domenica 1 settembre 2013

OMELIE


22° Domenica C – 01. 09.2013

- Siracide 3,17-20.28-29
- Luca 14, 1.7-14

Invitati al banchetto della vita con Gesù e come Gesù, chiamati a sederci con lui al tale festa, Egli non manca di rivolgerci una parola “buona”, anzi due.
La prima non ci risuona, a dire il vero, come tale, ma può farci del bene, e quindi è una parola “buona”.
La seconda ci fa addirittura onore, ci lusinga (come se anche noi ricevessimo una telefonata dal papa!).

Non ci nascondiamo che nella vita, essere primi, i  migliori, essere davanti, è un istinto che ci portiamo dentro. Spesso viene pure alimentato da un martellamento continuo, se non addirittura aiutato da un’educazione errata:  “mi raccomando, devi essere il primo!”).

Mirare il alto in sé non è male, ma quando cercare il primo posto ci mette addosso arroganza, mancanza di rispetto verro tutti e verso tutto, a spese dei più poveri o della legalità, allora no!

Ecco la prima parola “buona” di Gesù: “cedigli il posto”.
Cedilo a chi è più degno di te. Non essere davanti o sopra, prima di chi è umile e mite perché per costoro, dice la prima lettura, Dio ha una preferenza.
“Cedigli il posto”: abbandona i tuoi interessi, la ricerca di prestigio e potere. Dai tu le dimissioni, potrebbe anche dirci. Lascia perdere l’orgoglio, la superbia, l’ambizione che non ti fanno attenti a chi è veramente nel bisogno di trovare posto dignitoso e giusto nella vita. “Cedi il tuo posto”: e tutti noi abbiamo la nostra sedia a cui siamo attaccati.

La seconda “buona” parola”, pienamente “buona notizia” cioè vangelo: “Amico, vieni più avanti!”.
E’ rivolta a chi va a mettersi all’ultimo posto, a chi sceglie per vera umiltà ( cioè non è gonfio di sé) e per mitezza ( non fa a sportellate di vario genere per avere o conservare il posto in prima fila!).

“Amico”. Già questo termine dice la simpatia che il Signore ci riserva, con cui ci guarda; uno sguardo che vede la mia dignità, mi riconosce, mi da del “tu” ma confidenziale.

“Vieni più avanti”, perché il Signore è là, davanti nella vita, non sta indietro. L’amore non è mai dietro, ma sempre davanti” diceva don Primo Mazzolari. Il Signore mi precede e vuole che io sia con lui.

Che bella notizia!. Oggi  mi dice: “non hai motivo di stare indietro, non sei l’ultimo; sei il primo per me, sei unico, sei l’amico, vieni avanti…Riscopri la tua dignità, considera il valor e che tua hai per me; dai, non demoralizzarti”.

Quante occasioni per abbatterci, per vergognarci , per commiserarci di noi stessi, quando non sono gli altri ad umiliarci. E Gesù mi dice: “Amico, vieni più avanti”. Se oggi fossi venuto in chiesa anche soltanto per ascoltare questa parola, avrei già ricevuto un dono grande! E’ una parola “buona” che mi fa immensamente bene.

Voglio che questa parola (me lo insegna ancora Gesù) riferendosi a colui che l’aveva invitato a quel pranzo) sia “buona” per gli altri; questa attenzione, predilezione, amore siano per coloro che si trovano costretti davvero all’ultimo posto nella  vita, nella società, nella chiesa, gli emarginati, i poveri, quelli che sono privi della possibilità di gustare pienamente della vita.
Costoro sono le persone più degne a cui cedere il posto, perché il banchetto della vita sia già qui inizio e segno della festa del cielo.

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21° Domenica C – 25.08.2013

-  Luca 13,22-30

Anche oggi ci è offerta una parola “buona”, una “buona notizia”. Che cosa fa di una parola una parola “buona”? Quando detta a modo, con gentilezza, con attenzione? Quando una notizia è “buona”? Quando non riporta disgrazie, lotte, incidenti, violenze,sofferenze?
Che cosa fa del vangelo una “buona notizia”?
Il cuore che la porge, la bocca che ce la racconta. Gesù è cuore di bontà, bocca di verità, e la parola, la notizia non può che essere “buona”!
E poi la parola è “buona”, e tale è la notizia, quando ci fa del bene. può essere anche poco piacevole, ma ci fa del bene. E’ quello che dice Gesù ci fa del bene, è per il nostro bene.

Oggi è per il nostro bene il richiamo. A chi si preoccupa degli altri, o meglio di sapere degli altri, Gesù dice: “pensa a te stesso, perché tu non ti,preda, non tirocini, tu non abbia la salvezza”.
Dio non castiga , non punisce, non condanna nessuno, ma “tu puoi essere causa della tua infelicità, qui e oltre. Non basta che tu sia qui a mangiare e a bere in mi compagnia. Ci vuole qualcosa di più. Stai attento, sii prudente, sii intelligente nel vegliare”, diceva qualche settimana fa.

L’avvertimento non è minaccia, è amorevole premura come l’amore di una mamma o papà che richiama i figli perché non si facciano male. E’ anche il senso della “correzione” a cui fa cenno Paolo nella seconda lettura.

Altra parola “buona”: “la porta stretta”. Per tanto tempo ed educazione sinonimo di rinuncia, sacrifici, fatica, penitenze, pianto e dolori…Non questo il significato e l’intenzione di Gesù. Certo questo incoraggiamento a “sforzarsi” poterebbe farlo pensare. Ma “la porta stretta” è porta di speranza, è porta nella notte…
Alla notte, al calar del sole, chiudeva rimaneva chiusa la grande porta della città. Nessuno poteva più entrarvi e trovare riparo. Rimaneva una piccola entrata di sicurezza, appunto “ la porta stretta”, una porta di speranza e di salvezza per chi era colto dalla notte buia o dalle intemperie, o inseguito da nemici…Non c’è notte nella vita che non abbia una porta di salvezza! Nessuno, neanche nella notte più nera, è condannato a rimanere fuori dalla vita, dalla pace, dalla sicurezza. La “porta stretta” che ci dà salvezza è Gesù!

Perché in realtà questa “porta stretta” è “il suo cuore largo” che si apre ad accogliere tutti. nessuno esclude, nessuno lascia fuori. Come vorrei che donne uomini smarriti, spaventati, sorpresi dalla notte e dalle sue insidie, si avvicinassero a questa porta,a questo cuore!
Diventiamo noi, dopo averla ascoltata, questa buona parola, questa buona notizia, il vangelo. Noi custodi della a”porta stretta” che è Gesù.







1 commento:

  1. caro don Francesco è proprio vero che cedere il proprio posto è la via più sicura (ma più difficile) per mettere le cose a posto. infatti chi di noi avrà la capacità e il coraggio di cedere il proprio posto inevitabilmente intraprende la via insegnata, additata, da Gesù: l'amore. Amore anche per chi il posto ce lo vuole "rubare" ovvero i nostri "nemici". anche quelli si devono amare anche a costoro dovremo cedere il posto.
    Non dimentico, infine, che Gesù ammonì che i pubblicani e le prostitute ci passeranno davanti nel regno dei cieli... Gesù stesso li chiamerà a sedere ai primi posti, mentre noi si rischia di rimanere nella nostra comoda poltrona... in ultima fila

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