domenica 6 giugno 2021

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Corpus Domini – 06.06.2021 

Esodo 24,3-8    -   Ebrei 9,11-15   -   Marco 14,12-26

L’Eucaristia che oggi celebriamo con particolare stupore e adorazione, è il “corpo e il sangue” di Gesù, la sua presenza viva, vera, reale nelle specie del pane e del vino. Questo “corpo e sangue di Gesù”, “cibo di vita eterna e bevanda di salvezza”, firmano l’ alleanza di Dio con noi. Dio è dalla nostra parte, ha mandato il Figlio Suo a colmare l’abisso che ci separa da Lui, con un abisso di bontà che ci trasmette la stessa vita di Gesù. Questi è venuto a rifare la nostra umanità attraverso il proprio corpo e il proprio sangue. Il sacrificio di Gesù ci ha portato alla luce. Non è il sangue di una esecuzione, ma quello di un parto.

Per tale ri-creazione Dio in Gesù ha scelto il rituale in uso presso gli uomini, ha usato così un linguaggio a loro comprensibile: quello del sacrificio, dove il sangue di un animale, simbolo di vita, univa i contraenti il patto in un’unica sorte. Dio, però, sceglie che l’amore e il sangue, cioè il sacrificio più costoso diremmo, che lo unisce ai uomini e gli uomini tra di loro, sia quello del Figlio suo, vale a dire la sua vita, morte compresa, ottenendo così, dice l’autore della lettera agli Ebrei, una “redenzione eterna”, un’alleanza eterna, una comunione di vita che niente nessuno mai può più interrompere.

 

L’Eucaristia, corpo spezzato e sangue versato di Gesù, realizza, mantiene viva in chi se ne nutre, in chi ne mangia, questa alleanza. Questo fa il sacrificio di Gesù che si rinnova nell’Eucaristia, e poiché anch’io ne mangio (“prendete mangiate”) “non sono più io che vivo, ma Cristo Gesù vive in me”. Pertanto sono chiamato a fare pure io della mia vita “un sacrificio gradito a Dio” secondo il nuovo significato che gli ha dato Gesù.

Sacrificio a Dio non è più mortificazione, rinuncia, distruzione, annientamento, umiliazione. Dio non lo vuole, lo ha ricordato lo stesso Gesù. Faccio “sacrificio” quando “rendo sacro” qualcosa, non perché mi costa o vi rinuncio; io “faccio sacro” qualcosa quando lo faccio con misericordia, con amore, per amore. Il lavoro, lo studio, la famiglia, il modo di comportarsi, le varie scelte dell’ esistenza, le relazioni  che la costituiscono, situazioni o condizioni in cui io mi trovo, diventano “sacrificio gradito a Dio” se vivo ogni cosa con amore, per amore. E’ l’amore che fa sacrificio, fa sacro, ogni mio passo, gesto, parola. E quando diciamo “io mi sacrificio per te, per voi,” non significa che io rinuncio o mi privo di qualcosa che mi è legittimo, ma che “non voglio che tu, che voi, abbiate un ammanco di amore, di bene”.

“Prendete e mangiate”, e per rendervi conto di ciò che avviene e il beneficio a cui dà origine, è buona cosa prima mangiare con gli occhi, cioè “contemplare”, “baciare con gli occhi”,  e “adorare” l’ Eucaristia. Chi ha fatto l’esperienza di essersi innamorato sa che questa parte sempre dagli occhi.

“Adorare” è fermarsi a rendere a Dio ciò che è di Dio. E’ rimanere abbracciati a Dio, per abbracciare poi i fratelli. Quando andiamo a Messa, alla cena, a nutrirci dell’Eucaristia, è Gesù che viene a noi e fa la Sua parte, si dona come cibo e bevanda di salvezza; quando adoriamo siamo noi che andiamo a Lui, diamo del nostro tempo, e cominciamo a fare la nostra parte. Questa è gratitudine, lode, benedizione, anche riparazione di oltraggi che vengono compiuti sull’Eucaristia; cominciamo, perché poi la nostra parte diventa vera e completa è quando in realtà spezziamo il nostro corpo e versiamo il nostro sangue nell’amore ai fratelli. Ritorniamo ad adorare l’Eucaristia, perché una volta assunta come cibo, possiamo esprimerla nella vita, confermando l’alleanza, l’amore che Dio ha avuto ed ha verso di noi.

 

 

 

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