lunedì 15 ottobre 2012

OMELIA


28° Domenica B – 14.10.2012
- Marco 10,17-30

Qualche giorno fa, in coincidenza con i 50 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, la grande assemblea  di tutti i Vescovi attorno al papa, ha preso il via l’anno della fede, questo particolare tempo a cui Benedetto XVI ha voluto invitare i cristiani a riscoprire il pellegrinaggio della fede nei deserti di questo mondo e mettere in luce la gioia, l’ entusiasmo dell’incontro con Cristo.  L’incontro di cui narra il vangelo di oggi svela il passo iniziale che muove questo cammino e lascia intravedere la pienezza dello stesso. Dove sta l’inizio delle fede?

Nella domanda che abita il cuore dell’uomo e nella timida e sincera ricerca che ne scaturisce. La domanda è il desiderio profondo di vita, di vita vera, eterna, cioè di qualità in grado di dare senso e felicità al nostro essere al mondo. Nessuno di noi è senza questo desiderio, ed è il segnale più grande dell’attrazione che ci muove verso la vita. Ascoltare e ammettere apertamente quello che abbiamo in cuore, ci fa addirittura correre là dove è possibile avere una risposta, o almeno una indicazione, da Gesù. Siamo già nei passi della fede, in quel preambolo, lo chiama il papa, dove la grazia, cioè lo sguardo di Dio agisce d’anticipo. Vogliamo educarci ed aiutarci a dare voce a questa domanda.

Un secondo preambolo consiste nel riconoscere la potenziale bontà di Dio. “Maestro buono”, così si rivolge quel tale a Gesù. Questo riconoscimento, che poi avrà conferma, incoraggia la ricerca e la domanda. Per muoversi a credere occorre, oltre che ascoltare le esigenze del cuore e il richiamo della felicità, anche la possibilità di essere davanti a chi  “buono” può aiutarci.

Un terzo passo è dato dall’onestà della nostra umanità  rappresentato dalla fedeltà ai comandamenti che regolano il nostro rapporto con gli altri. Chi è disonesto nei confronti del prossimo, non si aprirà mai alla fede vera, autentica. Se per caso mostra un atteggiamento religioso, sappia che è tutta falsità e vuoto! Ecco che Gesù mette davanti a quel tale le esigenze della giustizia!

Queste attenzioni sono l’inizio della fede. E la sua pienezza dove sta? Il papa parlando della fede in questi giorno ha ricordato che deve diventare fiamma di carità, fuoco di amore. E anche il qui l’incontro di Gesù di quel tale si fa illuminante.

Innanzitutto ciò che ci sprona ad andare avanti è lo sguardo pieno di simpatia e di amore con cui Gesù ci fissa. Egli ci tiene gli occhi addosso da innamorato e osa, per la fiducia che ripone in noi, chiamarci ad un di più della semplice onestà. E svela la pienezza della vita di fede: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».

Gesù chiede a quel tale di liberarsi di tutto per avere di più, o meglio per essere di più, gli insegna a fare il miglior investimento della sua vita.  Non gli ingiunge di gettare il denaro, ma gli propone di condividerlo. Gli indica il passo per entrare nella logica di chi si sente fratello. Ma quel tale non usa la sapienza invocata nella prima lettura. Il suo problema non è la ricchezza, è l’egoismo, il possesso, o forse l’essere posseduto dalla ricchezza. Subito dopo Gesù preciserà, scandalizzandoci, che persino l’essere posseduti dagli affetti familiari non consente la giusta libertà di seguirlo. Pienezza di fede è lasciare tutto, e allora Dio restituisce nella maniera corretta. E’ avere un cuore libero e solidale.

Alla pienezza della fede ci si avvia con la scelta della condivisione e della essenzialità, del soccorrere le povertà e accontentarsi dell’essenzialità, senza finire nella spirale della cupidigia. Soprattutto in questi tempi di delirio.

I fatti di cronaca delle ultime settimane, le spese folli e offensive di chi usa il denaro pubblico per proprio tornaconto, di chi, usa la politica in maniera orribile, ci richiamano al principio dell’onestà e della solidarietà  Ma anche noi, anche nel piccolo, siamo chiamati ad essere trasparenti e corretti, nel piccolo come nel grande. Troppo difficile? A qualunque punto del nostro pellegrinaggio della fede siamo giunti ci soccorre lo spirito di sapienza che la parola di Dio immette nel nostro cuore, e nulla sarà impossibile  a Dio e a noi.



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