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Febbraio 2015 – S. Messa Anniversari di Matrimonio
Carissimi, non c’è predica speciale o adeguate parole per
questa bella circostanza. Voi siete la predica a me, a noi rivolta; voi siete
la parola bella, perché vera che il Signore ci dice. Anche quella che oggi
abbiamo ascoltato voi la amplificate, la rendete viva, efficace.
“Ricordati, Signore, che la vita
è un soffio”, è la supplica del povero Giobbe, uomo dalle mille
disgrazie e dalla proverbiale pazienza. “La vita è un soffio”, mi dite
anche voi, carissimi. Ma un soffio d’amore, talvolta un vento travolgente, che
germina vita. Viene e dà amore. Un soffio che sarà prolungato, senza fine,
perché l’amore è più forte della morte.
Allora, a fronte di lamenti
sempre possibili, voi siete invito allo stupore e alla gratitudine. E sono
questi i primi sentimenti che oggi ci hanno raccolti qui in preghiera.
Un soffio d’amore che dura da
25, 50, 60 anni e che non si spegnerà mai, la dice lunga sul progetto di Dio
che ha scelto di abitare il vostro amore per fare presente il suo in modo tutto
speciale come Gesù, con Gesù (questo è il sacramento del Matrimonio).
Ecco perché l’amore è
indissolubile, fedele, aperto alla vita, perché viene da Dio, è Dio in noi, in
voi. E Dio non può che essere così: eterno, fedele, dalla parte della vita.
Quando vi siete sposati avete
fatto entrare nella vostra casa (famiglia, relazioni, progetti) Gesù, un po’
come racconta il vangelo di Marco stamattina.
E questa “visita”, che diventa permanente, questa
familiarità che gli viene donata, non è un’intrusione ma la fonte che rigenera
continuamente il vostro amore. Se Gesù fosse l’invitato di un giorno e poi
lasciato andare o messo fuori ( cosa che non desidera!) avverrà che si spegne
la gioia, la vivacità, la fecondità di bene di cui è fatta una relazione
d’amore. Egli invece entra per rimanere, risanare, rialzare chi conosce la
febbre e la paralisi che le vicende
della vita a volte portano con sé.
Nella casa in cui entra Gesù,
racconta il vangelo, c’è la “suocera”. Non poteva mancare in una celebrazione
per sposi, non vi pare?). Questa presenza, questa figura, sappiamo quanto sia
delicata per l’equilibrio della famiglia per il bene e il non bene a cui può
contribuire, poiché “è a letto con la febbre”, la prendiamo come
immagine di ciò che può intristire o rallentare la vita familiare o sponsale. “Gesù
si avvicinò. La fece alzare prendendola per mano”.
In ogni casa o storia d’amore
c’è sempre la prova di una febbre o di una paralisi che mette in crisi il
legame affettuoso tra le persone, qualcosa che lo impedisce. Gesù viene e ci
“prende per mano”, ci rialza.
Carissimi, nella vostra storia
non è mancato questo gesto di Gesù. Forse non ve ne siete accorti. Ma c’è
stato. Quando avete fatto pace dopo una litigata, è Gesù che vi ha preso per
mano; quando avete accolto la persona amata nella sua debolezza, è Gesù che vi
ha preso per mano; quando avete deciso e detto sì alla vita, ad un progetto di
vita con coraggio e responsabilità, è Gesù che vi ha preso per mano: Quando vi
siete sposati 25,50,60 anni fa, e avete chiesto la mano di colei o colui che
amavate, era Gesù che vi offriva la sua. Quando oggi ancora sapete prendervi
per mano per sostenervi e per far sentire il calore e l’ affetto, è sempre Gesù
che vi prende per mano.
E vi rialza a servire, cioè ad
annunciare al mondo con la vostra vita il vangelo; ad essere vangelo. Che il
soffio dell’amore abiti la vostra casa, vi conduca per mano ancora per tanta
strada in modo che tutti, come è successo per Gesù, abbiano a cercare e a
trovare dove sta l’amore.
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