sabato 24 settembre 2016

PASSI del CAMMINO, BATTITI del CUORE

Rendo grazie a Dio Padre, al Figlio, allo Spirito Santo, e sono riconoscente alla Vergine Maria, Assunta in cielo, custode di questa nostra Comunità di Monteviale, e a tutti voi, per questo lungo frammento della storia di salvezza e di amore vissuto qui per 17 anni.

“Partire, camminare, sostare, e ora ripartire”, riassumono bene i passi compiuti in questo tempo, in questo percorso fatto insieme a voi, a tanti fratelli e sorelle che il Signore mi ha fatto incontrare. Sì, grazie anche a voi e a tutti loro per il bene condiviso nella gioia e nella fatica, nell’entusiasmo e qualche lentezza legata alla nostra povera umanità.
Il cammino pastorale dell’intera Comunità in questi anni e il mio servizio di prete che la Chiesa, nella persona del vescovo Nonis, mi aveva affidato, posso dire sono andati di pari passo, integrandosi, arricchendosi, illuminandosi, sostenendosi reciprocamente. Sono cresciuti insieme.
Da parte mia ho visto crescere in vari aspetti la mia persona e il mio ministero grazie alla Comunità che mi è stata di sollecito, di esempio, incoraggiamento e di misericordia.
Nel contempo, insieme a voi, la Comunità ha fatto strada secondo la grazia che ha accolto e, pur nelle difficoltà che permangono come nello slancio umano e spirituale che la porta avanti, non abbia lesinare lodi alla Provvidenza.
Questi 17 anni mi trovo suddividerli in tre stagioni nelle quali, come dicevo, il cammino della Comunità e mio personale si sposano tra loro, spronandosi e aiutandosi reciprocamente.

1999/2005

- Sono partito per questa Comunità, dove il Vescovo mi aveva inviato, messo al corrente che la Comunità poteva venire, da qualche anno addietro, da divisioni e contrarietà non ancora totalmente risanate tra famiglie, gruppi di famiglie; una storia non facile, fatta di pregiudizi banali (vedi: tra monte e campagna) e quelli di carattere sociale-politico; una Comunità tradizionale con le sue ricchezze e valori, con qualche timida spinta innovatrice, Comunità che si sarebbe poi allargata necessariamente con il giungere di nuovi nuclei familiari.

- E’ stato per me il tempo che definisco della “semplicità”, un pizzico di ingenuità – di cui non mi pento – cercando di invitare e promuovere la pace, la riconciliazione, la stima reciproca. Sono sorte delle iniziative; alcune continuano, o riprendono (cfr. la festa o l’incontro delle Associazioni, allora nella sagra dell’ottava), altre sono state episodiche o limitate (cfr. 60° fine guerra – il segno di riconciliazione e di pace è stato poi posto dall’Amministrazione ultima, a cui va riconosciuto il merito).
Il campeggio parrocchiale, con il clima, lo stile familiare e amichevole che lo caratterizza, il desiderio di avviare intesa tra i nostri cori generosi parrocchiali (con due stupendi concerti!), il creare comunione attraverso la familiare e confidenziale comunicazione del bollettino parrocchiale che già esisteva, la visita alle famiglie che potevo raggiungere… fino all’inaspettata, anche per me, ispirazione che ci ha condotti a vivere la bellissima esperienza della Missione nel 2004 con i fratelli di San Francesco. Ricordo con tanta gratitudine verso il Signore questi fratelli e la partecipazione numerosa, la commozione intensa, di tutta la Comunità. E’ stata occasione di vera grazia ed entusiasmo per la vita cristiana autentica, occasione che avrebbe domandato alimentazione  continua.

E’ stato un tempo di semina fiduciosa, un po’ ingenua, ma di cui sono felice. Nella pastorale di evangelizzazione tradizionale condividevo la fatica di tanti altri, non riuscendo in quel momento ad individuare strade nuove. Tutto doveva essere tranquillo!

2006/2011

Dopo la semina, viene il tempo in cui coltivare e lavorare il terreno, non dimenticando che, “dorma o vegli il contadino” (dice Gesù), il grano cresce da sé. Comunque il contadino è chiamato a fare la sua parte di attesa e stupore, che non è inerzia.
Lo è stato anche per me. E’ la Comunità stessa, gli eventi, le esperienze, gli incontri fatti con le persone, alcuni doni inaspettati, che mi hanno aperto e incoraggiato a questo atteggiamento; a rispetto, fiducia, libertà con cui guardare e imparare dai passi di coloro nei quali agiva la grazia di Dio e ad essa si aprivano con nuove proposte pure per me. La mia umanità di prete ne è venuta arricchita, anche se i difetti non sono spariti, e non sempre riesco a fare tesoro di quanto ricevuto.

Sì, è stato il tempo di una ripresa dell’ umanità più vera che acquista maggior forza nella vita spirituale, nell’ascolto della Parola del Signore, nell’esercizio della carità, nei momenti di amicizia e fraternità, come pure il non cedere a istanze o attese superficiali o stantie nell’esprimere la fede. E’ il tempo di una ritrovata, a volte faticosa, “libertà”!
Incontri e testimonianze hanno fatto crescere me e sono state proposte alla Comunità. Percorsi di preghiera e di riflessione con quanti siamo venuti a contatto, personalmente o insieme, familiarità che si sono create, ci sono state di aiuto nella fatica di uscire dal “così si è sempre fatto” o del “noi, o il nostro gruppo, abbiamo il metodo giusto, la soluzione”, o del “tutti come  me”, pensiero che i cristiani più convinti non mancano di lasciar trapelare. Lavorare per la ricchezza, la diversità, aprirsi a percorsi differenti, non essere invadenti … credo rimanga l’impegno della Comunità. Esperienze personalissime nel mio ministero me lo confermano.

