giovedì 22 marzo 2012

DALLA VITA…

(…di giorni anniversari di riconoscenza e di grazia)

IO…IN BRICIOLE :

Sensazioni, sentimenti, pensieri. Un cumulo di umanità raccolgo ogni giorno, ascolto, porto condivido, lascio, benedico, piango e gioisco tra preoccupazione, delusione, soddisfazione, tra pianto e sorriso, provando ora stanchezza ora slancio, conoscendo paura e rabbia, richiamando alla fine speranza più forte di ogni qualsivoglia  male, fioritura e germoglio di bene.
Ferisce la sofferenza, a volte la superficialità della gente, l’avidità di cose e potere, l’apparenza di essere a posto, l’incapacità di porsi la domanda su un passo nuovo, la mancanza di equilibrio sano, di misura di pretese e sforzi, la sicurezza che va bene così e che ogni diritto è dovuto, l’incapacità di rapporti sereni con gli altri, di riconciliazione e di pace, la fatica che inevitabilmente senza colpa alcuna portano. Provo tenerezza e misericordia!

M’indispettisce: “Che cosa vuole la gente da me? Che cosa cerca nel dirsi cristiana? Sono forse come quelli che hanno mangiato il pane e hanno intravisto in Gesù la soluzione della loro fame? Perché non vanno oltre? Può forse bastare avere, possedere, ritenersi a posto, pensare a sé…?”

“Date voi stessi loro da mangiare il pane che non perisce”, dice Gesù.

Che cosa io offro loro?
Questa è la domanda che mi riguarda, m’interpella, mi provoca, mi chiama. 
Non “cosa vogliono?”, forse elementare richiesta di star bene, ma “cosa io offro, cosa do da mangiare?”!
GESU’:

“Non preoccuparti che gli altri mi amino, che entrino a far parte della chiesa, che ne vivano l’appartenenza. Io so come toccare il loro cuore, far sentire loro che mi sono cari, che io appartengo a loro, sono parte della loro vita, e che loro appartengono a me. Io e loro siamo amanti, anche se non lo sanno. A me basta così. L’ amo perché li amo e non per essere riamato, anche se mi dà gioia quando un peccatore si converte, cioè si accorge del mio amore, pur non riuscendo a corrispondervi come vorrebbe o anche non volendo farlo. Io voglio che loro sappiano che li amo!

Ed è per questo che ti ho scelto e ti ho mandato. Non per farmi amare innanzitutto, anche se come ti ripeto mi fa piacere, ma per far conoscere che io li amo, far conoscere il mio amore che vince ogni paura. Questo è il tuo ministero, sia che si accorgano, sia no, sia che l’accolgano, sia che rimangano indifferenti. E’ il mio amore che salva non il loro per me, o almeno prima di questo. E poi il loro amore per me io lo indirizzo ai miei figli, ai loro fratelli e sorelle.

Perciò il tuo ministero, oltre che far conoscere il mio amore, cosa che è possibile se tu li ami perché e come io li amo, è perché si donino questo amore che dicono di avere per me. “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” è il mio mandato che ho affidato a te, perché tu lo faccia, questo si conoscere, soprattutto mettendolo tu stesso in pratica per primo. Non ce la fai? Lasciami vivere in te  e io lo farò, anzi lo faremo insieme. Questo è il “nostro” amore, il mio per te e il tuo per me. Io voglio portare la tua fatica e darti la mia gioia! Questa è l’incarnazione che continua in te, tanto più che io ti ho scelto come i miei discepoli, come Maria!

Allora ricorda:
Non voglio il loro amore per me, ma il mio per loro attraverso di te; quindi amali, per questo ti ho mandato! Non preoccuparti della loro risposta, ma del dono che rechi loro. Si apriranno a me. Capiranno che sono amati, se tu vorrai far loro del bene. E poi, tu non vedi che cosa c’è nel loro cuore… quanto desiderio di bene, a volte confuso, custodiscono. Non vedi i loro sforzi, tentativi maldestri ma sinceri, che io benedico e che spero che anche tu accolga. Te lo ricordo ancora: la cosa più importante non è farmi amare, ma amarli. Che loro mi amino sono affari miei, non preoccuparti per me, amali e basta! E se tu mi ami veramente, vedrai che sarai in grado di farlo. Sono essi la mia famiglia, i miei cari, la mia chiesa, per loro, come per te, ho dato la mia vita, e non voglio, questo sì, che nessuno vada perduto”.






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