lunedì 22 ottobre 2012

OMELIA


Domenica 29° B – 21/10/2012               

- Isaia 53,10-11
- Ebrei 4,4-16
- Marco 10,35-45

L’anno delle fede chiama ad un nuovo cammino di vita cristiana, ad una sequela più vera di Gesù. Ci sprona proprio la domanda di vita che portiamo dentro (come il tale di cui parlava il vangelo domenica scorsa); ci attira la “bontà” del Maestro (ne era affascinato sempre anche quel tale); si fonda sulla nostra umanità più autentica, fedele, onesta (quella che i comandamenti verso il prossimo indica,sempre come emergeva dal vangelo di otto giorni fa).
Ma ecco che questa umanità piena di belle referenze e di buoni propositi è chiamata a fare i conti con ciò che la vorrebbe distogliere. Nelle pagine precedenti al racconto di oggi, veniva ricordato l’impegno grande della fedeltà nell’amore, domenica scorsa il pericolo dell’attaccamento ai  beni e la necessità di “darli ai poveri” di condividerli; oggi l’ambizione, la smania di primeggiare, di avere un posto davanti agli altri e di essere sopra gli altri. Sì, i discepoli del Signore ambiscono una sedia importante nella gloria che Gesù annuncia.
Volete mettere il fascino dei soldi,  e le comodità che danno? L’attrazione che esercita la sedia che conta e il suo potere “incollante”? Guardatevi bene da queste cose, dice Gesù, a coloro che lo seguono, perché “fra voi non è così”, come “ i capi e i grandi delle nazioni” che comandano e dominano. Di solito seguono una logica che non quella che Lui è venuto ad insegnare, mostrare.
E qual è questa logica di Gesù, quale la sua presenza tra noi e per noi?
“Il Figlio dell’uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto, in liberazione, per molti.” Dice a Giacomo e di Giovanni che l’avevano avvicinato con confidenza e familiarità peraltro da lui stesso incoraggiata:  “Cosa volete che io faccia per voi?”. Chissà se avesse chiesto a noi che cosa avremmo risposto!
Non certo quello che hanno domandato loro, ma insomma: un po’ di salute, la tranquillità, la serenità, la protezione da ogni male, anche un buon successo nelle nostre cose, qualche soddisfazione nella vita…tutte cose legittime  e buone…

Gesù non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita pin riscatto per molti?
Quale insegnamento ci dà?
Ecco una parola non facile a comprendersi se non conosciamo il linguaggio della Bibbia, ma che invece è straordinaria, rivoluzionaria, scandalosa. “Potete voi bere il calice che io devo bere o ricevere il battesimo che io devo ricevere?” domanda a suoi.  “Bere il calice” o ricevere il battesimo”, significa “siete disposti ad addossarvi l’iniquità di molti”, per usare l’espressione che troviamo nella prima lettura a proposito dell’inviato di Dio, siete pronti ad immergervi tra i peccatori (battesimo vuol dire immersione) sino a portare le conseguenze del peccato e del male senza averlo compiuto. E tutto questo per manifestare la vicinanza di Dio, il suo amore, la sua misericordia, a tutti coloro che sono provati da quella grande infermità che è il peccato? Ecco che cosa fa grande il servizio di Gesù, la grandezza a cui anche noi tendere!

Siamo disposti anche a metterci a servizio degli altri, ma essere servi, schiavi, fino a questo punto, abbiamo le nostre riserve. Altro che farsi carico degli errori, sbagli, conseguenze delle cattiverie degli altri; se la sono voluta, si arrangino, hanno sbagliato, paghino loro soli. Logica umana non fa una piega, è giustizia. Logica del vangelo, logica di Gesù servo, è assoluta bontà, incomprensibile; bontà che ci fa penetrare nei cieli, dice la seconda lettura, cioè ci fa penetrare e partecipare al mistero di Dio, e della sua gloria. Quella per la quale i due discepoli hanno chiesto la sedia e pensavano consistesse in un posto di comando.

Miei  cari, ognuno nella propria storia e casa, conosce che cosa richieda questo servire e offrire se stessi per gli altri, questo farsi carico delle loro debolezze, portare insieme i peccati gli uni degli altri, condividere il calice della volontà di Dio che è amare, anche coloro che ci appaiono meno amabili, meno meritevoli di bontà, di misericordia, di perdono, di aiuto. A nostre spese!




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