2011/2016

La terza stagione o tappa di questo cammino, dopo la semina, il lavoro di coltivazione e cura (grato per le lezioni ricevute e confidando nel perdono per lentezze o irruenze), qualche frutto è apparso.
Se la prima stagione era quella della semplicità, la seconda della libertà, la terza è quella della “carità”, o verità, “pastorale”. Questo frutto è dono dello Spirito e si perviene ad esso non tanto con i nostri sforzi, ma con la grazia del Signore. Lo si accoglie e lo si gusta non per convinzione ma per innamoramento. Occorre passare da cristiani convinti, tenaci, a discepoli di Gesù, innamorati di Lui e della Comunità di cui siamo parte, della Comunità di tutti gli uomini. La verità si fa nella carità e non nella chiarezza delle idee. Papa Francesco  dice che la verità è un incontro, un incontro con Cristo e con gli altri. Per la verità si sono fatte tante guerre nella storia, mai per la carità!

La carità ha mosso verso la verità pastorale infondendo coraggio nell’andare oltre qualche tradizione, convenienze e apparenze, rompere argini e difese. Questo grazie anche all’aiuto vostro e a quanti condividevano questa fiducia, appunto di preparare, dare più verità alla nostra vita cristiana, al cammino personale e comunitario di evangelizzazione, alle scelte a cui è facile assuefarsi per tradizione… Qualche segnale di novità è stato posto soprattutto nell’accompagnare le famiglie nel loro compito di educare e crescere con i figli nella vita di fede. Proposte e impegno di persone, gruppi, in tal senso non sono mancati.
Rispettando il cammino di tutti, i tempi delle persone, la fatica dei più deboli, scuotendo la pigrizia e comodità di altri, occorre incoraggiare con la preghiera, l’esempio, lo sprone benevolo e paziente, a scegliere Cristo Gesù, a scegliere il suo Vangelo a scegliere di essere parte della famiglia dei suoi discepoli, la Chiesa, dove c’è posto per tutti. Scegliere perché già siamo stati scelti da Colui che ci ama. Non si può costringere ad innamorarsi di Gesù, ma una “bella testimonianza” mette curiosità!

A determinare questo “inizio di frutti” ritengo non ininfluente la mia esperienza del limite, fragilità e debolezza nella malattia. Per due motivi che poi si riassumono in uno.
Primo: nessuno è indispensabile per fare rivoluzioni o cambiamenti che solo la grazia suscita, accompagna, benedice, realizza (partire, camminare, sostare ripartire!).
Secondo: affinché germoglino e nascano frutti buoni, il clima giusto è la stima, l’affetto fraterno, l’amicizia, l’interessamento cordiale, la vicinanza familiare, attenzioni di cui io ho goduto, ma anche tra noi ho visto.
Il terzo motivo che li riassume ed è che il Signore, vedendo tutto questo accelera la novità del Vangelo, non fa le cose in fretta, ma sempre al momento giusto. In una parola: chi semina, lavora, fa crescere e miete, è l’Amore!

Come vi dicevo, anche in me è maturato il mio ministero grazie all’affettuosa e concreta vostra vicinanza, nell’insegnamento che ho colto nel “lasciar andare” ciò che potevo difendere o ritenere pensieri e progetti miei, affidando ogni ispirazione, in questo anno della Misericordia, alla preghiera, al dialogo fraterno e confidenziale con quanti aprivano il loro animo, e al discernimento con il Vescovo.

Ed è proprio con questo “lasciar andare” che ho accolto l’invito del Vescovo che mi chiedeva la disponibilità per un ministero più assiduo di misericordia e di consolazione, di liberazione, in aiuto a chi conosce sofferenze dell’anima o del corpo. Sarà presso il Santuario di Madonna dei Miracoli nei pressi di Lonigo, non come parroco ma come custode addetto all’ ascolto e all’accompagnamento spirituale della persone, (oltre che collaboratore con altri preti nell’unità pastorale di cinque parrocchie). Pregate per me!

Sono certo che anche voi ora non respingete la chiamata a “lasciarvi andare” e condurre dalla grazia di Dio nel cammino che continua.
Non mancherà la semplicità di non smettere di seminare con gioia e fiducia (fede – il Padre); la libertà di chi sceglie con entusiasmo di continuare il lavoro (speranza – il Figlio); la carità e il coraggio di chi, davanti a difficoltà, confida che il centuplo gli sarà reso (carità - Spirito santo). E’ stato per tutti, davvero, un cammino nella Trinità. Sono certo che saprete narrare quanto abbiamo vissuto e ritenete possa far bene. Con fiducia e corresponsabilità continuerete questa storia di amore e salvezza con coloro che vengono a continuare il ministero sacerdotale tra voi. “Monteviale, lasci  uno prendi tre”.

La comunione amichevole e fraterna tra voi, comunione che crescerà con nuovi rapporti e collaborazione che – nell’Unità Pastorale -  lentamente si instaureranno con le Comunità di Gambugliano e Monte san Lorenzo, la mia preghiera e il ricordo grato per ciascuno e tutti, la lacerazione che avverto nel lasciarvi – quasi un taglio del cordone ombelicale per darvi alla luce e consegnarvi alla vita - e l’offerta del nuovo ministero che mi attende, possano davvero fare della cara Comunità di Monteviale un’immagine vivente di chi è in cammino con il Signore Risorto e con i fratelli nella storia di questo mondo verso la pienezza della vita che un giorno godremo insieme in cielo.

Don Francesco





 

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