lunedì 2 dicembre 2013

OMELIA


1° Avvento A – 01.12.2013
- Isaia 2,1-5
- Romani 13,11-14
- Matteo 24, 37- 44

E’ la prima domenica di avvento. Un tempo nuovo. Un tempo per diventare nuovi, immergendoci nel mistero e nella presenza di cristo Gesù di cui celebreremo presto il Natale. Davanti alla novità di un tempo, come di un ‘impresa, un progetto, un’iniziativa, una storia, i nostri sguardi, e quindi sentimenti e atteggiamenti, possono essere diversificati.
La parola del Signore, con il messaggio del profeta Isaia(1° lettura), ci offre di avere uno sguardo di fiducia, di apertura, scuote con una promessa il cui limite lo imponiamo noi rendendola solo tale; una promessa di fratellanza universale tra tutte le genti, la promessa di riconvertire mentalità e strumenti di morte in pensieri e risorse di pace. Chiama , insomma, a camminare alla luce del Signore.

Nello stesso tempo, non trascura la parola di Gesù, parola di Dio, di ricordarci come possiamo essere presi poi da uno sguardo diverso. Se il primo è un guardare avanti (è lo sguardo di Dio!), quello che nel vangelo ci segnalato è il “guardarci addosso”, che non è affatto uno sguardo intelligente, ma cecità. Cecità e sonno perché troppo presi dalle cose, realtà e situazioni, che sono pure buone e importanti (mangiare, bere, prendere moglie e marito, fare progetti) ma che rischiano di farci dimenticare che c’è un oltre, c’è dell’altro. La generazione del diluvio (vangelo) non merita il rimprovero per come vivevano, ma perché”non si accorsero di nulla”. Distratti.

Se al primo sguardo possiamo rivolgerci chiamandolo sogno, al secondo dobbiamo dare il nome di sonno. Nella vita si va avanti perché si è capaci di sognare, di dare fantasia al nostro cuore; se poi questa fantasia e cuore sono alimentati dalla parola o presenza di chi ci ama, diverranno realtà. Se invece rimaniamo nel sonno, anche se ci sembra di essere ben svegli e stiamo facendo i nostri affari, ci sarà allora sì un brusco risveglio,e saremo a mani vuote,e soprattutto con il cuore più povero.

Al sogno-promessa diamo fiducia. Al sonno-cecità diamo risveglio. Con fiducia, camminiamo. E nel risveglio, diventiamo vigili, su tutta la vita. Non basta un istante su cui accendere l’attenzione. No, attenzione su tutta la vita: svegli, svegli, e lucidi. Una generazione che non si accorge di nulla, che non ha attenzione e lucidità, è in balia degli eventi. Gesù vuole salvarci da questa indifferenza, da questa incoscienza: vivere senza renderci conto,senza discernimento, vera intelligenza, cioè senza vederci dentro, oltre le cose. Sommersi, senza capire ciò che sta accadendo, nella storia e dentro di noi.

Ecco allora un terzo sguardo, che da concretezza alla fiducia e salva dalla distrazione e paura: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno”, scrive Paolo, “comportiamoci onestamente (nulla di più!) in mezzo a orge e ubriachezze (orge di potere, prepotenza e avidità di vario genere), non fra lussurie e impurità (esibizioni vergognose di malcostume), non in litigi e gelosie (violenze e aggressioni)”.

Poniamo gesti e passi che siano semi di futuro. Semi di luce. Germoglieranno. “Rivestitevi del Signore Gesù Cristo”. Per questo veniamo, e continueremo a venire qui ogni domenica. Per guardare avanti, non indietro, per rimanere svegli, per guardare con concretezza e responsabilità alla storia che è pure affidata a noi.






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