OMELIA
2° Domenica B - 15.01.2012
- 1Samule 3,3-10
-1Cor 6,13-20
- Gv 1,35-42
L’abbiamo atteso, abbiamo celebrato la sua nascita, l’abbiamo accolto: “Ecco l’agnello di Dio”. Così viene indicato da Giovanni Battista. “Ecco l’agnello di Dio”, “ecco colui che è porta vita e libertà con il proprio sangue”, con un amore che non chiede agli altri sacrifici e fatiche, mentre da se stesso per il loro bene. Non impone prescrizioni o regole che non siano l’amore che lui è, che lui insegna, il vero Signore dell’esistenza, a seguire.
Anch’io, come Giovanni, fisso lo sguardo su Gesù e intuisco quella bella presenza che ancora non conosco perfettamente, pur se da tanti anni mi dico suo discepolo. Fisso lo sguardo su di lui, cioè lo guardo con quella intensità e curiosità che non sono solamente volontà di capire, ma attrazione,simpatia, sintonia, affetto che già sento anche se non lo definisco bene dentro di me. Penso sia questo l’invito sottinteso all’indicazione del Battista che è anche per me, per noi. Cercatori chissà di che, forse di un po’ di pace, di luce, di vita, di gioia di essere qui a questo mondo, cercatori senza avere il coraggio di ammetterlo perché sarebbe come confessare la propria insufficienza, vogliamo fissare il cuore per tentare una nuova direzione per la nostra vita, ogni giorno. Se non sappiamo come fissare, possiamo impararlo direttamente da Gesù che a sua volta fissa lo sguardo su Pietro, e di lì comincia il cambiamento. Se pensiamo alla nostra storia, tutto è cominciato con uno sguardo!
Cosa impariamo da Gesù? Cosa conosciamo di lui in questo primo incontro? che cosa ci incuriosisce, che cosa ce ne fa innamorare? Ognuno, come il piccolo Samuele di cui parlava la prima lettura, ha il suo momento, la sua piccola rivelazione, la sua notte non priva di una chiamata; oppure come questi due discepoli di Giovanni, possediamo l’audacia di fare qualche passo, quasi la sfrontatezza di importunare Gesù seguendolo senza chiedere permessi.
Stupisce e affascina in Gesù la sua fiducia verso questi sconosciuti che poi incoraggia. Gesù è l’uomo libero. Non è condizionato da nulla. Non pensa: ma che me ne faccio di due che hanno già avuto una formazione alla scuola di Giovanni; che me ne faccio di due che forse Giovanni mi presenta per liberarsene; di due che se lasciano così facilmente Giovanni altrettanto facilmente lasceranno me. Gesù accetta quei due così come sono e inizia un cammino con loro, un cammino fatto di vicinanza, di vivere insieme. Di condividere tutto. Così ha fatto e fa con me.
Ecco Gesù mi offre fiducia e mi invita a fissare il mio cuore. “Che cosa cerchi? Che cosa cercate?”. Egli non vuole dipendenti, ma innamorati, innamorati della vita che poi troveranno in lui. E a sua volta chiede fiducia, “venite e vedete”, e ritorna ad offrire ospitalità, familiarità, amicizia, cose tutte che riempiono l’esistenza; offre quell’insegnamento che contiene il segreto, la pienezza, la gioia e la bellezza della vita. Quel “rimanere con lui” al quale si sono affidati i due cercatori inopportuni esteriormente, ma certamente attesi anche se loro non lo sapevano, è diventato poi il “rimanere in lui” nella sua casa che è l’amore. “Maestro dove dimori?” nell’amore. Non c’è ici o imu che tenga, voglio sia la mia, la nostra, casa.
Anch’io, come Giovanni, fisso lo sguardo su Gesù e intuisco quella bella presenza che ancora non conosco perfettamente, pur se da tanti anni mi dico suo discepolo. Fisso lo sguardo su di lui, cioè lo guardo con quella intensità e curiosità che non sono solamente volontà di capire, ma attrazione,simpatia, sintonia, affetto che già sento anche se non lo definisco bene dentro di me. Penso sia questo l’invito sottinteso all’indicazione del Battista che è anche per me, per noi. Cercatori chissà di che, forse di un po’ di pace, di luce, di vita, di gioia di essere qui a questo mondo, cercatori senza avere il coraggio di ammetterlo perché sarebbe come confessare la propria insufficienza, vogliamo fissare il cuore per tentare una nuova direzione per la nostra vita, ogni giorno. Se non sappiamo come fissare, possiamo impararlo direttamente da Gesù che a sua volta fissa lo sguardo su Pietro, e di lì comincia il cambiamento. Se pensiamo alla nostra storia, tutto è cominciato con uno sguardo!
Cosa impariamo da Gesù? Cosa conosciamo di lui in questo primo incontro? che cosa ci incuriosisce, che cosa ce ne fa innamorare? Ognuno, come il piccolo Samuele di cui parlava la prima lettura, ha il suo momento, la sua piccola rivelazione, la sua notte non priva di una chiamata; oppure come questi due discepoli di Giovanni, possediamo l’audacia di fare qualche passo, quasi la sfrontatezza di importunare Gesù seguendolo senza chiedere permessi.
Stupisce e affascina in Gesù la sua fiducia verso questi sconosciuti che poi incoraggia. Gesù è l’uomo libero. Non è condizionato da nulla. Non pensa: ma che me ne faccio di due che hanno già avuto una formazione alla scuola di Giovanni; che me ne faccio di due che forse Giovanni mi presenta per liberarsene; di due che se lasciano così facilmente Giovanni altrettanto facilmente lasceranno me. Gesù accetta quei due così come sono e inizia un cammino con loro, un cammino fatto di vicinanza, di vivere insieme. Di condividere tutto. Così ha fatto e fa con me.
Ecco Gesù mi offre fiducia e mi invita a fissare il mio cuore. “Che cosa cerchi? Che cosa cercate?”. Egli non vuole dipendenti, ma innamorati, innamorati della vita che poi troveranno in lui. E a sua volta chiede fiducia, “venite e vedete”, e ritorna ad offrire ospitalità, familiarità, amicizia, cose tutte che riempiono l’esistenza; offre quell’insegnamento che contiene il segreto, la pienezza, la gioia e la bellezza della vita. Quel “rimanere con lui” al quale si sono affidati i due cercatori inopportuni esteriormente, ma certamente attesi anche se loro non lo sapevano, è diventato poi il “rimanere in lui” nella sua casa che è l’amore. “Maestro dove dimori?” nell’amore. Non c’è ici o imu che tenga, voglio sia la mia, la nostra, casa.
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