martedì 24 settembre 2013

OMELIA



25° Domenica C – 19/09/2010

- Amos 8,4-7
- Luca 16,1-13

Parabola di non facile comprensione. Quando poi si parla di soldi, di ricchezza, di beni, anche la riflessione e soprattutto il commento si fanno problematici. Ma incoraggiano le parole di Papa Francesco proprio nell’omelia quotidiana di ieri mattina.

1° - Con questa parabola Gesù non parla per gli altri. Si rivolge ai suoi discepoli. Il che è tutto dire.
Un amministratore accusato di sperperare i beni del padrone, viene da questo licenziato in tronco. Cosa fa l’amministratore? Si procura una scappatoia. Dato che non sa zappare né vuol mendicare, ragiona tra sé, continua a fare quello in cui è bravo: è stato disonesto fin lì, e ora continua a farlo, si fa furbo. Quando uno diventa una cosa sola con la disonestà, non se ne libera tanto facilmente. Si attira così il favore dei debitori del padrone dimezzando il loro debito.
 Il padrone, imbrogliato ancora una volta, lodò l’amministratore disonesto perché aveva agito con scaltrezza. Ma come si fa a lodare una persona disonesta? Evidentemente padrone e amministratore sono della stessa risma, ragionano in base agli stessi criteri. Capita così anche oggi: il disonesto ha ammirazione per i disonesti, anche se poi ci rimette, come succede a questo padrone.

2° -  Ma Dio non loda la corruzione. La parabola loda invece la capacità di cogliere al volo una situazione, l’ acutezza nell'affrontarla, la genialità nell'escogitare lì per lì, sui due piedi, un rimedio. Il comportamento dell’amministratore che sta per essere licenziato diventa per Gesù l’occasione per dire ai suoi, “figli della luce”, ma poco furbi e incapaci di strategie efficaci nella vita, che la medesima determinazione, prudenza, saggezza, vanno messe in atto per la ricchezza vera, per non essere lasciati fuori dalla vita vera nelle “dimore eterne”.

3° - Come si esercita questa scaltrezza o saggezza? “Fatevi amici con la ricchezza disonesta”. Non è un’istigazione alla corruzione, ma “passate ad un uso diverso di quello che possedete, del posto che occupate, delle responsabilità che avete”.
Servirci del denaro sì, ma essere servi del denaro no: è idolatria. Il denaro è un idolo a cui si arriva purtroppo a dare un culto. Possiamo sì cercare un giusto benessere, se lo ricerchiamo per noi e per gli altri insieme: questa è la condizione che lo rende giusto. Ma servire il denaro, cioè dare il cuore al denaro no! Quando al denaro dai il cuore, allora tutto è possibile, allora -come dice con la sua parola veemente il profeta pecoraio Amos-, allora arrivi a comprare il povero per un paio di sandali e lo giustifichi dicendo che queste sono le esigenze del mercato. Amos e il vangelo ci mettono in discussione.  Veniamo qui chiesa, ma il nostro Dio è in banca. Diceva il papa: “ci sono cattolici che vanno a messa e sotto sotto fanno i loro affari”!.

4° - Una parola su questo termine ripetuto insistentemente: ricchezza disonesta. Ma se uno ha lavorato sodo, si è impegnato, ha rischiato, ha sudato correttamente per raggiungere quello che possiede, perché ostinarsi e insistere nel chiamare la ricchezza disonesta? Nelle parole di Gesù la ricchezza è disonesta perché ti fa sentire importante,e così vanità, orgoglio, autosufficienza ti catturano, ti imprigionano. Il denaro è idolo che corrompe. “Non potete servire a due signori, non potete servire Dio e la ricchezza”, è la forte dichiarazione di Gesù. La nostra sicurezza o la mettiamo in Dio, e mettere la sicurezza in Dio significa impegnarsi a condividere quello che siamo e quello che abbiamo con chi non ha…oppure ci affidiamo a questo idolo, che diventa la nostra disgrazia!

Che fare? A fronte di situazioni di ingiustizia e corruzione non basta recriminare, non basta lamentarci . Occorre pensare, inventare, immaginare passi concreti che ci portino - come oggi diceva Paolo - alla possibilità per tutti di "trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità".





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