...quaresimali - 1° settimana.
Il "DISCERNIMENTO"
L’avvio del cammino quaresimale e l’intera sequela di Gesù
richiedono una continua attenzione, ascolto, ricerca, che va sotto il nome di “discernimento”.
Nell’incertezza di chi non sa i passi da compiere, come nel buio di chi non
vede chiaro, ma anche nella sicurezza di chi pensa di avere tutto capito, come
nella complessità delle opzioni possibili, il “discernimento” è dono
necessario dall’alto, è atteggiamento umile e saggio, coraggioso e rispettoso,
che va coltivato nel cuore e nella comunità.
Aiuta un “buon discernimento” :
1°
- un cuore casto, cioè libero
: per non cercare gratificazioni, per non lasciarsi guidare da attese che in
qualche modo imprigionano, per rimanere insomma liberi davanti ad ogni esito
del nostro impegno, qualunque esso sia.
+ una comunità di persone
libere dai propri progetti e visioni da far prevalere.
2°
- un cuore povero, cioè umile
: per non avere un’eccessiva considerazione di sé, della propria competenza ed
esperienza, per non farsi maestri degli altri, per non cercare l’affermazione
di sé, anche inconsapevolmente.
+ una comunità persone che
danno libertà, che sanno riconoscere, apprezzare, far posto, anche
ritirandosi, grate, ai doni degli altri.
3°
- un cuore obbediente, cioè
in ascolto : per non imporre e dominare.
Obbediente allo Spirito
che abita nel proprio cuore, nella propria storia, negli eventi, nella Parola;
obbediente agli altri :
alla comunità
(poiché la “comunione” è il primo
desiderio dello Spirito!)
alle necessità che gli altri
manifestano
(poiché “missione” è aiutare il vangelo
a crescere in mezzo a loro);
obbediente a se stesso :
senza tradire, per paura o ambizione, ciò per cui è stato chiamato e nella
condizione in cui è stato posto, nella riflessione che impegna l’intelligenza.
+ una comunità di persone che riconoscono la liberta a Dio
di condurre il suo progetto; insieme interrogano la Parola di Dio, leggono la
storia, fanno tesoro nell’ascoltare la parola della Chiesa.
Il discernimento è un dono fatto
alla persona e alla comunità. Insieme si custodisce, si coltiva, e diventa
guida. Nessuno si muove da sé, come nessuno può dettare agli altri quello che
devono fare. Nel discernimento entrano anche le diverse “ministerialità” che
nella comunità, come nella famiglia, sono state poste; nel discernimento va
pure rispettato il “mistero” di ogni persona.
Ciò che possiamo, e ne abbiamo
la responsabilità, chiedere e offrire è il “consiglio”.
Certo, “non dovranno più
istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”, perché tutti mi
conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore” (Geremia
31,34), ma è indubbio che l’aiuto fraterno a discernere i segni del Signore è
un grande dono.
Troppo poco questo fraterno
aiuto è cercato; se fatto, è richiesto per aver conferma delle proprie idee e
scelte. Troppo poco viene offerto; se, fatto, risuona come insegnamento
addirittura imposizione.
Per un buon discernimento, che è
sempre comunitario, anche tra due persone, ma meglio in comunità (se la ricerca
è a proposito di qualcosa che riguarda tutti), sono “benedette” l’umiltà e la
carità.
Per la verifica.
Troppo poco spazio posso aver
dato all’ascolto e alla ricerca con l’aiuto di altri.
Il mio cuore ha ancora bisogno
di conversione.
Troppo poco ho potuto offrire
questa vicinanza e accompagnamento.
La comunità nostra abbia la sua
conversione!
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