OMELIA
3° Quaresima B – 11.03.2012
- Esodo 20,1-17
- 1Corinzi 1,22-25
- Giovanni 2,13-25
La via di Gesù, sulla quale lo seguiamo, attraversa il deserto, sale sui monti, passa anche di qui nel tempio, nella chiesa in cui siamo; nel tempio dove veniamo a curare i nostri affari con Dio, a coltivare i nostri interessi con lui. La via di Gesù passa anche di qui, e ci aiuta ad osservare la legge di cui parla prima lettura liberandola dai nostri traffici, le dà compimento e verità. Dove Gesù arriva e passa c’è verità. Può recare un po’ di disturbo, qualche rimprovero poco piacevole, rovesciare, come i banchi, i nostri piani, calcoli e meriti che pensiamo di aver comprato.
“Non fate della casa del Padre mio un mercato”, esordisce Gesù nel tempio. Al mercato si va per curiosare, vendere e comparare. Non per amore! Magari con un po’ di simpatia, là dove siamo trattati meglio e riteniamo che le cose siano più a buon mercato.
Non è che, per caso, noi veniamo qui, e ostentiamo le nostre devozioni, battesimi, prime comunioni, cresime, matrimoni, facciamo dire messe, per comprare la fortuna, la salute , il certificato di buona condotta, l’attestato che siamo di buona, sana e robusta tradizione come ci hanno insegnato?
Se Gesù viene e passa di qui, io voglio interrogarmi con onestà perché mi trovo qui.
In buona fede, con la merce che offriamo o che vendiamo, preghiere e atti di culto, poveri o ricchi di qualità, cioè di amore (lasciamo a lui di valutarne la qualità!) pensiamo di fare cosa gradita al Signore. Ma se siamo sprovveduti di altri beni fondamentali (perché oggi non si fa più magazzino!), quali la bontà, la giustizia, la fedeltà, il perdono, la misericordia, la carità, come la mettiamo? Insomma che cosa c’è sul nostro banco e nel nostro cuore, nella vita?
“Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. La casa di Dio, il suo tempio, è la vita, è l’uomo, il suo cuore, le sue passioni ed emozioni, gli ideali e le preoccupazioni che umanamente tiene. Può capitare che, per paura o per egoismo, noi mettiamo in vendita noi stessi, la dignità, l’onestà, ciò che di più bello e caro ci è stato affidato invece di condividerlo, di donarlo, senza temere di morire di fame, l’amore, la famiglia, le relazioni che fanno crescere in umanità.
Una mentalità di mercato è pure quella che rischia, di questi tempi, di abolire la domenica, giorno del Signore ma anche giorno dell’uomo, giorno di umanità. Se ai ritmi individuali già forsennati della vita si toglie anche l’unico momento comune della festa settimanale, le famiglie ne escono veramente a pezzi. No, “non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”. Siamo di Dio e non della merce, o del mercato!
La parola di Gesù non può contenere solamente il suo sdegno. E allora dov’è oggi la buona notizia, il vangelo che allieta il cuore dell’uomo che porta fiducia, serenità gioia in questa “casa”? A cosa è deputato l’uomo, a cominciare dal suo corpo, dalle sue potenzialità fisiche, concrete, persino materiali? A cosa è destinata questa dimora di Dio che è vita?
“Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere”.
Stupenda prospettiva, certezza di fede. La Pasqua di Gesù, quei tre giorni che hanno cambiato il mondo, sono salvezza anche per la mia povera, concreta, fisica realtà che sarà trasfigurata, ricostruita in una novità che nulla mai nessuno distruggerà. La via di Gesù non è soltanto rimprovero e scudisciate ma porta liberazione, novità nel tempio della vita, nel cuore, nella storia, nella sete di felicità dell’uomo. Gesù è, offre, vuole per noi pienezza di questa, e se la modalità che insegna appare stoltezza secondo la mentalità del mondo, ricordiamo le parole di Paolo: la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, la debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Stupenda prospettiva, certezza di fede. La Pasqua di Gesù, quei tre giorni che hanno cambiato il mondo, sono salvezza anche per la mia povera, concreta, fisica realtà che sarà trasfigurata, ricostruita in una novità che nulla mai nessuno distruggerà. La via di Gesù non è soltanto rimprovero e scudisciate ma porta liberazione, novità nel tempio della vita, nel cuore, nella storia, nella sete di felicità dell’uomo. Gesù è, offre, vuole per noi pienezza di questa, e se la modalità che insegna appare stoltezza secondo la mentalità del mondo, ricordiamo le parole di Paolo: la stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, la debolezza di Dio è più forte degli uomini.
Ben venga Gesù nel suo tempio, per cui nutre uno zelo davvero grande, percorra questa via che noi abitiamo e dalle distruzioni quotidiane che l’ attentano ci faccia risorgere, ci rimetta in piedi.
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