lunedì 30 settembre 2013

OMELIA

26° Domenica C – 29.09.2013


- Luca 16,19-31

La parola di Gesù è per il ricco e per il povero, anche se con possibili differenti risultati. La parola di Gesù è a anche per il nostro cuore, qui stasera, lieto e amico, o abitudinario e pacifico, fin troppo, triste, lacerato da ferite profonde. Perciò dalla parabola narrata per “i farisei che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si burlavano di lui” colgo alcune suggestioni per la mia vita.

1 – “C’era un uomo ricco che vestiva di porpora e di lino finissimo e si dava a lauti banchetti”. Quest’uomo senza nome; definito unicamente da ciò che possiede. E come quando noi diciamo di uno: “quello della macchina grossa” o “quello che ha una splendida villa” o “quello che ha tanti appartamenti” o “quello che ha fatto tanti soldi… Ma non ha un nome! E’ privo di identità vera! Che tristezza!

Davanti a Dio chi ha un nome un volto è il povero! Come Lazzaro, “Dio aiuta”!
Nella povertà, sia essa fisica e materiale, o morale e spirituale, affettiva, noi non siamo sconosciuti. Dio ci conosce per nome, lo porta scritto sul palmo della mano, oltre che custodirlo nel proprio cuore.

2 – “Un povero di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco…”. La “porta” e la “tavola”, quale distanza! Quale abisso tra Lazzaro e il ricco! E’ ciò che Dio non vuole, e che purtroppo diventerà definitivo e tragico per il secondo al termine dell’esistenza. Ne dovremo rendere conto, come mette in guardia il profeta Amos (Amos 6,1.4-7)

Questo tempo ci è dato per colmare le distanze che ci sono tra me gli altri, l’abisso tra chi sta bene e chi soffre. Dio non vuole questa divisione tra fratelli. Tralasciare di fare il bene, omettere il bene, è mantenere le distanze, lasciare gli altri alla nostra porta. Ci sono varie distanze da annullare e abissi da colmare: abissi di odio, di indifferenza, di egoismo…

3 – Che cosa può aprirmi gli occhi e aiutarmi a colmare questi abissi? Non la paura dell’inferno, né particolari miracolo o prodigi, ma la Parola di Dio, la sua familiarità, che insegna ad “evitare queste cose” e “tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza” (1Timoteo 6,11).

Dio, nostro Padre, che ci conosce per nome poiché siamo i tuoi figli poveri che ama, non ci hai lasciato alla porta, ma in Gesù è venuto a chiamarci e ci ha fatto entrare nella sua vita, dandoci la possibilità di sfamarci d’amore.
Ci aiuti a condividere tanta ricchezza di benevolenza, come pure i beni materiali di cui godiamo, così che il suo regno abbia qui già inizio e si compia nell’eternità.

 

 




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