24° Domenica C –11-09.2016
- Luca 15,1-7
Nell’anno della misericordia, in questa domenica una
Parola di Gesù ci è data ove Egli tenta, poiché non mancano coloro che gli
resistono e lo contestano, di spiegare il volto buono del Padre che tale
apparirà nella parabola successiva alle due che abbiamo sentito, quella del
padre misericordioso che i due figli mostrano di non conoscere e che rifiutano,
uno andandosene da casa, l’altro
rimbrottando il Padre di essere troppo buono e ingiusto. Ci soffermiamo
sulla prima delle due che preparano appunto la terza. Da dove nasce questa
parabola?
Pubblicani
e peccatori si sentono attirati da Gesù e vengono a lui per ascoltarlo, mentre
i pretesi giusti, gli osservanti tutti puliti, denunciano con un certo
disprezzo: “Costui accoglie i peccatori e mangia con loro!”.
Nei
vangeli Gesù è spesso a tavola, invitato da farisei o da peccatori, tanto che
cercavano di squalificarlo come un mangione beone, e nessuno è mai escluso
dalla sua tavola. Mangiare insieme a tavola per Gesù significava offrire una
possibilità di incontro, amicizia, di conversione, di riconciliazione, come è
stato per Zaccheo. Gesù non è restato nel deserto con il suo
maestro Giovanni il Battista, ma ha scelto di entrare nelle città e nei
villaggi, nelle case della gente, per sedersi a tavola con gli uomini e le
donne che incontrava nel suo cammino.
Per spiegare questa intenzione Gesù dà dunque
alcune parabole. Prendiamo la prima.
“Chi
di voi,se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto
e vai in cerca di quella perduta, finché non la ritrova?”
Perché il pastore fa questo, perché si affatica per
una sola pecora, quando ne ha altre novantanove?
Dicevo domenica scorsa che l’amore è paradossale,
fuori di ogni logica, lontano dal buon senso, senza misura, fuori di ogni
calcolo. Ecco qui un esempio. Quando si ama, non si seguono i calcoli
dell’aritmetica!
Il
pastore della parabola è Dio, che continua a pensare a chi si è perduto, a chi
l’ha abbandonato per scelta o per errore, e non si dà pace finché la pecora
amata non ritorni nella sua intimità. E così Dio “abbandona” le altre pecore
per salvare quella perduta… Certo si fa fatica a vedervi l’altro aspetto
altrettanto necessario, dell’amore, e cioè un amore intelligente! Ma non è di sicuro
sempre intelligenza star lì a tappare i buchi per impedire altre fughe che
comunque possono sempre avvenire, finche ci si ritrova davvero con una sola!
Il
pastore della parabola di Gesù, invece, cerca, cerca. “Quando l’ha trovata,
pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i
vicini per far festa: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora,
quella che si era perduta”. La vita ritrovata e la gioia di condividerla
sono il desiderio grande di Dio e sono solamente frutto dell’azione di Dio.
Quella pecora non fa niente, si limita lasciarsi cercare e trovare!
Anche questo è paradossale, ma è la nostra vera
intelligenza quanto smarriamo la via, commettiamo errori, non conosciamo più la
strada: lasciarci cercare e trovare dall’amore di Dio! Dio, che non ama solo
quelli che gli rispondono coerentemente. Tutti siamo peccatori, in un modo o
nell’altro, e allora cerca di far sentire a tutti e a ciascuno il suo amore
fedele e mai meritato. Solamente se non vogliamo sapere, di essere peccatori,
allora impediamo a Dio di venirci a cercare. Piuttosto sia in noi la
consapevolezza di Paolo che ha lasciato scritto : “Cristo Gesù è venuto nel
mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ho ottenuto
misericordia per essere io di esempio a tanti altri.”
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