domenica 8 febbraio 2015

OMELIA


08 Febbraio 2015 – S. Messa Anniversari di Matrimonio

Carissimi, non c’è predica speciale o adeguate parole per questa bella circostanza. Voi siete la predica a me, a noi rivolta; voi siete la parola bella, perché vera che il Signore ci dice. Anche quella che oggi abbiamo ascoltato voi la amplificate, la rendete viva, efficace.

“Ricordati, Signore, che la vita è un soffio”, è la supplica del povero Giobbe, uomo dalle mille disgrazie e dalla proverbiale pazienza. “La vita è un soffio”, mi dite anche voi, carissimi. Ma un soffio d’amore, talvolta un vento travolgente, che germina vita. Viene e dà amore. Un soffio che sarà prolungato, senza fine, perché l’amore è più forte della morte.

Allora, a fronte di lamenti sempre possibili, voi siete invito allo stupore e alla gratitudine. E sono questi i primi sentimenti che oggi ci hanno raccolti qui in preghiera.
Un soffio d’amore che dura da 25, 50, 60 anni e che non si spegnerà mai, la dice lunga sul progetto di Dio che ha scelto di abitare il vostro amore per fare presente il suo in modo tutto speciale come Gesù, con Gesù (questo è il sacramento del Matrimonio).
Ecco perché l’amore è indissolubile, fedele, aperto alla vita, perché viene da Dio, è Dio in noi, in voi. E Dio non può che essere così: eterno, fedele, dalla parte della vita.

Quando vi siete sposati avete fatto entrare nella vostra casa (famiglia, relazioni, progetti) Gesù, un po’ come racconta il vangelo di Marco stamattina.
E questa “visita”, che diventa permanente, questa familiarità che gli viene donata, non è un’intrusione ma la fonte che rigenera continuamente il vostro amore. Se Gesù fosse l’invitato di un giorno e poi lasciato andare o messo fuori ( cosa che non desidera!) avverrà che si spegne la gioia, la vivacità, la fecondità di bene di cui è fatta una relazione d’amore. Egli invece entra per rimanere, risanare, rialzare chi conosce la febbre  e la paralisi che le vicende della vita a volte portano con sé.

Nella casa in cui entra Gesù, racconta il vangelo, c’è la “suocera”. Non poteva mancare in una celebrazione per sposi, non vi pare?). Questa presenza, questa figura, sappiamo quanto sia delicata per l’equilibrio della famiglia per il bene e il non bene a cui può contribuire, poiché “è a letto con la febbre”, la prendiamo come immagine di ciò che può intristire o rallentare la vita familiare o sponsale. “Gesù si avvicinò. La fece alzare prendendola per mano”.
In ogni casa o storia d’amore c’è sempre la prova di una febbre o di una paralisi che mette in crisi il legame affettuoso tra le persone, qualcosa che lo impedisce. Gesù viene e ci “prende per mano”, ci rialza.

Carissimi, nella vostra storia non è mancato questo gesto di Gesù. Forse non ve ne siete accorti. Ma c’è stato. Quando avete fatto pace dopo una litigata, è Gesù che vi ha preso per mano; quando avete accolto la persona amata nella sua debolezza, è Gesù che vi ha preso per mano; quando avete deciso e detto sì alla vita, ad un progetto di vita con coraggio e responsabilità, è Gesù che vi ha preso per mano: Quando vi siete sposati 25,50,60 anni fa, e avete chiesto la mano di colei o colui che amavate, era Gesù che vi offriva la sua. Quando oggi ancora sapete prendervi per mano per sostenervi e per far sentire il calore e l’ affetto, è sempre Gesù che vi prende per mano.

E vi rialza a servire, cioè ad annunciare al mondo con la vostra vita il vangelo; ad essere vangelo. Che il soffio dell’amore abiti la vostra casa, vi conduca per mano ancora per tanta strada in modo che tutti, come è successo per Gesù, abbiano a cercare e a trovare dove sta l’amore.






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