1° Avvento A –
01.12.2013
-
Isaia 2,1-5
-
Romani 13,11-14
-
Matteo 24, 37- 44
E’
la prima domenica di avvento. Un tempo nuovo. Un tempo per diventare nuovi,
immergendoci nel mistero e nella presenza di cristo Gesù di cui celebreremo
presto il Natale. Davanti alla novità di un tempo, come di un ‘impresa, un
progetto, un’iniziativa, una storia, i nostri sguardi, e quindi sentimenti e
atteggiamenti, possono essere diversificati.
La
parola del Signore, con il messaggio del profeta Isaia(1° lettura), ci offre di
avere uno sguardo di fiducia, di apertura, scuote con una promessa il cui
limite lo imponiamo noi rendendola solo tale; una promessa di fratellanza
universale tra tutte le genti, la promessa di riconvertire mentalità e
strumenti di morte in pensieri e risorse di pace. Chiama , insomma, a camminare
alla luce del Signore.
Nello
stesso tempo, non trascura la parola di Gesù, parola di Dio, di ricordarci come
possiamo essere presi poi da uno sguardo diverso. Se il primo è un guardare
avanti (è lo sguardo di Dio!), quello che nel vangelo ci segnalato è il
“guardarci addosso”, che non è affatto uno sguardo intelligente, ma cecità.
Cecità e sonno perché troppo presi dalle cose, realtà e situazioni, che sono
pure buone e importanti (mangiare, bere, prendere moglie e marito, fare progetti)
ma che rischiano di farci dimenticare che c’è un oltre, c’è dell’altro. La
generazione del diluvio (vangelo) non merita il rimprovero per come vivevano,
ma perché”non si accorsero di nulla”. Distratti.
Se
al primo sguardo possiamo rivolgerci chiamandolo sogno, al secondo dobbiamo
dare il nome di sonno. Nella vita si va avanti perché si è capaci di sognare,
di dare fantasia al nostro cuore; se poi questa fantasia e cuore sono
alimentati dalla parola o presenza di chi ci ama, diverranno realtà. Se invece rimaniamo
nel sonno, anche se ci sembra di essere ben svegli e stiamo facendo i nostri
affari, ci sarà allora sì un brusco risveglio,e saremo a mani vuote,e
soprattutto con il cuore più povero.
Al
sogno-promessa diamo fiducia. Al sonno-cecità diamo risveglio. Con fiducia,
camminiamo. E nel risveglio, diventiamo vigili, su tutta la vita. Non basta un
istante su cui accendere l’attenzione. No, attenzione su tutta la vita: svegli,
svegli, e lucidi. Una generazione che non si accorge di nulla, che non ha attenzione
e lucidità, è in balia degli eventi. Gesù vuole salvarci da questa
indifferenza, da questa incoscienza: vivere senza renderci conto,senza
discernimento, vera intelligenza, cioè senza vederci dentro, oltre le cose.
Sommersi, senza capire ciò che sta accadendo, nella storia e dentro di noi.
Ecco
allora un terzo sguardo, che da concretezza alla fiducia e salva dalla
distrazione e paura: “è ormai tempo di svegliarvi dal sonno”, scrive
Paolo, “comportiamoci onestamente (nulla di più!) in mezzo a orge e
ubriachezze (orge di potere, prepotenza e avidità di vario genere), non
fra lussurie e impurità (esibizioni vergognose di malcostume), non in
litigi e gelosie (violenze e aggressioni)”.
Poniamo
gesti e passi che siano semi di futuro. Semi di luce. Germoglieranno. “Rivestitevi
del Signore Gesù Cristo”. Per questo veniamo, e continueremo a venire qui
ogni domenica. Per guardare avanti, non indietro, per rimanere svegli, per
guardare con concretezza e responsabilità alla storia che è pure affidata a
noi.
Nessun commento:
Posta un commento