giovedì 14 marzo 2013

PREANESTESIA


(… ricovero in ospedale -11.03.2013)

Cinguetti, pigolii, mattino presto, cieloscuro,
nero, poi cupo, si fa  timido azzurro,
chicchirichì tra corti si rincorrono,
pretesi latrati per aere irrompono.

Musica, canto, un mattino diverso,
son qui sulla strada d’umano universo
di pensieri, emozioni, qualche timore,
si va, in abbandono, ad un calcolato dolore.

Carne incisa, appena violata,
tanta cara fragile da esser curata
a recidere il male, calcoli inesatti,
ma solidale con più seri ammalati.

Poca cosa è il dono mio,
grande lo fa il cuore di Dio,
l’abbraccio del Padre al figlio amato,
al fratello a misericordia invitato.

Servi felici, corsia della casa paterna,
volto gentile accoglie, s’alterna
a dare tranquilla serena familiarità,
con pace mette fine ad ogni ansietà.

Attendo il turno rassegnato,
anzi no, un pochino onorato,
“Questo è il mio corpo” su nuovo altare,
tavolo operatorio ove con Gesù posso amare.

“Fare sacro” l’intervento,
è sacerdozio, di fede portento,
è profezia di speranza per la storia,
è regalità d’amore, vera gloria.

Han detto: “ è persona speciale”,
esagerato! “Ci vuole mano non normale”.
E’ il buon Dio entrambi a guidare,
il solo medico che sana nell’amare.

Il tempo passa, il cielo grigio, lunga l’attesa,
ogni forza mia, lo ripeto è donata, non spesa
a vivere paziente l’umana fragilità
cercata, per grazia, da divina carità.

Dalle cime di rami nudi di ogni foglia
 “nessun cade che il Padre mio non voglia,
e voi più di mille passeri valete,
ci sono io, non temete”.

Grande pace mi si inietta nelle vene,
dolce calma nel cuore ora viene,
è ora della piccola mia offerta,
la Grazia mi è accanto, a tutti aperta.


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