venerdì 26 dicembre 2014

OMELIA



Santo Stefano – 26.12.2014

Il Natale di S. Stefano. Natale: avere la gioia in dono, essere nella gioia, portare la gioia  al mondo.
Come avviene in Stefano? Come avviene in tanti Stefano che stanno subendo persecuzione e morte?

1 – “Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: «Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio».”
Ecco la gioia in dono! L’esperienza di Dio, la contemplazione di Lui, qui descritta come una visione che gli è donata. Ogni parola di questo versetto contiene un frammento della gioia, la cui esperienza possiamo fare anche noi, pieni di Spirito Santo, con gli occhi al cielo cioè il desiderio nostro va alla pienezza della vita, e la gloria di Dio che è Gesù risorto che la nostra fede ci dà modo di vedere. Nella vita, spesso travagliata, nella preghiera, nell’ascolto della Parola di Dio, soprattutto nella carità – Stefano era una dei sette diaconi, servitori dei poveri – è possibile la visione di Dio e la sua gioia.

2 – “E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». Detto questo, morì.”
La gioia di condividere in tutto la sorte di Gesù, di essere come Lui e con Lui. Che è la gioia di affidarsi a lui e alla sua accoglienza, com’egli si è affidato al Padre, pur avendo avuto momenti di oscurità e lamento. Ma ha prevalso l’abbandono nella sua braccia amorose. Non può essere gioia anche per noi la forza che ce ne viene?
E poi la gioia di dare perdono, richiedere per chi lo uccidendo, il perdono, scusando, come aveva fatto Gesù, simile gesto. La gioia del perdono che non è sentirsi più bravi e più buoni degli altri, ma volere il loro bene, perché perdonando togliamo una possibile causa della loro condanna.
Detto questo morì: Stefano morì per i colpi subiti, ma morì nell’amore, nella gioia.

3 – “…ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.”
E poi, son certo, anche al modo, all’animo, alla forza con cui moriva. La morte di Stefano è come Natale che porta gioia. Più precisamente, ammirazione, sostegno, incoraggiamento, esempio. Come lo è la morte, la sorte dolorosa di tanti fratelli e sorelle cristiani perseguitati, rapiti, imprigionati, torturati, costretti a lasciare la loro casa, e in particolare tanti bambini e ragazzi come ricordava ieri papa Francesco. Certo loro patiscono e muoiono per la furibonda persecuzione a cui sono sottoposti, e questo ci dà tanta tanta tristezza, ma dalla loro passione per il nome di Gesù a noi viene orgoglio santo che piange e nello stesso tempo esempio che non può non dare gioia per una così grande forza. Ci danno lezione di fedeltà e coraggio, di pazienza e amore. Porta gioia, come il travaglio di chi partorisce, questa che pur rimane una pesante prova.

Stefano, primo testimone di Gesù a versare il sangue per il suo nome, sostenga tutti questi fratelli e sorelle, soprattutto i più fragili e deboli, i bambini. Ci ricordi che la gioia di Gesù, che è Gesù, non è illusione o inganno, è la luce della vita che vince ogni tenebra, è l’amore più forte della  morte.



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