domenica 31 marzo 2013

OMELIA


Venerdì Santo – Passione e morte del Signore – 29.03.2013

Gesù, sei venuto perché abbiamo vita. Ci hai promesso gioia in abbondanza. Ed eccoti disprezzato e rifiutato dagli uomini, giudicato come malfattore tu che sei passato facendo del bene a tutti; sei appeso alla croce, trafitto e inchiodato al legno, sfigurato, sfinito dai dolori, ormai catturato dalla morte.
Dove la vita? Dove la gioia? Dove l’umanità che ti muoveva a compassione e che volevi salvare? Dove il Padre tuo che ami teneramente facendoti volto visibile della sua bontà? Dove i tuoi amici? Solo la Madre e forse il più giovane. Ma perché la croce ora, Gesù, anche per te?
Già ne abbiamo tante. Che necessità c’era di una in più? Un disgraziato e un infelice in più non cambiano il mondo. Che cosa mai può recare di bene a noi?

Di te è stato scritto: “si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori” perché non fossimo soli nella prova, nemmeno nella nostra cattiveria, nel nostro peccato. Anzi, “egli portava il nostro peccato e intercedeva per i colpevoli”, cioè camminava e cammina avanti a noi incoraggiando il nostro passo perché non avessimo né dobbiamo aver paura del Padre, di Dio.

Perché la tua croce Gesù? Perché prendi su di te la morte, abisso in cui l’umanità e quanto esiste dovrebbe scomparire; prendi su di te il male, la sporcizia, il peccato del mondo, anche il nostro peccato, quello di tutti noi, e lo lavi con il tuo sangue, con la misericordia, con l’amore di Dio. Davanti a te non possiamo non essere sinceri: guardiamoci intorno, quante ferite il male infligge all’umanità! Guerre, violenze, conflitti economici che colpiscono chi è più debole, sete di denaro, che poi nessuno può portare con sé, deve lasciarlo. E poi potere, corruzione, divisioni, crimini contro la vita umana, la famiglia, contro il mondo creato così bello! In tutto ciò sono anche - ciascuno di noi lo sa e lo conosce - i nostri peccati personali: le mancanze di amore e di rispetto verso Dio, verso il prossimo e verso l’intera creazione. E tu, Gesù, sulla croce lo senti tutto il peso del male e con la forza dell’amore di Dio lo vinci, lo sconfiggi nella tua risurrezione. Questo è il bene che fai a tutti noi sul trono della croce. La croce da te abbracciata, o Cristo, con amore, e quella tua che facciamo nostra, mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di offrire la porta che dà salvezza.

Perché la tua croce, Gesù, è solidarietà con i tanti crocifissi di questo mondo, con quanti patiscono le più diverse croci e prove dell’esistenza, alcune inspiegabili, terribilmente ingiuste, altre causate dalle nostre mani, ma non per questo scusabili. Tu, non ci salvi dalla croce, non ce la togli magicamente. Essa rimane uno scandaloso insopportabile mistero quando innocenti pagano l’irresponsabilità o la cattiveria di altri. Tu ci salvi sulla e nella croce, nel buio che porta con sé e che ha un tempo finito, perché poi c’è la risurrezione.
Sulla croce è possibile la gioia, quella che hai provato Gesù nell’offrire speranza a chi era crocifisso con te. Hai amato fino a questo supplizio per raggiungere l’umanità condannata alla morte per i suoi stessi peccati come hanno confessato i disgraziati che sul Calvario ti erano accanto. E’ la gioia di chi pensa agli altri facendo dono totale di sé mediante quel voler bene che conosce l’insuccesso e accetta persino la propria apparente sconfitta.
Non c’è un mondo di buoni e cattivi sul Calvario, ma solamente donne e uomini tutti accomunati dal bisogno di vita e di gioia, dal bisogno di essere salvati dall’amore, quello che ha il suo vertice sulla croce, dove il Padre tuo ti ha donato quale Figlio per dirci che non siamo soli, noi altrettanto figli suoi, e che, per la grande sua misericordia,  un’offerta appunto di vita e di gioia è data anche a chi è disperato, a chi si sente condannato.
Incomprensibile gioia della croce, inesauribile gioia della croce, scendi su di noi. Noi confessiamo, Gesù, il tuo amore, il nostro peccato, il perdono e la salvezza che ci vengono dati. Nell’abbraccio che riceviamo venga in noi questa grazia affinché possiamo fare un po’ quello che hai fatto tu, rimanere nella gioia pur nell’oscurità della prova , essere occasione di gioia e di speranza per chi ci è accanto. Abbi la nostra riconoscenza, il nostro affetto, il nostro bacio. Amen. 

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