domenica 22 febbraio 2015

PENSIERI...

...quaresimali - 1° settimana.

Il "DISCERNIMENTO"


L’avvio del cammino quaresimale e l’intera sequela di Gesù richiedono una continua attenzione, ascolto, ricerca, che va sotto il nome di “discernimento”. Nell’incertezza di chi non sa i passi da compiere, come nel buio di chi non vede chiaro, ma anche nella sicurezza di chi pensa di avere tutto capito, come nella complessità delle opzioni possibili, il “discernimento” è dono necessario dall’alto, è atteggiamento umile e saggio, coraggioso e rispettoso, che va coltivato nel cuore e nella comunità.

Aiuta un “buon discernimento” :


- un cuore casto, cioè libero : per non cercare gratificazioni, per non lasciarsi guidare da attese che in qualche modo imprigionano, per rimanere insomma liberi davanti ad ogni esito del nostro impegno, qualunque esso sia.

+ una comunità di persone libere dai propri progetti e visioni da far prevalere.


- un cuore povero, cioè umile : per non avere un’eccessiva considerazione di sé, della propria competenza ed esperienza, per non farsi maestri degli altri, per non cercare l’affermazione di sé, anche inconsapevolmente.

+ una comunità persone che danno libertà, che sanno riconoscere, apprezzare, far posto, anche ritirandosi, grate, ai doni degli altri.


- un cuore obbediente, cioè in ascolto : per non imporre e dominare.
Obbediente allo Spirito che abita nel proprio cuore, nella propria storia, negli eventi, nella Parola;
obbediente agli altri : alla comunità
                               (poiché la “comunione” è il primo desiderio dello Spirito!)
                                alle necessità che gli altri manifestano
                            (poiché “missione” è aiutare il vangelo a crescere in mezzo a loro);
                                                                                                  
obbediente a se stesso : senza tradire, per paura o ambizione, ciò per cui è stato chiamato e nella condizione in cui è stato posto, nella riflessione che impegna l’intelligenza.
                                       
+  una comunità di persone che riconoscono la liberta a Dio di condurre il suo progetto; insieme interrogano la Parola di Dio, leggono la storia, fanno tesoro nell’ascoltare la parola della Chiesa.



Il discernimento è un dono fatto alla persona e alla comunità. Insieme si custodisce, si coltiva, e diventa guida. Nessuno si muove da sé, come nessuno può dettare agli altri quello che devono fare. Nel discernimento entrano anche le diverse “ministerialità” che nella comunità, come nella famiglia, sono state poste; nel discernimento va pure rispettato il “mistero” di ogni persona.
Ciò che possiamo, e ne abbiamo la responsabilità, chiedere e offrire è il “consiglio”.

Certo, “non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore” (Geremia 31,34), ma è indubbio che l’aiuto fraterno a discernere i segni del Signore è un grande dono.
Troppo poco questo fraterno aiuto è cercato; se fatto, è richiesto per aver conferma delle proprie idee e scelte. Troppo poco viene offerto; se, fatto, risuona come insegnamento addirittura imposizione.
Per un buon discernimento, che è sempre comunitario, anche tra due persone, ma meglio in comunità (se la ricerca è a proposito di qualcosa che riguarda tutti), sono “benedette” l’umiltà e la carità.

Per la verifica.

Troppo poco spazio posso aver dato all’ascolto e alla ricerca con l’aiuto di altri.
Il mio cuore ha ancora bisogno di conversione.
Troppo poco ho potuto offrire questa vicinanza e accompagnamento.
La comunità nostra abbia la sua conversione!






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