domenica 7 dicembre 2014

OMELIA


2° Avvento B – 07.12.2014
- Isaia 40,1-11
- Marco 1,1-8

Vegliare, stare attenti, con responsabilità e con amore, era l’invito di domenica scorsa. Nella vita il Signore viene, viene incontro a noi. Responsabilità come chi fa la guardia, richiede serietà e attenzione, per il timore di essere colti improvvisamente e impreparati. Amore, invece, che tiene ben sveglio l’innamorato, porta gioia, la gioia dell’attesa. Ed è questo secondo atteggiamento che prevale, senza cancellare il primo anzi dandogli il tono vero, perché la venuta, l’incontro con il Signore che viene, è vangelo, è “buona notizia”. Il Signore stesso è “buona notizia”.

“Inizio del vangelo di Gesù Cristo”, meglio, della “buona notizia” che è Gesù Cristo, abbiamo letto poco fa. “Inizio” è già parola ricca di fascino e di speranza. Come a dire “partiamo da una buona notizia”, perché è una ingenuità ed è una cattiva operazione quella di partire dalle cattive notizie. Tanto più quando si tratta di aprirci e accogliere il Signore che viene. Iniziamo non con timore e dubbi, ma con gioia perché una “buona notizia” non può che recare gioia. Ed è sempre una nuova partenza, un ricominciamo, il vangelo, la vita cristiana; sempre una nuova buona e bella opportunità porta con sé il Signore che viene.

“Inizio del vangelo di Gesù Cristo”. Già questa prima riga per oggi può bastare perché ci dice subito che Gesù è messaggio gioioso, in sintonia con quello che abbiamo sentito nella prima lettura: “Consolate, consolate il mio popolo -dice il Vostro Dio-. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è finita”. E’ un annuncio che dà speranza ai cuori, suscita gioia. Così è Gesù. Iniziamo da questa buona notizia che rassicuri i cuori.

Perché Gesù è buona notizia, è presenza che rassicura il nostro cuore?
Perché con Lui che si immerge nel Giordano davanti al Battista, in un gesto di solidarietà con col roche accolgono l’esortazione alla conversione, con Lui possiamo emergere a nuove possibilità di vita anche quanto tutto sembra metterci sotto. Egli ci battezza in Spirito santo, ci immerge nel suo amore, ci fa partecipe della sua vita, ricolmandoci di sé e “tirandoci fuori” dal nostro peccato, dalla nostra condizione che non è secondo il progetto di Dio. Con Gesù possiamo riemergere alla vita vera, all’umanità che Dio vuole per noi, suoi figli. Tutto questo è contenuto nella “buona notizia” che è Gesù, colui che è il “più forte”!

La conversione a cui il Battista, quale messaggero, esorta con forza, “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”, riprende il grido della prima lettura, “ogni valle sia innalzata, ogni monte e colle sia abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata”. Sono le vie tortuosi che percorriamo, le depressioni o l’orgoglio che ci prendono, le asperità della vita, le contrarietà di cui siamo responsabili.
Questo impegno nostro risponde alla prima conversione, quella di Dio, che ritorna ogni giorno a noi, come dicevano domenica scorsa. Ma la nostra conversione, affinché si attui l’impegno ora ricordato, è conversione alla gioia, alla “buona notizia” del vangelo, cioè credervi con tutto il cuore.

Ci dà motivo di crederci già la tenera immagine con cui si chiude la prima lettura. Dio, “come un pastore egli fa pascolare il gregge, con il suo braccio lo raduna, porta gli agnelli sul petto e conduce dolcemente le pecore madri”.










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