Rendo grazie a Dio
Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, e sono riconoscente alla Vergine Maria,
Assunta in cielo, custode di questa nostra Comunità di Monteviale, e a tutti
voi, per questo lungo frammento della storia di salvezza e di amore vissuto qui
per 17 anni.
“Partire, camminare,
sostare, e ora ripartire”,
riassumono bene i passi compiuti in questo tempo, in questo percorso fatto
insieme a voi, a tanti fratelli e sorelle che il Signore mi ha fatto
incontrare. Sì, grazie anche a voi e a tutti loro per il bene condiviso nella
gioia e nella fatica, nell’entusiasmo e qualche lentezza legata alla nostra
povera umanità.
Il cammino pastorale
dell’intera Comunità in questi anni e il mio servizio di prete che la Chiesa,
nella persona del vescovo Nonis, mi aveva affidato, posso dire sono andati di
pari passo, integrandosi, arricchendosi, illuminandosi, sostenendosi
reciprocamente. Sono cresciuti insieme.
Da parte mia ho visto
crescere in vari aspetti la mia persona e il mio ministero grazie alla Comunità
che mi è stata di sollecito, di esempio, incoraggiamento e di misericordia.
Nel contempo, insieme a
voi, la Comunità ha fatto strada secondo la grazia che ha accolto e, pur nelle
difficoltà che permangono come nello slancio umano e spirituale che la porta
avanti, non abbia lesinare lodi alla Provvidenza.
Questi 17 anni mi trovo
suddividerli in tre stagioni nelle quali, come dicevo, il cammino della
Comunità e mio personale si sposano tra loro, spronandosi e aiutandosi reciprocamente.
1999/2005
- Sono partito per
questa Comunità, dove il Vescovo mi aveva inviato, messo al corrente che la
Comunità poteva venire, da qualche anno addietro, da divisioni e contrarietà
non ancora totalmente risanate tra famiglie, gruppi di famiglie; una storia non
facile, fatta di pregiudizi banali (vedi: tra monte e campagna) e quelli di
carattere sociale-politico; una Comunità tradizionale con le sue ricchezze e
valori, con qualche timida spinta innovatrice, Comunità che si sarebbe poi allargata
necessariamente con il giungere di nuovi nuclei familiari.
- E’ stato per me il
tempo che definisco della “semplicità”, un pizzico di ingenuità – di cui
non mi pento – cercando di invitare e promuovere la pace, la riconciliazione,
la stima reciproca. Sono sorte delle iniziative; alcune continuano, o
riprendono (cfr. la festa o l’incontro delle Associazioni, allora nella sagra
dell’ottava), altre sono state episodiche o limitate (cfr. 60° fine guerra – il
segno di riconciliazione e di pace è stato poi posto dall’Amministrazione
ultima, a cui va riconosciuto il merito).
Il campeggio
parrocchiale, con il clima, lo stile familiare e amichevole che lo
caratterizza, il desiderio di avviare intesa tra i nostri cori generosi
parrocchiali (con due stupendi concerti!), il creare comunione attraverso la
familiare e confidenziale comunicazione del bollettino parrocchiale che già
esisteva, la visita alle famiglie che potevo raggiungere… fino all’inaspettata,
anche per me, ispirazione che ci ha condotti a vivere la bellissima esperienza
della Missione nel 2004 con i fratelli di San Francesco. Ricordo con tanta
gratitudine verso il Signore questi fratelli e la partecipazione numerosa, la
commozione intensa, di tutta la Comunità. E’ stata occasione di vera grazia ed
entusiasmo per la vita cristiana autentica, occasione che avrebbe domandato
alimentazione continua.
E’ stato un tempo di
semina fiduciosa, un po’ ingenua, ma di cui sono felice. Nella pastorale di
evangelizzazione tradizionale condividevo la fatica di tanti altri, non
riuscendo in quel momento ad individuare strade nuove. Tutto doveva essere
tranquillo!
2006/2011
Dopo la semina, viene il
tempo in cui coltivare e lavorare il terreno, non dimenticando che, “dorma o
vegli il contadino” (dice Gesù), il grano cresce da sé. Comunque il contadino è
chiamato a fare la sua parte di attesa e stupore, che non è inerzia.
Lo è stato anche per me.
E’ la Comunità stessa, gli eventi, le esperienze, gli incontri fatti con le
persone, alcuni doni inaspettati, che mi hanno aperto e incoraggiato a questo
atteggiamento; a rispetto, fiducia, libertà con cui guardare e imparare dai
passi di coloro nei quali agiva la grazia di Dio e ad essa si aprivano con
nuove proposte pure per me. La mia umanità di prete ne è venuta arricchita,
anche se i difetti non sono spariti, e non sempre riesco a fare tesoro di
quanto ricevuto.
Sì, è stato il tempo di
una ripresa dell’ umanità più vera che acquista maggior forza nella vita
spirituale, nell’ascolto della Parola del Signore, nell’esercizio della carità,
nei momenti di amicizia e fraternità, come pure il non cedere a istanze o
attese superficiali o stantie nell’esprimere la fede. E’ il tempo di una
ritrovata, a volte faticosa, “libertà”!
Incontri e testimonianze
hanno fatto crescere me e sono state proposte alla Comunità. Percorsi di
preghiera e di riflessione con quanti siamo venuti a contatto, personalmente o
insieme, familiarità che si sono create, ci sono state di aiuto nella fatica di
uscire dal “così si è sempre fatto” o del “noi, o il nostro gruppo, abbiamo il
metodo giusto, la soluzione”, o del “tutti come me”, pensiero che i cristiani più convinti non mancano di lasciar
trapelare. Lavorare per la ricchezza, la diversità, aprirsi a percorsi differenti,
non essere invadenti … credo rimanga l’impegno della Comunità. Esperienze
personalissime nel mio ministero me lo confermano.
