25° Domenica C –
19/09/2010
- Amos 8,4-7
- Luca 16,1-13
Parabola di non facile
comprensione. Quando poi si parla di soldi, di ricchezza, di beni, anche la
riflessione e soprattutto il commento si fanno problematici. Ma incoraggiano le
parole di Papa Francesco proprio nell’omelia quotidiana di ieri mattina.
1° - Con questa parabola Gesù
non parla per gli altri. Si rivolge ai suoi discepoli. Il che è tutto dire.
Un amministratore accusato di
sperperare i beni del padrone, viene da questo licenziato in tronco. Cosa fa
l’amministratore? Si procura una scappatoia. Dato che non sa zappare né vuol
mendicare, ragiona tra sé, continua a fare quello in cui è bravo: è stato
disonesto fin lì, e ora continua a farlo, si fa furbo. Quando uno diventa una
cosa sola con la disonestà, non se ne libera tanto facilmente. Si attira così
il favore dei debitori del padrone dimezzando il loro debito.
Il padrone, imbrogliato ancora una volta, lodò
l’amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza. Ma come si fa
a lodare una persona disonesta? Evidentemente padrone e amministratore sono
della stessa risma, ragionano in base agli stessi criteri. Capita così anche
oggi: il disonesto ha ammirazione per i disonesti, anche se poi ci rimette,
come succede a questo padrone.
2° - Ma Dio non loda la corruzione.
La parabola loda invece la capacità di cogliere al volo una situazione, l’
acutezza nell'affrontarla, la genialità nell'escogitare lì per lì, sui due
piedi, un rimedio. Il comportamento dell’amministratore che sta per essere
licenziato diventa per Gesù l’occasione per dire ai suoi, “figli della luce”,
ma poco furbi e incapaci di strategie efficaci nella vita, che la medesima
determinazione, prudenza, saggezza, vanno messe in atto per la ricchezza vera,
per non essere lasciati fuori dalla vita vera nelle “dimore eterne”.
3° - Come si esercita questa
scaltrezza o saggezza? “Fatevi amici con la ricchezza disonesta”. Non è
un’istigazione alla corruzione, ma “passate ad un uso diverso di quello che
possedete, del posto che occupate, delle responsabilità che avete”.
Servirci
del denaro sì, ma essere servi del denaro no: è idolatria. Il denaro è un idolo
a cui si arriva purtroppo a dare un culto. Possiamo sì cercare un giusto
benessere, se lo ricerchiamo per noi e per gli altri insieme: questa è la
condizione che lo rende giusto. Ma servire il denaro, cioè dare il cuore al
denaro no! Quando al denaro dai il cuore, allora tutto è possibile, allora
-come dice con la sua parola veemente il profeta pecoraio Amos-, allora arrivi
a comprare il povero per un paio di sandali e lo giustifichi dicendo che queste
sono le esigenze del mercato. Amos e il vangelo ci mettono in discussione. Veniamo qui chiesa, ma il nostro Dio è in
banca. Diceva il papa: “ci sono cattolici che vanno a messa e sotto sotto fanno
i loro affari”!.
4° - Una parola su questo
termine ripetuto insistentemente: ricchezza disonesta. Ma se uno ha
lavorato sodo, si è impegnato, ha rischiato, ha sudato correttamente per
raggiungere quello che possiede, perché ostinarsi e insistere nel chiamare la
ricchezza disonesta? Nelle parole di Gesù la ricchezza è disonesta perché ti fa
sentire importante,e così vanità, orgoglio, autosufficienza ti catturano, ti
imprigionano. Il denaro è idolo che corrompe. “Non potete servire a due signori,
non potete servire Dio e la ricchezza”, è la forte dichiarazione di Gesù.
La nostra sicurezza o la mettiamo in Dio, e mettere la sicurezza in Dio
significa impegnarsi a condividere quello che siamo e quello che abbiamo con
chi non ha…oppure ci affidiamo a questo idolo, che diventa la nostra disgrazia!
Che fare? A fronte di
situazioni di ingiustizia e corruzione non basta recriminare, non basta
lamentarci . Occorre pensare, inventare, immaginare passi concreti che ci
portino - come oggi diceva Paolo - alla possibilità per tutti di
"trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità".
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