Venerdì Santo – Passione e
morte del Signore – 29.03.2013
Gesù,
sei venuto perché abbiamo vita. Ci hai promesso gioia in abbondanza. Ed eccoti
disprezzato e rifiutato dagli uomini, giudicato come malfattore tu che sei
passato facendo del bene a tutti; sei appeso alla croce, trafitto e inchiodato
al legno, sfigurato, sfinito dai dolori, ormai catturato dalla morte.
Dove la vita?
Dove la gioia? Dove l’umanità che ti muoveva a compassione e che volevi
salvare? Dove il Padre tuo che ami teneramente facendoti volto visibile della
sua bontà? Dove i tuoi amici? Solo la Madre e forse il più giovane. Ma perché
la croce ora, Gesù, anche per te?
Già
ne abbiamo tante. Che necessità c’era di una in più? Un disgraziato e un
infelice in più non cambiano il mondo. Che cosa mai può recare di bene a noi?
Di te è stato scritto: “si è caricato delle
nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” perché non fossimo soli
nella prova, nemmeno nella nostra cattiveria, nel nostro peccato. Anzi, “egli
portava il nostro peccato e intercedeva per i colpevoli”, cioè camminava e
cammina avanti a noi incoraggiando il nostro passo perché non avessimo né
dobbiamo aver paura del Padre, di Dio.
Perché la tua croce Gesù? Perché prendi su di te la
morte, abisso in cui l’umanità e quanto esiste dovrebbe scomparire; prendi su
di te il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato,
quello di tutti noi, e lo lavi con il tuo sangue, con la misericordia, con
l’amore di Dio. Davanti a te non possiamo non essere sinceri: guardiamoci
intorno, quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze,
conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi
nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. E poi potere, corruzione,
divisioni, crimini contro la vita umana, la famiglia, contro il mondo creato
così bello! In tutto ciò sono anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - i
nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso
il prossimo e verso l’intera creazione. E tu, Gesù, sulla croce lo senti tutto
il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vinci, lo sconfiggi nella
tua risurrezione. Questo è il bene che fai a tutti noi sul trono della croce.
La croce da te abbracciata, o Cristo, con amore, e quella tua che facciamo
nostra, mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e
di offrire la porta che dà salvezza.
Perché la tua croce, Gesù, è solidarietà con i tanti
crocifissi di questo mondo, con quanti patiscono le più diverse croci e prove
dell’esistenza, alcune inspiegabili, terribilmente ingiuste, altre causate
dalle nostre mani, ma non per questo scusabili. Tu, non ci salvi dalla croce,
non ce la togli magicamente. Essa rimane uno scandaloso insopportabile mistero
quando innocenti pagano l’irresponsabilità o la cattiveria di altri. Tu ci
salvi sulla e nella croce, nel buio che porta con sé e che ha un tempo finito,
perché poi c’è la risurrezione.
Sulla croce è possibile la gioia, quella che hai
provato Gesù nell’offrire speranza a chi era crocifisso con te. Hai amato fino
a questo supplizio per raggiungere l’umanità condannata alla morte per i suoi
stessi peccati come hanno confessato i disgraziati che sul Calvario ti erano
accanto. E’ la gioia di chi pensa agli altri facendo dono totale di sé mediante
quel voler bene che conosce l’insuccesso e accetta persino la propria apparente
sconfitta.
Non c’è un mondo di buoni e cattivi sul Calvario, ma
solamente donne e uomini tutti accomunati dal bisogno di vita e di gioia, dal
bisogno di essere salvati dall’amore, quello che ha il suo vertice sulla croce,
dove il Padre tuo ti ha donato quale Figlio per dirci che non siamo soli, noi
altrettanto figli suoi, e che, per la grande sua misericordia, un’offerta appunto di vita e di gioia è data
anche a chi è disperato, a chi si sente condannato.
Incomprensibile gioia della croce, inesauribile
gioia della croce, scendi su di noi. Noi confessiamo, Gesù, il tuo amore, il
nostro peccato, il perdono e la salvezza che ci vengono dati. Nell’abbraccio
che riceviamo venga in noi questa grazia affinché possiamo fare un po’ quello
che hai fatto tu, rimanere nella gioia pur nell’oscurità della prova , essere
occasione di gioia e di speranza per chi ci è accanto. Abbi la nostra
riconoscenza, il nostro affetto, il nostro bacio. Amen.
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