4°Domenica B – 01.02.2015
- Deuter. 118,15-20
- Marco,1,21-28
Come abbiamo sentito nella prima lettura, relativa
ad un momento della missione di Mosè, è
volontà di Dio che noi ascoltiamo parole provenienti dal Signore stesso,
attraverso appunto il suo profeta. Questi è tale appunto perché fa risuonare la
voce di un Altro.
Il profeta per eccellenza, anzi più che un profeta è
Gesù stesso che si presente, in questa prima uscita, secondo il vangelo di
Marco, come l’uomo dalla parola che suscita stupore ed anche timore, cioè una
grande considerazione e riverenza. L’autorità di Gesù viene dalla sua parola,
potente ed efficace contro il male che gli si para davanti addirittura in un momento e in luogo dove
solo quella di Dio dovrebbe risuonare, e cioè di sabato nella sinagoga. Tutta la missione di Gesù
che ci appare come una grande lotta contro ogni forma di oppressione a favore
dell’uomo, per la sua liberazione dal quel “demonio” che possiamo riconoscere
nella sete di potere, denaro, successo. Volontà di Dio, attraverso Gesù, è
rifare l’uomo.
E con una sola parola. Una parola forte ed efficace
perché realizza ciò che dice. E’ la parola di Dio. Del resto così inizia la
rivelazione che Dio fa di sé: “Dio dice sia la luce e la luce fu”, si
legge nelle prime righe della Scrittura.
Nel dare credito a questa parola, verifichiamo le
nostre parole, chiamati come siamo a concorrere nel rifare l’uomo, nel dare
liberazione all’umanità, a noi stessi che siamo qui, e magari dentro ci
portiamo qualcosa che non è in sintonia con il Signore, com’era per quel tale
che la presenza di Gesù smaschera. Sì la parola di Gesù smaschera le nostre
connivenze con il male, di noi che siamo fedeli e puntuali alle nostre
assemblee. Come il poveretto che forse
non s’accorgeva di nulla.
Le nostre parole, come quelle degli scribi, non
producono nulla; non abbiamo in bocca le parole di Dio, non diciamo quello che
lui ci comanda, per riprendere un’espressione della prima lettura.
Eppure io credo che, anche nella situazione di
povertà e miseria di chi ci parla, se uno ha il cuore aperto e desideroso di
ascoltare la parola di Dio, qualche suo frammento lo raggiunge sempre…
Gesù insegnava e parlava con uno che ha autorità.
Non dobbiamo rinunciare alla parola “autorità”, che,
ho scoperto, ha un bellissimo significato ( cfr. Casati) Autorità
nel senso di “augere”, cioè “aumentare”, espandere, promuovere,
suscitare energie nuove, possibilità nuove.
Noi spesso
abbiamo appiattito l’immagine dell’autorità nell’immagine del contenere, del
frenare, del mettere i paletti. Uno non ha autorità perché ti tiene fermo, ma
perché ti aiuta a camminare. Anche tra noi, in casa…
Come quelle di
Gesù, parole che liberano. Come quelle di Mosè profeta, parole che sono
profezia, che tracciano un cammino. Parole che sono profezia….
Parole che lasciano stupiti, meravigliati, come dice
la prima riga del vangelo; parole anche che suscitano un certo timore tanto
sono rese grandi e vere perché fanno quello che dicono, mostrano coerenza. Ecco
così abbiamo pure una bella indicazione per generare alla fede, per offrire le
condizioni perché il cuore si apra alla buona notizia che è Dio e il suo amore.
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