2011/2016
La terza stagione o
tappa di questo cammino, dopo la semina, il lavoro di coltivazione e cura
(grato per le lezioni ricevute e confidando nel perdono per lentezze o
irruenze), qualche frutto è apparso.
Se la prima stagione era
quella della semplicità, la seconda della libertà, la terza è quella della “carità”,
o verità, “pastorale”. Questo frutto è dono dello Spirito e si perviene
ad esso non tanto con i nostri sforzi, ma con la grazia del Signore. Lo si
accoglie e lo si gusta non per convinzione ma per innamoramento. Occorre
passare da cristiani convinti, tenaci, a discepoli di Gesù, innamorati di Lui e
della Comunità di cui siamo parte, della Comunità di tutti gli uomini. La
verità si fa nella carità e non nella chiarezza delle idee. Papa Francesco dice che la verità è un incontro, un
incontro con Cristo e con gli altri. Per la verità si sono fatte tante guerre nella
storia, mai per la carità!
La carità ha mosso verso
la verità pastorale infondendo coraggio nell’andare oltre qualche tradizione,
convenienze e apparenze, rompere argini e difese. Questo grazie anche all’aiuto
vostro e a quanti condividevano questa fiducia, appunto di preparare, dare più verità
alla nostra vita cristiana, al cammino personale e comunitario di
evangelizzazione, alle scelte a cui è facile assuefarsi per tradizione… Qualche
segnale di novità è stato posto soprattutto nell’accompagnare le famiglie nel
loro compito di educare e crescere con i figli nella vita di fede. Proposte e
impegno di persone, gruppi, in tal senso non sono mancati.
Rispettando il cammino
di tutti, i tempi delle persone, la fatica dei più deboli, scuotendo la
pigrizia e comodità di altri, occorre incoraggiare con la preghiera, l’esempio,
lo sprone benevolo e paziente, a scegliere Cristo Gesù, a scegliere il suo
Vangelo a scegliere di essere parte della famiglia dei suoi discepoli, la
Chiesa, dove c’è posto per tutti. Scegliere perché già siamo stati scelti da Colui
che ci ama. Non si può costringere ad innamorarsi di Gesù, ma una “bella
testimonianza” mette curiosità!
A determinare questo
“inizio di frutti” ritengo non ininfluente la mia esperienza del limite,
fragilità e debolezza nella malattia. Per due motivi che poi si riassumono in
uno.
Primo: nessuno è
indispensabile per fare rivoluzioni o cambiamenti che solo la grazia suscita,
accompagna, benedice, realizza (partire, camminare, sostare ripartire!).
Secondo: affinché
germoglino e nascano frutti buoni, il clima giusto è la stima, l’affetto
fraterno, l’amicizia, l’interessamento cordiale, la vicinanza familiare,
attenzioni di cui io ho goduto, ma anche tra noi ho visto.
Il terzo motivo che li
riassume ed è che il Signore, vedendo tutto questo accelera la novità del
Vangelo, non fa le cose in fretta, ma sempre al momento giusto. In una parola:
chi semina, lavora, fa crescere e miete, è l’Amore!
Come vi dicevo, anche in
me è maturato il mio ministero grazie all’affettuosa e concreta vostra
vicinanza, nell’insegnamento che ho colto nel “lasciar andare” ciò che potevo
difendere o ritenere pensieri e progetti miei, affidando ogni ispirazione, in
questo anno della Misericordia, alla preghiera, al dialogo fraterno e
confidenziale con quanti aprivano il loro animo, e al discernimento con il
Vescovo.
Ed è proprio con questo
“lasciar andare” che ho accolto l’invito del Vescovo che mi chiedeva la
disponibilità per un ministero più assiduo di misericordia e di consolazione,
di liberazione, in aiuto a chi conosce sofferenze dell’anima o del corpo. Sarà
presso il Santuario di Madonna dei Miracoli nei pressi di Lonigo, non come
parroco ma come custode addetto all’ ascolto e all’accompagnamento spirituale
della persone, (oltre che collaboratore con altri preti nell’unità pastorale di
cinque parrocchie). Pregate per me!
Sono certo che anche voi
ora non respingete la chiamata a “lasciarvi andare” e condurre dalla grazia di
Dio nel cammino che continua.
Non mancherà la
semplicità di non smettere di seminare con gioia e fiducia (fede – il
Padre); la libertà di chi sceglie con entusiasmo di continuare il lavoro
(speranza – il Figlio); la carità e il coraggio di chi, davanti a
difficoltà, confida che il centuplo gli sarà reso (carità - Spirito santo). E’
stato per tutti, davvero, un cammino nella Trinità. Sono certo che saprete
narrare quanto abbiamo vissuto e ritenete possa far bene. Con fiducia e
corresponsabilità continuerete questa storia di amore e salvezza con coloro che
vengono a continuare il ministero sacerdotale tra voi. “Monteviale, lasci uno prendi tre”.
La comunione amichevole
e fraterna tra voi, comunione che crescerà con nuovi rapporti e collaborazione
che – nell’Unità Pastorale - lentamente
si instaureranno con le Comunità di Gambugliano e Monte san Lorenzo, la mia
preghiera e il ricordo grato per ciascuno e tutti, la lacerazione che avverto
nel lasciarvi – quasi un taglio del cordone ombelicale per darvi alla luce e
consegnarvi alla vita - e l’offerta del nuovo ministero che mi attende, possano
davvero fare della cara Comunità di Monteviale un’immagine vivente di chi è in
cammino con il Signore Risorto e con i fratelli nella storia di questo mondo
verso la pienezza della vita che un giorno godremo insieme in cielo.
Don Francesco
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