domenica 8 gennaio 2012

OMELIA

Battesimo di Gesù - 08.01.2012

- Isaia 55,1-11
- 1Gv 5,1-9
- Marco 1,7-11

Soltanto l’altro ieri sostavano con i sorpresi magi in adorazione, in bella e intima familiarità davanti al Bambino e sua madre, il re dei giudei come lo cercavano quegli uomini. Oggi siamo sulle rive del Giordano, all’incirca trent’anni dopo, dove Giovanni il Battista è anch’egli sorpreso vedendoselo davanti, oramai uomo adulto, in fila per un gesto di penitenza, il battesimo con acqua, che dice solidarietà con tutti i peccatori. La sorpresa non è finita neanche per noi a motivo della voce dal cielo, cioè un particolare rivelazione di Dio Padre che dice a quell’uomo che è Gesù: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Dopo i pastori e i magi che si sono trovati davanti a qualcosa di tanto naturale, un bambino, e tanto misteriosa per come si è manifestata; dopo Maria e Giuseppe testimoni sì del mistero, con la gioia e la fatica di viverci dentro, ecco il Padre che si espone, diciamo così pubblicamente, per quanto possiamo comprendere come si sono svolte le cose anche al Giordano. Verrebbe da dire: dopo 30 anni riconosce suo Figlio? Sarebbe assai poco paterno. Eppure quei trent’anni passati in silenzio in cui Gesù è cresciuto nella famiglia e casa di Nazareth sono autentico “vangelo” e stanno a significare che Dio è venuto ad abitare e a crescere nella normalità, nella quotidianità della vita, e il fatto che non c’è bisogno di particolari manifestazioni per chi l’ha accolto. La Parola di Dio fatta carne diventa adulta nel silenzio.

E allora perché questa pubblica attestazione, questo svelamento al Giordano? Perché Gesù sta per dare inizio alla sua missione pubblica, alla sua predicazione in opere e parole. Quindi è per noi, ancora una volta, per il mondo a cui è inviato, questa conferma che Gesù riceve. Perché noi lo abbiamo a sapere, e lo accogliamo. Ma anche perché cominciamo a conoscere noi stessi, a volerci un può più bene, ad avere motivo di stare contenti.

La voce del Padre firma la carta d’identità di Gesù. E dal momento che Gesù ha la mia carne, dal momento poi che anch’io ho in dono lo Spirito che discende su di lui come colomba, immagine ricca di significato, ecco qua la mia carta d’identità. Ecco chi è Gesù, ecco chi sono io. E l’incarnazione di Dio avviene anche in me. Quale meraviglia, quale bellezza, quale dignità l’umanità, carne e sangue, di cui sono fatto! Altro che buttarsi via, in tutti i sensi!

Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”
“Figlio”: cos’è un figlio? Meglio, chi è il figlio. Il vertice del desiderio, dell’emozione, è l’amore fatto visibile, fatto carne che si può toccare.
“amato” : non è da… amare, cioè non ha bisogno di rendersi amabile; io non ho bisogno di meritarmi l’amore, già sono amato in partenza e per sempre qualunque cosa faccia o viva.
“in te ho posto il mio compiacimento” : tu mi piaci, tu sei la mia gioia. Stupenda dichiarazione di affetto che dovremmo ripeterci più spesso.

Questa rivelazione nel momento in cui Gesù condivide il Battesimo di conversione per mano di Giovanni fa pensare al nostro battesimo che altra cosa: l’immersione, come dice la parola stessa, nella vita e nell’amore di Dio che “arricchisce” e conferma quello che siamo. E se quello che gli uomini ricevevano da Giovanni era una purificazione dal passato, quello che noi abbiamo ricevuto in Gesù è molto di più: è inizio di un nuovo futuro che pur riportandoci e svolgendosi  tra le cose di sempre non potrà che avvenire con lo stupore dei pastori di Betlemme, “per un’altra strada” con libertà che hanno trovato i magi, con la gioia grandissima loro, ma soprattutto di Dio stesso.




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