Quinta di Pasqua B – 06.05.2012
- Atti 9,26-31
- 1Giovanni 3,18-24
- Giovanni 15,1-18
Gesù, quel Gesù che è risorto, ed vivo in mezzo a noi; Gesù che invita a non aver paura e porta la pace; Gesù che perdona i suoi che l’avevano abbandonato e affida loro il compito di dare il perdono per liberare dal male, dal peccato che conduce ad una morte ben più profonda di quella del corpo; Gesù che si presenta: “Io sono il pastore buono che dà la vita” per le sue pecore, che si fa addirittura agnello, questo Gesù oggi ci parla e si offre con un'altra immagine: “io sono la vite , voi i tralci”. Gli ascoltatori suoi conoscevano bene questa immagine, perché nella Bibbia molte volte Dio aveva paragonato il suo popolo come ad una vigna eletta che produce frutto e un succo dolce, cioè scelto per produrre e portare nel mondo una vita bella, buona, felice, quella festa e gioia che Dio vuole per tutti i suoi figli.
Ora Gesù si presenta come il cuore di questa vigna: “io sono quella vite, e lo siete anche voi, miei tralci, se rimanete uniti a me”. La vite e i tralci: nessuno può esserci senza l’altro. La vita senza i tralci è inutile, buona soltanto per essere bruciata, perché sembra che il legno della vite non possa servire ad altro; la vite esiste per prolungarsi nei tralci. E i tralci senza la vite sono impensabili, e se non ricevono linfa dalla pianta sono inutili. Vite e tralci sono un corpo unico, esistono e vivono l’uno per l’altro. Non è questa forse un bellissima e vera definizione dell’amore, un’ immagine che lo narra dove ognuno è necessario all’altro?
Da dove viene questa stupenda piantagione? Chi è che sì è inventato questo singolare vigneto? Quell’agricoltore, dice Gesù, “è il Padre mio”. A lui siamo cari, di tutti si prende cura. Del Figlio prediletto, la vite, richiamandolo dalla morte con la risurrezione; di noi purificando ciò che nei tralci “non porta frutto”, ciò che può in qualche modo ostacolare la vita che vuole fare scorrere nella nostra esistenza. Noi riceviamo amore, la vita stessa, ciò che ci circonda, il mondo, le possibilità che alcuni di noi hanno più di altri, anche in questo momento di difficoltà… Ebbene l’amore che riceviamo non sempre lo trasformiamo in amore per gli altri, abbiamo bisogno di essere purificati, liberati dal nostro egoismo, dal pensare a noi stessi. E ciò che ci rende puri, come dice Gesù, è la parola che egli ci annuncia. Nell’ascolto e nell’ accoglienza di questa parola, vi è quella comunione, quel rimanere uniti alla vite, quel rimanere in Gesù e di Gesù in noi che consente di portare “molto frutto”, perché, ripete Gesù, “senza di me non potete far nulla”. Altroché poco: nulla!
“Molto frutto!”. È molto amore, molta vita. “Molto”, ripetuto più volte in queste righe, non è semplicemente un aggettivo di quantità, ma di qualità! E indicato quel “diventiate miei discepoli” con cui si conclude l’esortazione di Gesù.
Proviamo ad immaginare, neanche tanto, il sapore di questo molto frutto. Lo facciamo con le parole di Giovanni nella sua lettera: “non amiamo a parole, né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”. E’ sapore molto concreto e vero. E’ buono, rassicurante: quanto ci sia bisogno di questo sapore, lo vediamo ogni giorno nel clima di angoscia, di paura, di incertezza per tanti. Il frutto che viene dal nostro rimanere in Gesù come tralci nella vite, è la fiducia in Dio per cui “chiedete quello che volete e vi sarà fatto”. Quando si vive in sintonia con il Signore, quando la vita dell’uomo si fonde con quella di Dio fino a diventare una sola cosa, l’unico cosa che si chiederà sarà il dono dello Spirito, una capacità ancora più grande d’amare. E, tradotta in termini concreti, avere questa capacità significa: non volere più rubare, far del male, odiare, tradire, approfittare degli altri, interessarsi soltanto dei propri interessi, essere egoisti… Capacità di amare, perché al resto il Padre ci pensa e soccorre i suoi figli. Questo dà tanta sicurezza.
Solamente “amandoci gli uni gli altri di sincero amore”, linfa autentica che scorre nella vite e i tralci, “diventiamo primizie di umanità nuova”.
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