degli affetti familiari (che poi si dirigono ai loro impegni!), la sera è il luogo dell’amicizia che dà alla famiglia un carica ancora più forte. Insomma ogni momento è gravido della presenza di Gesù Vivente perché Lui è il nuovo giorno, piena luce, tempo di grazia che sorprende la nostra esistenza.
Questa presenza fa dei nostri singoli giorni, della nostre mattine, delle nostre sere, delle nostre notti che ancora sperimentiamo, il giorno della comunità, la Pasqua settimanale, il luogo in cui ci vogliamo bene, ci ritroviamo, ci aiutiamo, un po’ come viene dipinto nella prima lettura. Attorno a Gesù Risorto c’è la nuova comunità delle donne e degli uomini che non solo lo amano e lo cercano, e ne sono sorpresi, ma la nuova umanità, di cui i cristiani, la Chiesa, con tutta umiltà si offrono di essere come seme.
Essere seme di risurrezione era l’augurio con cui ci salutavano domenica scorsa. Lo siamo accogliendo il Signore nostro che è vivo, ha vinto il peccato, il male, la morte; lo siamo con la nostra fede, la nostra “vittoria”, che è credere che Dio ci ama, ci vuole un bene così grande da dare sempre il suo Figlio e lo Spirito perché anche noi viviamo. Siamo seme di risurrezione, comunità nuova, quando dicendo di amare Dio, colui che ha generato, scrive Giovanni nella sua lettera, amiamo, e questo comandamento non è gravoso, precisa l’apostolo, chi da lui è stato generato, i nostri fratelli, gli altri. Insomma quando ci amiamo.
Perché questo avvenga, perché la sera di Pasqua per i discepoli di Gesù sia come il mattino per le donne che amavano Gesù, occorre vincere ciò che vorrebbe impedircelo. Non dico, come narra il vangelo di oggi, la poca fiducia di Tommaso verso i suoi compagni, la mancanza di fede che mostra, il dubbio che lo tenta anche quando si trova Gesù davanti. C’è un nemico che rovina mattino, sera, le nostre giornate e rende più buie e interminabili le nostre notti. I discepoli del Signore erano chiusi in casa per timore dei Giudei, racconta il vangelo, ma non sono questi i nemici da lasciar fuori. Poveri discepoli, non si rendevano conto che si erano chiusi in casa con il nemico perché questo era dentro di loro: la paura. Era ed è la paura il nemico della risurrezione: paura che non sia vero, paura di sbagliarsi, paura di essere presi per matti, paura di rimetterci. La paura è la vanificazione della speranza che pur desideriamo, ci attrae, ci fa correre, volare; ci fa semplicemente amare. “Cristo, mia speranza, è risorto” e ci precede, canta un bellissimo inno antico. Egli è l’antidoto alla paura che è l’origine di tanti mali e di tutte le tristezze chiusure. Questa “speranza” offerta in Gesù viene, usando un’altra parola che sottolinea il carattere di questa seconda domenica di Pasqua, dalla sua “misericordia” cioè, come dice il termine stesso, dal suo cuore che si prende cura delle nostre miserie sino a quelle del peccato, rifiuto dell’amore di Dio, ci guarisce da questo, offre liberazione e perdono.
Come possiamo essere la sua comunità? Dove essa si ricompatta e mostra che vince la paura e ama in modo nuovo? Come è segnata la via nuova, la via del Risorto, che diventa la via della Chiesa, la nostra via? Nella testimonianza e fiducia reciproca che ci aiutano, se ci vogliamo bene, a fare quei passi che per qualcuno sono ancora difficili; nel farci coraggio a vicenda, nel farci dono di “aver visto il Cristo”. E nel mettere mano alle ferite dei nostri fratelli che sono i segni del crocifisso Gesù. Essi attendono che noi abbiamo a metterci amore e mano. E’ paradossale, ma ciò che può essere di sconfitta per la vita, può diventare luogo di speranza se non ci ritraiamo.
Mattina, sera, notte, non più scadenza o passare del tempo, l’eterno è già cominciato, e il giorno nostro ancora qui su questa via sarà un giorno pieno, pieno di amore, sarà come quello dei discepoli di Gesù che gioirono al vedere il Signore.
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