lunedì 26 settembre 2016

UNA TAVOLA D'AMORE IMBANDITA



Parrocchia S. Maria Assunta, Monteviale
Saluto alla Comunità
25.09.2016


Carissimi amici, 
diversamente dalla parabola che oggi  Gesù racconta (cfr Luca 16,19-31), io, povero, giunto alla vostra porta 17 anni fa, mi avete fatto entrare e accomodato alla vostra tavola ricca e imbandita.
Qui ho trovato un antipasto di fiducia, il pane buono dell’affetto, il vino frizzante della gioia, il piatto robusto del vostro impegno, il contorno di tante belle attenzioni, la dolcezza del sorriso, il gusto forte dell’amicizia, qualche lacrima di cordiale, la salutare correzione fraterna, con l’aggiunta, da portare sempre con sé, di una incoraggiante  confidenza. Insomma un pranzo completo e abbondante! Con tante calorie per non sentire freddo e solitudine. Grazie di cuore. E tutto offerto dalla vostra bella ospitalità e familiarità. Voi, ricchi, avete fatto posto a me, povero, nel vostro cuore, nella vostra casa, alla vostra tavola.  Non siete stati come il ricco della parabola, che  troppo tardi si è accorto di aver sbagliato pensando solamente a se stesso. Grazie, grazie.
Grazie soprattutto perché con voi alla tavola del Signore ho condiviso la sua Parola, gustandola, quasi divertendomi, mentre la spezzettavo con voi e per voi ogni domenica; ho condiviso il Pane vivo, la carne del Figlio di Dio, l’Eucaristia, nella sua umanità, mentre, a mia volta, immeritatamente, sono stato nutrito dalla vostra umanità, dalla vostra carne, che segnata spesso da ferite, pulsava di amore e dolore; e così ho condiviso lo Spirito di consolazione e di forza che il Padre dà a tutti i suoi figli!
Non abbiamo, comunque, ancora finito di mangiare e nutrirci  di tante cose buone, le sole che fanno bene. Anche se ora il posto a tavola cambia, non mancheremo di sentirci partecipi della medesima festa che è anticipo di quella del cielo. Grazie, infinitamente, allora, per prima cosa.

E poi vi chiedo scusa, carissimi, se a questa tavola, come bambino capriccioso, non sempre mi sono comportato bene. Vi chiedo scusa delle mie distrazioni, dimenticanze, esagerazioni o irruenze, della mancanza di galateo che, alla scuola di Gesù è molto di più delle buone maniere. E’ amore che mette gli altri davanti a sé, li fa sedere al primo posto, soprattutto chi arriva o è considerato ultimo.  Conto sul vostro perdono.
Grazie della pazienza e della misericordia che mi avete dato e insegnato perché non dimentichi che altri sempre nuovi poveri arrivano alla porta, porta che deve rimanere aperta e accogliente.

Carissimi, ora, però, è il momento di alzarci da tavola, ben rifocillati e saziati dai doni che vengono dal Signore e dalla bella  reciproca confidenza. Ora andiamo a saziare altri; altri che incontreremo, i nostri cari ogni giorno, e tutte le persone bisognose di affetto, stima, incoraggiamento, medicamenti, e consolazione.
Non manchi mai nel vostro andare, ed è l’incoraggiamento fraterno che vi lascio, il gusto pieno della vita bella, buona e felice, pur se a volte lo stesso gusto abbia un che di aspro, quasi qualcosa di fin troppo acerbo. Anche ciò che capita di sentire come cibo amaro, si tramuterà in dolcezza, e quanto è duro da digerire, quali sofferenze, torti, incomprensioni, tristezza, si tramuterà, con l’aiuto del Signore, in occasioni di misericordia e quindi in tenerezza.

Vi auguro e vi incoraggio affinché abbiate il sapore della fede, il condimento della speranza, il cibo sostanzioso della carità.
Fede è credere che c’è qualcuno che vi vuol bene, Dio, che vi  ama,  e di voi, come lo era di Gesù, il prediletto, si compiace; speranza è vedere il bene attorno a voi in tutti e prendere coraggio; carità è compiere il bene ovunque e portare gioia. Con tale energia spirituale ci alziamo da tavola per andare a portare mediante la vita il vangelo, la bella notizia che Gesù è risorto, è vivente, e noi lo siamo con lui. E’ questa la ragione profonda della serenità che abbiamo in cuore, dell’impegno fiducioso e generoso nel dare tempo e forze a cercare un mondo migliore dove è piacevole stare, un’ umanità nuova come il Padre la desidera per la nostra felicità, che un giorno sarà piena.

Mentre ci avviamo per la strada ove ci conduce il progetto di Dio, ci sentiamo uniti, io a voi e voi a me, nel ricordo, nella preghiera, nella lode, nel rendere grazie, nell’invocare benedizione  e aiuto gli uni per gli altri.
Io parto con il ricordo e la gratitudine per l’affetto che avete avuto per me e che in modo tanto commovente mi avete manifestato nel momento difficile della malattia.

Ma anche è ben vivo in me il ricordo ancor più caro per chi ha sofferto e soffre in vario modo, perché ammalato o angosciato dalle prove della vita; per le famiglie che hanno pesi da portare, per le persone cariche di anni e di acciacchi, per i genitori carichi di pensieri, per gli sposi carichi di amore, per i giovani carichi di sogni, per i bambini carichi di vivacità, per i più piccoli carichi di bellezza, per coloro che hanno servito e servono la Comunità sia ecclesiale e civile carichi di responsabilità… Un ricordo specialissimo e grato è per quanti hanno condiviso e sostenuto, in diversi momenti, il servizio al vangelo nella nostra Parrocchia (catechiste, animatori Acr, della preghiera, del canto della carità, dei servizi più umili e necessari della chiesa, custodi anche delle mie necessità materiali)  
Confido che un altrettanto ricordo voi abbiate di me, carico come sono di limiti e peccati, bisognoso di misericordia.
Carissimi passi nuovi vi attendono, una comunione più vasta nella quale entreranno altri fratelli e sorelle delle Comunità di Gambugliano e Monte San Lorenzo. Sono certo che la tavola si allargherà per una festa ancor più grande.

A questa tavola un posto d’onore riservate, anzi riserviamo , visto che ancora una volta il mio cammino prosegue sulla sua strada a Maria, Madre di Gesù e nostra, Madonna Assunta che non rinuncia alla sua prerogativa più grande. Non è quella di essere regina in cielo, ma di continuare ad essere la serva del Signore qui in terra, presso i suoi figli e fratelli che noi siamo. Alla sua materna, dolce e forte intercessione, vi affido perché il Figlio non può negarle la grazia di cui avete bisogno. Per questo, con umiltà ancora una volta, vi confesso, quasi facendo eco, sottovoce, al canto di Maria:  “la mia gioia e le mie lacrime sono per Colui che mi ama, per Colui che io amo, per Colui che desidero voi possiate conoscere e amare”; sono per tutti voi, per questa Comunità dove il volto di Gesù è quello di ognuno al quale mi sia dato di avvicinarmi ancora una volta con un bacio e una carezza che vengono dal cuore. Amen.


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