lunedì 8 dicembre 2014

OMELIA


Immacolata – 08.12.2014
- Genesi 3,9-14.20
- Luca 1,26-38

L’abbiamo sentita ieri questa parola: “Consolate, consolate il mio popolo; parlate al cuore di Gerusalemme,e gridatele che la sua tribolazione è finita”. Ecco oggi comincia compiersi questa parola. L’inizio della buona notizia, che è Gesù,  è qui, in questo antefatto, nel concepimento “immacolato” di Maria, della bambina che un giorno sarà la madre del salvatore. Ella celebriamo “immacolata” non perché “senza peccato”, ma senza peccato perché “immacolata”, cioè “piena di grazia”. La grazia, la benevolenza, la misericordia di Dio  non danno spazio alla presenza della condizione di male in questa creatura. Sara così anche per noi, a seguito del battesimo in Gesù.

Quello che avviene in Maria fin dal grembo della mamma sua è opera di consolazione a cui esortava ieri la parola del profeta. Infatti consolare, nella Scrittura, è generare la vita. E che vita! Per un dono misterioso che appartiene al progetto di Dio, questa bambina, è già totalmente libera da ogni condizionamento di male perché totalmente colmata, piena di grazia. Non è che in seguito a questo dono ella sia diventata una super donna, non abbia conosciuto la fatica di vivere e di credere. In questo rimane nostra sorella, ma in lei Dio già dà un annuncio concreto di quello che fa in ogni creatura che si affida Lui, al suo progetto di amore. Se Gesù è la buona notizia, anche lei ne è parte; infatti è colei che la costruirà, le darà il volto e il nome. Nel concepimento di Maria le lettere dell’alfabeto con cui Dio ci dirà suo amore cominciamo a prendere corpo. E’ pure questo un inizio benedetto!

“Rallegrati, cioè gioisci, sta contenta, piena di grazia”. Maria un giorno conoscerà questo amore, che appartiene ad ogni vita che sboccia nel grembo della propria madre. Conoscerà la via lungo la quale la conduce, e sarà comunque una via di gioia. “Rallegrati” perché Dio è  con te, è in te.
Nella parole dell’angelo a Maria ritroviamo il clima giusto dell’Avvento che tutti ci riguarda. L’Avvento è percorso, è attesa della gioia.  L’invito alla gioia non è l’invito a far finta di non vedere.

La prima lettura, una pagina del libro della Genesi, è racconto sapienziale, cioè attraverso simboli, della storia umana, della nostra condizione, che non dà motivi di tanta gioia o letizia. “Dove sei? Dove ti sei cacciato”, ci chiede Dio, ci chiede il nostro cuore, ci chiede il desiderio di umanità vera, di giustizia, di pace, di amore. “Dove sei finito, uomo, donna?”. E’ storia di smarrimento quella dell’umanità, e di paura.
Ma là dove arriva l’ annuncio di Dio, ecco che si compone la bella notizia, ecco l’ inizio al vangelo: “Non temere, Maria”. “Non temere”, una della parole più ripetute poi sulle labbra di Gesù.

A che cosa conduce questo invito? Alla ricomposizione di un’umanità che non più si nasconde o fugge dalle responsabilità della vita e della storia, ma si affida e diventa corresponsabile costruttore della stessa come Maria; all’umanità che conosce consolazione e gioia, perché è quanto Dio fa.
Così Egli oggi ci parla al cuore, come suggeriva ieri il profeta. La voce che udiamo non è più quella del Battista. E’ il sussurro di una donna che osa il suo sì alla vita. E la ricolma della benedizione che scende su di lei.














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