domenica 7 ottobre 2012

OMELIA


27 Domenica B – 07.10.2012

- Genesi 2,18-24
- Marco 10,2-12

La Parola di Dio di questa domenica mi consente di darvi una bella notizia.
Alla luce della Parola che abbiamo ora ascoltato, no,  non vi annuncio che mi sposo o che vorrei sposarmi. Forse qualcuno potrebbe dirmi: “don Francesco non sai quello che ti aspetta, quello a cui vai incontro”. Desidero invece rammentare e condividere con voi quella bella notizia che proprio voi siete nel matrimonio che vivete in Gesù.
Prego che sia bella notizia anche per coloro che hanno sperimentato o sperimentano il contrario a motivo di eventi che possono avere messo in crisi il loro matrimonio; rimane una bella notizia perché riguarda Dio e il suo amore consegnato ad un uomo e ad una donna.

Le parole di Gesù nel vangelo, nella loro chiarezza e severità, che, a dire il vero, non sono da poco, e solo la misericordia, ne sono certo, le supera, sono tali proprio per la grandezza e la bellezza insite in un uomo e una donna uniti in matrimonio secondo il pensiero di Dio. Le parole che abbiamo sentito da Gesù sul venir meno del matrimonio non hanno bisogno di un’ eco che spesso le rende dure oltre l’intenzione di chi le ha pronunciate. Perciò quello che condivido con voi, carissimi, è piuttosto ciò che motiva una sua così ferma presa di posizione nella problematica coniugale e familiare, di allora e di adesso.

Il matrimonio, con la grandezza e la bellezza del legame d’amore che lo costituisce, è la realtà più vicina al progetto di Dio, a quello che Dio ha in mente per la felicità dei suoi figli; è l’immagine più viva, concreta, pienamente umana di Dio stesso; è Dio stesso che s’incarna nuovamente e si manifesta nell’amore di un  uomo e di una donna che formano una famiglia in un relazione indissolubile, fedele, aperta alla vita e al suo servizio. Dio l’ha scelto il matrimonio come segno visibile, come luogo di comunicazione del suo amore. Nell’affetto che li unisce, nei loro gesti e parole d’amore, due sposi si danno, si comunicano Dio.

Alla Messa, molti fanno la comunione, mangiano e si nutrono della presenza viva, vera, reale di Gesù nell’Eucaristia. Altrettanto avviene nell’abbraccio di due sposi che, nell’amore confermato dal sacramento del matrimonio poiché battezzati, hanno detto di sì a questo dono: rendere presente e regalare Dio l’uno all’altra; hanno detto di sì a questa altissima vocazione seguendo la loro propria natura di uomo e di donna creati, come svelano già le prime parole della Bibbia, perché “non è bene che l’uomo sia solo” e possa stare di fronte l’uno all’altra, essere “un aiuto che gli corrisponda”.  Stare di fronte l’uno all’altra, e non girarsi le spalle, o combattersi, per accogliersi e favorirsi reciprocamente. Nel matrimonio ognuno aiuta l’altro ad essere se stesso, se stessa, e insieme a mettersi in relazione con la storia, con le responsabilità educative a cui sono chiamati. Aiutano Dio ad essere “di carne e di sangue” presente nel mondo.

Negli gli sposi che vivono il loro matrimonio c’è Dio; è Dio che si riceve e si dona, è il Suo amore. Se io non avessi l’esperienza singolare dell’Eucaristia, potrei anche essere invidioso di voi, carissimi sposi.
A questo punto possiamo un po’ comprendere qualcosa della “gelosia” Dio che consegna il suo amore con tanta fiducia ad uomo e ad una donna, volendo la loro felicità. Gesù è venuto a confermare questo amore, a benedirlo, a risanarlo, quando, messo nel cuore umano, conosce incrinature o si spezza.

Mi permettete alcune parole di incoraggiamento.

Ai giovani battezzati che hanno scelto di vivere il loro amore nella convivenza e si chiedono a che cosa serve sposarsi?, perché farlo?, a coloro che tergiversano e rimandano il giorno in cui celebreranno le loro nozze davanti al Signore, io dico: “Offrite al Signore l’amore che vi ha messo dentro, che vi ha fatto incontrare, l’amore in cui vivete, perché sia segno bello, visibile e fecondo di Lui. Egli non toglie o limita; lo potenzia, lo valorizza a bene vostro e di tutti, come cristallo prezioso in mezzo a noi!

Ed è, carissimi, con questa immagine che termino singolare annuncio di oggi: il matrimonio nel Signore come cristallo! E’ fragile, perché fatto anche della debolezza della creatura, ma bellissimo nell’emettere un suono dolce quando è accarezzato  o persino percorso; bellissimo nel riflettere la luce in tutti i suoi colori quando viene toccato da una fonte luminosa. Il matrimonio? E’ realtà di tutti ci colori! E’ bellissimo, nella sua trasparenza lascia intravedere il mistero da cui viene e a cui porta, la pienezza dell’amore che è in Dio.

Dio tiene caro il suo cristallo, l’uomo e la donna che si amano così. Non meravigliamoci che abbia motivo di preoccupazione e sofferenza quando scorge che questi non brilla perché offuscato da menzogne e infedeltà, non emette più canti e suoni ma solo  lamenti e recriminazioni perché non c’è più dialogo; non brilla perché questo cristallo si rinchiude in un egoismo che mortifica, e con la paura di perdere tiene unicamente per sé il amore che ha ricevuto.

E se “per la durezza del vostro cuore” quel prezioso cristallo va in pezzi?
Chi ha visto il proprio matrimonio andare in frantumi, chi patisce questa sofferenza o in qualche modo vi ha contribuito con la propria fragilità, sappia che l’amore di Dio è tale che non si ritrae mai da nessuno; non si titrae da quei frammenti, non li abbandona, non li getta vita. Egli gli ha cari ancor di più e riserva loro un posto, una valorizzazione, una nuova vocazione che solo il Suo amore ricco di misericordia, non frantumato dai nostri fallimenti o peccati, sa trovare.

Carissimi sposi, voi siete il segno totalmente umano di Dio. Egli non viene a me soltanto attraverso l’acqua del battesimo, il pane dell’eucaristia, o l’unzione della cresima o dell’olio santo. Ma attraverso  la vostra carne, spesso lacerata da prove, attraverso il vostro sangue dato anche fisicamente, attraverso l’amore che ha messo nelle vostre membra come nel vostro cuore. Questo mistero è grande e io m’inchino ad esso, mio onoro di imparare da voi l’amore, di servirlo nella vostra persona con la mia povertà.








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