3° Quaresima C – 03.03.2013
- Esodo 3,1-15
- Luca 13, 1-9
Alla conversione, tema centrale di questa domenica di
Quaresima, ci chiama la misericordia e la pazienza di Dio che Gesù è
venuto manifestare. E io vorrei
guardarvi con quella luce che in questi giorni è stata accesa nella nostra
comunità con la “piccola missione” che abbiamo vissuto, è cioè la gioia. Senza
gioia non c’è fede, senza gioia non può esserci conversione. Sembra un
paradosso, ma non si cambia davvero, non ci si rinnova, se siamo disperati,
delusi, arrabbiati, quanto piuttosto se siamo contenti, se almeno abbiamo
speranza. E da cosa deriva questo essere contenti? O almeno come mantenere la serenità anche di fronte a fatti
inspiegabili o eventi per nulla lieti?
Gioia è vederci dentro. Vedere dentro le situazioni più
intricate, gli eventi che ci appaiono incomprensibili o persino cattivi, non
semplicemente dei fatti di cronaca che fanno audience, vedere Dio., perché lui
ci dice, “io ci sono”. Ci sono per voi, sono nella vostra storia, e ci sarò
fino al punto di soffrire e di morire come uno di voi; e di vincere poi la
morte per voi, aggiungerà la rivelazione di Gesù. La nostra esistenza è un
roveto e un ginepraio che brucia senza conoscere fine,e come Mosè vogliamo vederci
dentro. Se ci togliamo i calzari, cioè se indossiamo l’umiltà e se ci apriamo
allo stupore, almeno alla curiosità che va oltre la superficie degli eventi, e
cerca di interpretarli, se ammettiamo che la vita è una terra di santità, luogo
della presenza di Dio, dentro quello che brucia e ci scandalizza, ci fa male,
ci spaventa, noi possiamo vedere Dio. E questo è motivo di gioia. E allora
viene la conversione, che è una chiamata ad andare avanti, come quella che
riceve Mosè.
Gioia è vedere davanti per vederci dentro, vedere che
dentro c’è Dio. E’ vedere avanti, vedere oltre, oltre il fallimento, oltre la
mancanza di risultati, vedere una nuova ulteriore possibilità che ci è data,
quando constatiamo che frutti non ce ne sono per nessuno. Gioia è avere “ancora
quest’anno” la possibilità di portare frutto; penso una possibilità che
grazie all’intercessione di Gesù, il vignaiolo, è rinnovabile di anno in anno,
anche se il vignaiolo dice “se no lo taglierai”.
No, non lascerà che la mano del padrone s’abbatti nella
sua vigna. Perché Dio non è tale padrone, è Padre che non fa crollare le torri,
nè provoca sommosse e le fa soffocare nel sangue. I crolli che ci sono quando
usiamo violenza, viviamo nella menzogna, approfittiamo degli altri, pensiamo a
noi stessi, tradiamo l’amore la famiglia… dicono che questa vigna dell’umanità,
la mia esistenza, non produce affatto frutti buoni. E comunque non è da
riservare tale giudizio agli altri, dice forte Gesù, basta che guardiamo con
onestà alla nostra pianta.
Allora gioia è sapere che il Signore mi tiene caro e
mi lavora con dedizione; si premura di zappare la mia terra, di liberare da ciò
che può soffocarmi, e mi nutre con concime di sana e ottima qualità. Gioia è
tutta in questa parola “vedremo”, che non è una sospensione di giudizio,
ma nel cuore di Gesù è una dichiarazione di grande fiducia, oltre gli smacchi e
sconfitte, poiché la misericordia di Dio è più forte dell’evidenza del nostro
peccato, e incoraggia la conversione. Ogni giorno voglio dire con convinzione,
poiché così dice il vignaiolo, Gesù, “Oggi ricomincio, oggi posso
ricominciare”.
Così, dopo esserci lasciati tentare dalla gioia (1°
di quaresima), dopo essere stati come illuminati e trasfigurati dalla gioia (2°
di quaresima), con gioia possiamo guardare dentro la nostra storia, con gioia
vogliamo guardare oltre, a sempre nuove possibilità di bene.
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