(ispirato... dall'omelia di oggi!)
Nel deserto cammino aspro quotidiano
morsi velenosi iniettano dolore e inganno,
feriscono l’umanità, danno morte,
non conoscono l’amore di questa più forte.
Al ministero chiamato per grazia condotto
a misericordia vasta e benedizione, non prodotto
di bravura o esperienza povera limitata,
quanto da generosa bontà sulla mia via riversata,
per diventare pane agli infelici morsi affamati,
amore in cibo vero che agli amati
fratelli miei, uomini e donne bisognosi di salvezza,
la luce di Gesù vinca le tenebre e mostri bellezza.
Non mordo il freno allora sulla tortuosa e ripida via,
affido il passo a Chi innamorato è liberazione vita mia,
Non mordo la sabbia del suolo arido cocente,
è Lui oasi che ristora fresca acqua viva di sorgente.
Mio Signore, amico e fratello.
Mio Dio e pastore,
altri compagni di viaggio non ho,
se non il tuo amore!
Ti mangerei con morsi d’affetto
non per ferire, desiderio d’un abbraccio perfetto,
ove solo la dolce tua amicizia, i doni più belli,
spingono a spezzarmi con gioia sulla tavola dei fratelli.
Non temo più la ferita inferta dal morso falso, cattivo,
mi offro invece alla fame loro perché io vivo
ad essere mangiato pane buono con Gesù in abbondanza,
alla mensa di questo mondo ci si nutre e attorno si danza.
Conclusione…o forse no!
Il morso non appare proprio un assaggio di dolcezza,
ma chi lo può dire?
L’amore trasforma ogni cosa in bacio e tenerezza!
E il nuovo grato anniversario
faccia il mio sacerdozio più saporito e …temerario!
Nell’amare, ben s’intende, chiedo grazia e sostegno,
dei “morsi affettuosi” di fratelli e amici non son degno.
Prendete e mangiate,
prendete e “mordete”!
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