domenica 15 settembre 2013

PENSIERI

Commemorazione 100 anni Croce del Monte delle Caldiere – 14. 09.2013

Essere convenuti qui non è una nota di folclore paesano, non è un’iniziativa estemporanea per richiamare l’attenzione della gente. Siamo qui per un gesto di gratitudine, un rendere grazie (appunto “eucaristia”) alla Croce, nel segno di questa grossa croce di pietra, e soprattutto, per Chi sulla croce che noi onoriamo vi è apposto.

La croce per i credenti è vita, a dispetto del suo immediato messaggio che la indica come luogo dove si soffre e si muore, e quindi somma disgrazia; è vita perché misura d’amore. Quanto più la croce ci appare alta, larga, ampia, anche pesante, tanto più, in Cristo Gesù, diventa luogo di un amore alto, largo, ampio, amore che ha un peso decisivo per la vita dell’umanità.

La croce è la vita di Gesù.
La croce è la vita del nostro paese e delle sue famiglie.
La croce è la vita del mondo.

La croce è la vita di Gesù, il riassunto, la sintesi, il vertice delle sua esistenza per gli altri. Qui è la rivelazione più alta dell’amore di Dio, poiché Gesù condivide con il Padre la volontà di amare fino in fondo i fratelli , di amare tutti, anche coloro che lo rifiutano; da qui per tutti effonde il dono dello Spirito che dà la vita.
La vita di Gesù, una via d’amore fino al massimo grado per dire questa verità: Dio mi ama tanto da morire e per questo Gesù ha dato se stesso per me!
Ogni realtà umana che Gesù ha toccato, ogni situazione che ha attraversato, ogni persona che ha incontrato, peccatori e giusti, poveri e ricchi, malvagie buoni, niente nessuno è fuori dalla croce, da una misura così folle di amore, a nessuno è precluso di sostare presso questo luogo, questo trono di misericordia e trovare grazia. Qui ci sentiamo amati; qui siamo a lezione di amore. Sia ad immagine di questa la croce nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nei luoghi di lavoro e di servizio; questo ci ricordi la piccola croce che portiamo appesa al collo e soprattutto quella più pesante che abbiamo nel cuore ferito, ferito perché amante.

Questa croce di pietra è, simbolicamente, è la vita del nostro paese, la storia sua centenaria, segnata da fragilità, dolori, lacrime, lotte, sangue, divisioni, dal peccato nelle sue manifestazioni, ma mai abbandonata dall’amore, dalla provvidenza, datanti bei esempi, dalla misericordia, dal perdono.  Noi non riusciamo a custodire tanti anni di vita, pur con tutte le cronache che possiamo stendere, anche perché la vita è profondità, e la vede, la conosce bene Dio.
Rendiamo grazie di questo sguardo e presenza d’amore con cui, quale testimone, ha accompagnato, condiviso, sostenuto la storia delle nostre famiglie, dei nostri genitori, nonni, avi, e continua  a farlo con noi.
La perdita di affetti cari, la malattia, la morte, la divisione,  la lacerazione dei legami familiari più belli e d’amicizia, ci feriscono profondamente. Abbiamo bisogno ancor oggi della misura folle dell’amore della croce, luogo di perdono, per dare speranza alla vita quotidiana, al cammino della storia.

Questa croce di pietra volge lo sguardo suo e indirizza il nostro oltre noi, le nostre famiglie, il nostro paese. E’ croce sul mondo. E non è più di pietra: è di carne. Il desiderio grande di pace e giustizia, la necessità di fratellanza che unisca le genti, la difesa dell’amore e della famiglia, il rispetto della vita in tutte le sue fasi, l’accoglienza dei bambini esposti alla violenza di ogni tipo, l’accudire con amorevolezza chi è ammalato o anziano, la solidarietà con i più poveri e abbandonati, che cercano lavoro, casa, dignità, libertà, vere croci viventi, carne di Cristo, ci ricorda papa Francesco, ogni persona ferita o deviata da inganni… quale misura alta e vasta d’amore, quale casa di misericordia ci è indicata e offerta dalla croce di Gesù!

Abbiamo, nella nostra Comunità, una presenza familiare che ci aiuta a stare presso la croce non per maledire la vita, ma per coglierne la benedizione. E’ Maria, madre di Gesù, custode del nostro paese. A lei, fisicamente sotto la croce, ma spiritualmente, esistenzialmente, con il Figlio, affidiamo la nostra preghiera, il nostro sospiro, le lacrime, la gratitudine e la speranza, il desiderio forte di una così grande misura d’amore, l’unica più forte del male e della morte. Amen.

 

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