26° Domenica B – 30/09/2012
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Numeri 11,25-29
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Giacomo 5,1-6
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Marco 9,38-48
In
Vangelo stamani ci regala ancora una volta l’immagine di un Gesù uomo davvero
libero. Già precedentemente, lungo la strada, aveva dovuto difendere la propria
libertà dall’incomprensione e contestazione dei suoi a proposito della via
della croce che l’attendeva a Gerusalemme.
Oggi, conservando questa determinazione ad agire secondo Dio e non
secondo gli uomini, richiama i discepoli e li mette in guardia da alcuni
pericoli che corrono quanti sono pure animati da tanto zelo nel seguirlo.
«Maestro, abbiamo
visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché
non ci seguiva».
Questa obiezione, eco
di quella dei discepoli di Mosè di cui parla la prima lettura, svela il peccato
dei buoni, spesso intolleranti. Il tarlo dei buoni, dei fedeli, anche dei
zelanti operatori del vangelo è nell’invidia, nella gelosia, nel ritenersi
esclusivi detentori del bene, secondo i quali per farlo occorrerebbe possedere
quasi un patentino, una autorizzazione o una tessera.
E poiché chi fa del
bene in qualche modo ci affascina, fa sentire buoni anche noi che forse non lo
siamo del tutto, ecco che vorremmo farlo diventare dei nostri, iscriverlo al
nostro numero, farlo entrare nei nostri gruppi o nelle nostre strutture,
vorremmo che seguisse noi.
Lo Spirito di Cristo è
invece più grande della stessa Chiesa, e può agire con grande libertà. Abita
già nel cuore degli uomini che cercano di fare il bene rispondendo alla Sua
presenza che magari ancora non sanno e non conoscono, e che forse non
conosceranno mai. Di
Spirito ce n’è in abbondanza. La Chiesa fa parte del Regno, ma non lo
esaurisce.
Quante volte facciamo
anche noi come Giovanni, arrogandoci il diritto di scegliere chi è cristiano e
chi no. Se avessimo il coraggio di osare, come fa Gesù! Lo Spirito aleggia dove
vuole, e anche chi sembra all’apparenza estraneo alla logica del Vangelo può
essere strumento della grazia. Di più. Questa logica esce dal recinto ecclesiale e
contagia la nostra logica. Anche in
altre fedi troviamo “ frammenti del Verbo”, e siamo chiamati a valorizzarli. E’
l’unico modo di superare i fondamentalismi (di tutti i generi!).
Infine, il bene non è
stabilito dalle autorità costituite, pensato, organizzato, distribuito secondo
criteri che spesso non favoriscono i più poveri, o esaltato nelle forme
eclatanti che tutti sappiamo. E’ invece “un bicchiere d’acqua dato nel
mio nome”, dice Gesù, cioè nell’amore e con
amore, perché questo è il Suo nome, anche se sconosciuto come tale. Così pure
il male, l’inciampo, lo “scandalo”, non è solo causato e prodotto da altri, dal
mondo, dalla società, dalla mentalità che ci sta attorno. E’ la tua mano, il tuo
piede, il tuo cocchio, ricorda ancora
Gesù, di te che magari sei pieno di zelo e provi fastidio per il bene altrui, e
vorresti attrarre gli altri nella tua comunella.
Conservare in noi questa grande libertà che era in Gesù è il segno più bello e vero che il cammino dietro di lui finalmente avviene davvero imparando i suoi passi che unicamente sono mossi dallo Spirito d'amore che in Lui dimora, secondo la volontà del Padre e il bene che desidera per i fratelli.
Conservare in noi questa grande libertà che era in Gesù è il segno più bello e vero che il cammino dietro di lui finalmente avviene davvero imparando i suoi passi che unicamente sono mossi dallo Spirito d'amore che in Lui dimora, secondo la volontà del Padre e il bene che desidera per i fratelli.
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