lunedì 2 gennaio 2012

FRAMMENTI di VITA


Ieri, primo giorno dell’anno, giornata di luce, persino di calore, e poi, soprattutto di pace e silenzio. Le ore pomeridiane cullavano il tempo neonato, i botti erano spenti, le voci pure, la calma invadeva senza rumore alcuno le prime ore di un tempo che non mancherà di fare udire presto i propri vagiti. E’ sempre una stupenda contemplazione, un immergersi dolce nel nuovo grembo, aperto, squarciato a nuove sorprese, un lasciarsi fasciare come bimbo che non sopporta nudità dopo essere stato avvolto  dentro da tenerezza materna, una carezza che sa di fresco respiro complice l’aria tersa di un pomeriggio e di una serata che non danno nostalgia del passato, ma impaziente attesa e desiderio di nuove albe, di tanti giorni, di innumerevoli sospiri.

Oggi il giorno è grigio, il cielo plumbeo, gocce come lacrime sul visetto appena nato lo bagnano nuovamente; ancora il pomeriggio e la serata non più l’aria tersa di ieri ma finissima pioggia, quasi timorosa a spegnere le prime luci del nuovo anno. E silenzio! Anche se l’uomo ha ripreso il lavoro, l’opera quotidiana, ancora il suono del silenzio è prevalente. Sembra non esserci fretta, quasi si teme di riprendere a correre, eppure necessità c’è. Ma più che a questa, cedo alla gratuità, all’in-utilità, all’abbandono, all’ascolto della vita che è da sempre ed è appena nata. Anche nel grigio del giorno così diverso da ieri.

Eppure un comune denominatore tiene la vita, ora luminosa, calda, generata di pace e silenzio, ora grigia, melanconica, presto monotona, bagnata di pianto, chi di dolore, chi di commozione. E’ l’amore il filo conduttore degli anni e delle stagioni, dei giorni e delle settimane. L’amore che fiorisce nell’eternità, si dona nel tempo, “termina” ancora nell’eternità.

L’amore fedele, quieto, fecondo, timido, pudico, normale respiro dell’esistenza, del cuore che cerca, che domanda di essere felice e più ancora di far felice; l’amore che unisce temperamenti e sensibilità differenti in un unico progetto di bene, nella composizione di un puzzle la cui bellezza compiuta corona la fine, ma è meglio dire, il fine della stessa esistenza. Come non ammirare il frammento d’amore di inestimabile delicatezza e semplicità eppure prezioso e caro di chi, con dolore e speranza, accompagna e lascia andare la persona amata perché giunta al compimento del cammino, con la certezza interiore che la comunione non è interrotta ma trasformato, addirittura piena? Davvero la luce e il calore del dialogo, al familiare pranzo di ieri, ha ripreso e ampliato quanto donava la mattinata. E il silenzio che nel pomeriggio veniva dalle cose mute é stato amplificato dal custodire le cose ascoltate e dal meditarle nel cuore.

E poi oggi. Ecco l’amore che vuole essere fedele, e lo è, ed è ferito. Le circostanze della vita, di ogni bel tempo, come quello dell’amore, che inizia con tante attese non di rado risponde con altrettanto difficili sorprese. Il cuore si apre e si racconta. L’ascolto, l’abbraccio. Ancora l’amore stavolta sincero e sofferto, fragile e generoso. E in esso la paura, la lotta, lo scoramento, la ripresa, la fedeltà, la tenacia, ancora la stanchezza, la sconfitta, e di nuovo la ripresa, ora l’attesa, la pazienza, la fiducia… Non è finito l’amore, anche se ha conosciuto diverse “incarnazioni”. Come potrebbe essere diversamente se l’Amore è Dio fatto carne? In questa “carne” anche le nostre debolezze e fragilità, le nostre incertezze e persino gli errori, diventano opportunità perché chi ci vive accanto, chi è dato di accompagnare nella vita,  abbia qualcuno che, pure con tanti limiti, glielo manifesti. Attraverso la fragilità il Signore ha offerto amore… gratuitamente.

Nello splendore o nel grigiore di una vita, come di una giornata, è sempre l’amore che Dio ha messo nel nostro cuore, ha “incarnato” nella nostra umanità, il comune denominatore che fa di quella storia, di quell’anno o di quegli anni, un bellissimo tempo di grazia, di gioia e di libertà. Lo potremo ammirare quando ogni cosa, ogni passo, ogni giorno,  li vedremo, e noi dentro essi, nella luce del Risorto. Mi piace immaginare ogni gesto, parola, silenzio che qui viviamo come delle note musicali che stendiamo sul rigo della nostra esistenza, e che non siamo ancora riusciti ad armonizzare bene. Gustiamoci gli accordi ispirati, e ricevuti in dono!; non ci scoraggino però le dissonanze o le stonature difficili da rimediare. Verrà il momento di una stupenda melodia celeste fatta di tutte le note scritte qui sulla terra, in giorni di luce come in quelli grigi, una melodia che farà la festa di tutto il cielo. Se rimaniamo nell’amore di Dio e dei fratelli, con qualunque tempo, se stiamo un po’in silenzio, nel cuore, ne sentiamo già il preludio.
Buon anno.



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