lunedì 15 dicembre 2014

OMELIA


3° Avvento – 14.12.2014

- Isaia 61,1-2.10-11
- 1Tess 5,16-24
- Giovanni 6-8.19-28

Ancora annuncio di gioia e invito alla gioia in attesa del Natale, la venuta di Gesù. Dio insiste con il suo messaggio che ci fa giungere attraverso le parole del profeta Isaia, parole che un giorno Gesù riferirà a se stesso cominciando a svelare la propria identità di inviato di Dio, di Messia. Dio sa quanta fatica è convincere l’uomo che la gioia è l’habitat naturale in cui vuole, secondo progetto per cui ci ha creato, vivano i suoi figlie e tutte le creature. E se ci chiede di vegliare e stare attenti, come va facendo da qualche domenica, è perché non abbiamo a perdere l’occasione, la grazia di essere nella gioia.

Già le esortazioni di Paolo nella seconda lettura vanno in questa direzione: “siate, sempre lieti, pregate incessantemente (cioè siate aperti alla vita che è la vera preghiera, il dialogo, l’esperienza di Dio nei nostri giorni), in ogni cosa trovate motivi di ringraziare…tenete ciò che è buono”. E aggiunge, perché questo avvenga “astenetevi da ogni male”.

Quello che Gesù dirà di sé manifestandosi come il Messia, “lo spirito del Signore Dio è su di me”, con le relative opere di giustizi, bontà, grazia, liberazione, e “io gioiscono pienamente nel Signore” con i segni della festa e di una ritrovata primavera, di un nuovo germogliare e fiorire dell’umanità, tutto questo è una promessa per noi, per me, per il mondo. Ed è la ragione, la fonte, la provenienza  della gioia che attendiamo.

Anche l’austera figura di Giovanni il Battista, ricca di fascino ma anche di provocazione, partecipa a suo modo, con la testimonianza e un dire tutto particolare, a questa assicurazione. A coloro che cercavano risposte circa la sua persona egli dice in pratica: “state attenti, piuttosto; in mezzo a voi, in mezzo a voi, c’è uno che voi non conoscete”.

Giovanni, il cui nome significa “il Signore fa grazia” è “testimone” di Gesù, convincente e autorevole con la propria vita a tal punto che può dire : “guardate che io non sono né Cristo, né Elia (altro inviato di Dio), né il profeta che deve venire.”

Questa affermazione “Io non sono colui che cercate”, io l’ho tradotta così in riferimento alla promessa di gioia che viene data: “Guardate che la gioia e tutti suoi derivati (come sono bene descritti nella prima lettura) io non me la do da solo, nessuno può darsela da sé”. Colui che viene dopo di me e a cui non sono degno di sciogliere il laccio del sandalo, cioè non ho diritto di portargli via il posto, perché è lui lo sposo, costui vi battezzerà in Spirito santo (vedi domenica scorsa), vi immergerà nella gioia”.

E’ illuminante l’ atteggiamento del Battista che confessa fuori di sé, in colui che è il più forte, la novità di una vita ricreata, che sarà in gesti di misericordia che sorprenderanno pure lui . Io non mi faccio da me, la mia felicità, la felicità a cui mi apro, la gioia che porto, non me la procuro da me, non mi arrangio; io ne sono il coproduttore, mi viene donata, mi arriva da chi mi vuol bene.

Con il Battista, con verità e umiltà, con gratitudine e già inizio di gioia ognuno confessi: “Non io, ma lui; non a me ma a lui vadano lo sguardo e l’ascolto, perché Lui è la gioia che attendo.”














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