lunedì 1 ottobre 2012

OMELIA


26° Domenica B – 30/09/2012

- Numeri 11,25-29
- Giacomo 5,1-6
- Marco 9,38-48

In Vangelo stamani ci regala ancora una volta l’immagine di un Gesù uomo davvero libero. Già precedentemente, lungo la strada, aveva dovuto difendere la propria libertà dall’incomprensione e contestazione dei suoi a proposito della via della croce che l’attendeva a Gerusalemme.  Oggi, conservando questa determinazione ad agire secondo Dio e non secondo gli uomini, richiama i discepoli e li mette in guardia da alcuni pericoli che corrono quanti sono pure animati da tanto zelo nel seguirlo.

«Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva».

Questa obiezione, eco di quella dei discepoli di Mosè di cui parla la prima lettura, svela il peccato dei buoni, spesso intolleranti. Il tarlo dei buoni, dei fedeli, anche dei zelanti operatori del vangelo è nell’invidia, nella gelosia, nel ritenersi esclusivi detentori del bene, secondo i quali per farlo occorrerebbe possedere quasi un patentino, una autorizzazione o una tessera.

E poiché chi fa del bene in qualche modo ci affascina, fa sentire buoni anche noi che forse non lo siamo del tutto, ecco che vorremmo farlo diventare dei nostri, iscriverlo al nostro numero, farlo entrare nei nostri gruppi o nelle nostre strutture, vorremmo che seguisse noi.

Lo Spirito di Cristo è invece più grande della stessa Chiesa, e può agire con grande libertà. Abita già nel cuore degli uomini che cercano di fare il bene rispondendo alla Sua presenza che magari ancora non sanno e non conoscono, e che forse non conosceranno mai. Di Spirito ce n’è in abbondanza. La Chiesa fa parte del Regno, ma non lo esaurisce.

Quante volte facciamo anche noi come Giovanni, arrogandoci il diritto di scegliere chi è cristiano e chi no. Se avessimo il coraggio di osare, come fa Gesù! Lo Spirito aleggia dove vuole, e anche chi sembra all’apparenza estraneo alla logica del Vangelo può essere strumento della grazia.  Di più.  Questa logica esce dal recinto ecclesiale e contagia la nostra logica.  Anche in altre fedi troviamo “ frammenti del Verbo”, e siamo chiamati a valorizzarli. E’ l’unico modo di superare i fondamentalismi (di tutti i generi!).

Infine, il bene non è stabilito dalle autorità costituite, pensato, organizzato, distribuito secondo criteri che spesso non favoriscono i più poveri, o esaltato nelle forme eclatanti che tutti sappiamo. E’ invece “un bicchiere d’acqua dato nel mio nome”, dice Gesù, cioè nell’amore e con amore, perché questo è il Suo nome, anche se sconosciuto come tale. Così pure il male, l’inciampo, lo “scandalo”, non è solo causato e prodotto da altri, dal mondo, dalla società, dalla mentalità che ci sta attorno. E’ la tua mano, il tuo piede, il tuo cocchio, ricorda ancora Gesù, di te che magari sei pieno di zelo e provi fastidio per il bene altrui, e vorresti attrarre gli altri nella tua comunella. 

Conservare in noi questa grande libertà che era in Gesù è il segno più bello e vero che il cammino dietro di lui finalmente avviene davvero imparando i suoi passi che unicamente sono mossi dallo Spirito d'amore che in Lui dimora, secondo la volontà del Padre e il bene che desidera per i fratelli.










Nessun commento:

Posta un commento