Domenica 08.01.2012
Era raggiante. Più sorridente del solito.
“Ti devo dire un momento bello”, mi saluta arrivando .
Al termine della Messa ritorna da me. Era ancora più raggiante e subito mi ha aperto il cuore.
“Ti devo dire un momento bello”, mi saluta arrivando .
Al termine della Messa ritorna da me. Era ancora più raggiante e subito mi ha aperto il cuore.
“Ho subito una cattiveria. Ho perdonato. Sono libero, libero”.
L’ “amato” di cui parlava il vangelo definendo l’identità di ognuno, di ogni persona, di ogni figlio e fratello, era lì davanti a me.
“A chi mi chiedeva sorpreso : ‘ma come? Non ti ribelli? Non ti difendi?’ ho risposto che voglio guardare le persone, le cose, anche ai diritti acquisiti, con occhio nuovo, con cuore nuovo. Occorre cambiare mentalità, avere più amore, come quello che riceviamo dal buon Dio. E sono libero. Libero”.
Salutandomi con un abbraccio fraterno e gioioso: “mi sono ricordato di ‘zitti’, come scrivevi, ed è vero. Perché la Parola prenda carne e viva occorre fare silenzio e, come ha detto Gesù, pregare per chi ti vuol male. L’ho fatto. Sono libero. Una cattiveria senza nome mi ha indotto a libertà, demolendo non tanto quello che era ingiusto, anche se fatto tanto tempo fa’ con le dovute assicurazioni dell’epoca, piuttosto l’attaccamento alle cose e l’incapacità, finché non è messa alla prova, di perdonare”.
Davvero il Padre può dire di questo figlio: “in te ho posto il mio compiacimento”
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