OMELIA
3° Domenica B - 22.01.2012
- Giona 3,1-10
-1Corinzi 7,29-31
- Marco 1,14-20
Gesù muove i suoi primi passi non certo in un clima di tranquillità e privo di pericoli. Un vero tempo di crisi. Giovanni Battista arrestato è sintomo di fallimento, e Gesù si dirige fuori in terra pagana dove la gente non gode buona fama, perché è gente poco ortodossa nella pratica della religione (anche se l’ostilità a Gesù si manifesterà più dentro che fuori). Le condizioni non sono affatto buone, ed egli porta la “buona notizia” su Dio. Dio è vicino, è presente, e agisce; le situazioni che l’umanità vive, diventano luogo di grazia e di benedizione, perché Dio c’è.
Il tempo in cui anch’io sono non è una maledizione, ma occasione di bene perché “matura”, si potrebbe dire, è la presenza di Dio, del suo amore. Nella nostra esistenza ci sono esperienze, eventi, realtà che sembrano non promettere nulla di buono, che vorrebbero mantenerci nella tristezza, rassegnazione, o paura, senza speranza. Se diamo credito al vangelo, se “credete nel vangelo” dice Gesù, nella bella notizia che io vi do, che io sono, conoscerete che il Regno di Dio, cioè Dio è vicino, è in voi.
Ho visto due vecchietti che si sostenevano con tenerezza. E ho detto: il Regno di Dio è vicino. Ho fatto visita ad una persona avanti negli anni, era serena pur nei suoi dolori. E ho detto: il Regno di Dio è vicino. Sono stato in una giovane famiglia che ci si vuol bene. E ho detto: il Regno di Dio è vicino. Ho voluto recare il mio saluto ad una giovane mamma in attesa e preoccupata per il bimbo che porta in grembo. Ho visto la sua passione per la vita e ho detto: il Regno di Dio è vicino. Ho ricevuto la confidenza di una persona che perdona chi gli ha fatto del male. E ho detto il regno di Dio è vicino. Persino il biancore degli arbusti delle piante in questi giorni di gelo, questa singolare artistica bellezza mi ha fatto dire: il Regno di Dio è vicino. Sono stato alla tavola di amici e ho gustato come è vicino il regno di Dio. E poi gli occhi, il sorriso e la vivacità dei nostri bambini: il Regno Dio è vicino.
Tra questa vicinanza e il credere nel vangelo ci sta una parola il cui uso è diventato un po’ antipatico, il significato malinteso, e l’applicazione teorica e superficiale. La parola è: “convertitevi”. “Conversione” non è un puro sentimento e neppure un semplice cambiamento di opinione, ma un dirigere altrove lo sguardo e i propri passi in una direzione opposta alla precedente. Cambiando il nostro modo di vivere ci apriremo maggiormente alla buona notizia che è il vangelo, perché se è vero che uno vive come crede, è ancora più forte il fatto che uno crede come e quello che vive. Se uno vive per i soldi, la fama, il successo, la soprafazione l’imbroglio, finirà per credere che questo è il suo vangelo, questa è la strada della felicità. Cominciamo a porre dei passi nuovi, ai quali magari siamo indotti dalle condizioni del tempo presente, e saremo aiutati a considerare la verità del messaggio di Gesù che a sua volta confermerà e incoraggerà la nuova strada.
Comunque la “conversione” a cui Gesù chiama è fatta di cuore e di passi, è un cuore che cammina dietro di lui, proprio come Simone e Andrea che lasciano le reti e lo seguono; proprio come Giacomo e Giovanni che lasciano addirittura il loro padre e lo seguono. Non si tratta di venire meno alle cose che ogni giorno ci occupano e che servono per l’esistenza nostra e degli altri; non si tratta di venir meno agli affetti più cari verso i quali abbiamo gratitudine e responsabilità, ma in quel “venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”, in quella chiamata vi è invece la promessa di un’esistenza allargata senza confini, l’esistenza che ha le dimensioni di Dio e del suo amore universale, l’esistenza dei suoi figli, l’esistenza di chi vive la propria umanità come ha fatto Gesù.
Il tempo che viviamo è grazia. Dio è vicino a noi, e attraverso di noi che egli chiama, è vicino a questa umanità.
Il tempo in cui anch’io sono non è una maledizione, ma occasione di bene perché “matura”, si potrebbe dire, è la presenza di Dio, del suo amore. Nella nostra esistenza ci sono esperienze, eventi, realtà che sembrano non promettere nulla di buono, che vorrebbero mantenerci nella tristezza, rassegnazione, o paura, senza speranza. Se diamo credito al vangelo, se “credete nel vangelo” dice Gesù, nella bella notizia che io vi do, che io sono, conoscerete che il Regno di Dio, cioè Dio è vicino, è in voi.
Ho visto due vecchietti che si sostenevano con tenerezza. E ho detto: il Regno di Dio è vicino. Ho fatto visita ad una persona avanti negli anni, era serena pur nei suoi dolori. E ho detto: il Regno di Dio è vicino. Sono stato in una giovane famiglia che ci si vuol bene. E ho detto: il Regno di Dio è vicino. Ho voluto recare il mio saluto ad una giovane mamma in attesa e preoccupata per il bimbo che porta in grembo. Ho visto la sua passione per la vita e ho detto: il Regno di Dio è vicino. Ho ricevuto la confidenza di una persona che perdona chi gli ha fatto del male. E ho detto il regno di Dio è vicino. Persino il biancore degli arbusti delle piante in questi giorni di gelo, questa singolare artistica bellezza mi ha fatto dire: il Regno di Dio è vicino. Sono stato alla tavola di amici e ho gustato come è vicino il regno di Dio. E poi gli occhi, il sorriso e la vivacità dei nostri bambini: il Regno Dio è vicino.
Tra questa vicinanza e il credere nel vangelo ci sta una parola il cui uso è diventato un po’ antipatico, il significato malinteso, e l’applicazione teorica e superficiale. La parola è: “convertitevi”. “Conversione” non è un puro sentimento e neppure un semplice cambiamento di opinione, ma un dirigere altrove lo sguardo e i propri passi in una direzione opposta alla precedente. Cambiando il nostro modo di vivere ci apriremo maggiormente alla buona notizia che è il vangelo, perché se è vero che uno vive come crede, è ancora più forte il fatto che uno crede come e quello che vive. Se uno vive per i soldi, la fama, il successo, la soprafazione l’imbroglio, finirà per credere che questo è il suo vangelo, questa è la strada della felicità. Cominciamo a porre dei passi nuovi, ai quali magari siamo indotti dalle condizioni del tempo presente, e saremo aiutati a considerare la verità del messaggio di Gesù che a sua volta confermerà e incoraggerà la nuova strada.
Comunque la “conversione” a cui Gesù chiama è fatta di cuore e di passi, è un cuore che cammina dietro di lui, proprio come Simone e Andrea che lasciano le reti e lo seguono; proprio come Giacomo e Giovanni che lasciano addirittura il loro padre e lo seguono. Non si tratta di venire meno alle cose che ogni giorno ci occupano e che servono per l’esistenza nostra e degli altri; non si tratta di venir meno agli affetti più cari verso i quali abbiamo gratitudine e responsabilità, ma in quel “venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”, in quella chiamata vi è invece la promessa di un’esistenza allargata senza confini, l’esistenza che ha le dimensioni di Dio e del suo amore universale, l’esistenza dei suoi figli, l’esistenza di chi vive la propria umanità come ha fatto Gesù.
Il tempo che viviamo è grazia. Dio è vicino a noi, e attraverso di noi che egli chiama, è vicino a questa umanità.
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