venerdì 6 gennaio 2012

 OMELIA

Epifania – 06.01.2012

- Isaia 60,1-6
- Efesini 3,2-6
- Matteo 2,1-12

A Natale il cielo è disceso sulla terra. Un figlio ci è stato dato, è nato tra noi un Bambino: Dio. Dio venuto a cercare gli uomini sulla terra. Oggi sono gli uomini, ogni uomo, tutti gli uomini, di ogni lingua, popolo, nazione, rappresentati da questi singolari personaggi che cercano Dio, la sua manifestazione, come dice la parola Epifania. E ancora una volta è interessato, è determinante il cielo. Non si può camminare sulla terra senza guardare il cielo, che non significa vivere con la testa per aria, perder tempo, distrarsi con le mille cose da fare. Qui il cielo è sinonimo di Dio, che chiama gli uomini misteriosamente alla ricerca di sé, e specificatamente in quel Bambino che è Gesù, luce per tutte le genti, colui che è la salvezza dell’umanità. Non c’è nessuno che non viva sotto il cielo, anche chi è cieco, anche chi non è ne cosciente, anche chi dovesse bestemmiarlo e maledirlo, perché troppo faticoso stare sulla terra.

Qual è il mio cielo? O dove lo incontro il mio cielo? Ognuno di noi ha il suo pezzo di cielo che lo attira, lo inquieta, lo agita, lo incuriosisce, lo esalta, lo preoccupa. Il mio cielo è il mio cuore! Quello scruto, ascolto, indago, leggo, custodisco, interrogo, mentre faccio i miei passi sulla terra ogni giorno. Anzi da questo mi lascio indirizzare, a volte portare…Un cielo che vorrei sempre illuminato dalla Parola di Dio, che riflette sulla mia via la giusta luce e il giusto calore, che non è crudele o enigmatico, anche quando si presenta con nuvoloni neri (il mio orgoglio, la mia cattiveria), o appare grigio e freddo causa la mia tiepidezza o egoismo. Questo cielo è la mia vita, perché quanto dico cuore non penso a cose evanescenti, o astratte, solo sentimenti, sensazioni, emozioni, che pure sono palpiti del cuore, ma frammenti vivi dell’esistenza molto concreta. Quindi a me che vivo sotto questo cielo, è il cielo stesso che mi guida, è Dio ancora una volta che non gioca a nascondino ma fa appello alla mia libertà, alla mia intelligenza, alla mia voglia di amore. Cercare Dio è la mia vocazione, la mia strada, come quella dei magi. Anche quando penso di averlo già trovato, perché Lui è più grande di ogni scoperta che ci è dato di fare.

Il cielo non può essere senza stelle, anche quando le nuvole le nascondono. Il cuore non può rimanere al buio, anche quando gli avvenimenti ci fanno vedere tutto nero, e non capiamo più come orientarci, sempre come i magi. Cerchiamo aiuto, consolazione, illuminazione. Cerchiamo la stella del nostro cielo, la luce del nostro cuore. Ed ecco la rivelazione che io ho colto: se il cielo è il mio cuore, la mia stessa vita, la stella che mi guida è l’amore! Se non ho conosciuto o non conosco l’amore, non incontrerò mai Dio, il mio salvatore in Gesù. E se anche dovessi incontrarlo non lo riconoscerò perché Egli è l’amore fatto carne. Dice San Agostino, commentando l’apostolo Giovanni: “amando il prossimo purifichi l’occhio per poter vedere Dio… Tu dunque ama il prossimo, e guarda dentro di te (il tuo cielo, il tuo cuore) donde nasca quest’amore, vedrai, per quanto ti è possibile, Dio… Aiuta il prossimo con il quale cammini, per poter giungere a colui con il quale desideri rimanere…”.
 Se, invece, non ho amore, che è già presenza di Dio nella mia vita, di Dio avrò paura come Erode e tutta Gerusalemme, farò finta di essere interessato a Lui, ma è il mio posto che voglio difendere. Che tristezza voler difendersi dall’amore, prendere tutte le precauzioni per non cedergli il posto, o meglio, per non occupare il mio posto con l’amore che valorizza ancora di più la mia esistenza.

Carissimi, a chi cerca Dio: io dico, seguite questa stella che è l’amore, amatevi, vogliatevi bene, e Dio vi si rivelerà in un Bambino, Gesù, (“la tua luce sorgerà come l’aurora” – Isaia 58,8) che potrete adorare, cioè abbracciare con quella confidenza e intimità che solo gli innamorati si donano e l’incontro con Lui sarà una vita con grandissima gioia, una vita tra due lembi di cielo qui sulla terra, pienamente trasformata in un’altra strada, vera libertà da ogni paura o convenzione, come anche i magi hanno percorso per ritornare al loro


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