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Avvento A – 15.12.2013
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Isaia 35,1-10
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Giacomo 5,7-10
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Matteo 11,2-11
Nell’ascoltare la parola di Dio l’animo oscilla quest’oggi, terza domenica di Avvento, tra l’ esultanza, l’allegria, l’euforia, come esorta e incoraggia il messaggio del profeta Isaia, che sembra peccare di ottimismo, e la delusione, il dubbio, la depressione, che lascia trasparire l’interrogativo di Giovanni il Battista che manda i suoi discepoli ad indagare su Gesù.
A sostenere un animo lieto e pieno di fiducia le parole stesse di Gesù a coloro che lo interrogano circa la sua persona, parole non vuote promesse, ma indicazione che chiara di opere che sono segno che la novità è iniziata. Diversamente, a calcare la mano sul dubbio, invece, la situazione triste di Giovanni che dopo aver predicato con forza che qualcosa stava per cambiare, si ritrova in carcere.
Questa
diversità di sentimenti e di atteggiamenti che ne potrebbero derivare, è
determinata dalla situazione in cui anche noi spesso ci troviamo, e ci fa
propendere ora per uno sguardo positivo, incoraggiante, ora invece pieno di
pessimismo.
Nello stesso tempo non vogliamo farci condizionare troppo da quanto avviene attorno a noi. E’ importante leggere la vita alla luce della Parola del Signore di cui ci fidiamo; parola che ci è data nel messaggio del profeta Isaia che annuncia un rinnovamento totale del mondo, una ritrovata bellezza, un vigore e una gioia di vita, una felicità perenne, per tutti i tribolati, la fine di ogni tristezza e pianto. Non sono sogni di illusi, o promesse di politici, o inganno di chi racconta favole. Sono parole che si realizzano se diamo spazio al vangelo. Mi domando se tutta la rabbia che monta in questi giorni nella nostra società ci sarebbe se tutti dessimo più spazio al vangelo, all’umanità che è venuto a portare.
A
fronte di chi, purtroppo, rema al contrario, già donne uomini di buona volontà,
di ogni, lingua, razza, popolo, si adoperano per realizzare quest’opera.
Rendiamo omaggio a costoro, oggi mentre il mondo saluta nella persona di
Mandela chi ha pagato e contribuito a far progredire l’umanità nella libertà,
nella giustizia, nell’uguaglianza; non sono ancora perfette, ma là dove queste
opere si compiono non c’è bisogno di “aspettare un altro”, perché il Regno, il
mondo voluto da Dio è già cominciato.
Il breve passo della lettera di Giacomo ci esorta, infatti, ad avere pazienza e speranza. Come quella del lavoratore che aspetta dalla terra il frutto delle sue fatiche. Ma anche chi aspetta, può patire qualche dubbio.
Ed è su questo aspetto che io vorrei un po’ di conforto e di luce; qui io ho bisogno di aiuto. Se mi vengono delle difficoltà perché, retto, pratico la giustizia, mi batto per un mondo migliore, ben vengano, ma quando dentro comincia venirmi qualche dubbio se quello che sto facendo sia la strada giusta, allora il tormento si fa davvero grande. E il buio m’insidia. Eppure il profeta, l’uomo di Dio, non è esente da questa prova, perché non ha certezze, ma è soltanto un cercatore della verità che sempre lo sorprende.
La domanda di Giovanni è la domanda di ogni essere umano nella sua ricerca di vita: "sei tu quello che aspettiamo, sei realmente quello che può colmare la nostra speranza, o dobbiamo aspettarne un altro?". Gesù gli risponde segnalando la nuova realtà che sta prendendo vita: lì dove si fa il bene, lì dove si libera l'essere umano dalle sue oppressioni, ossia, lì dove "i ciechi vedono e gli storpi camminano" e dove "ai poveri è annunciata la Buona Notizia”, lì sta "colui che dobbiamo aspettare", colui che è oggetto certo della nostra speranza come esseri umani. Al contrario: se un esistenza umana non è liberatrice, se un atteggiamento umano non è di amore e di liberazione, qui non c'è Dio, qui non c’umanità..
Molti tra noi sentono confusamente oggi nel loro cuore questo "dobbiamo aspettare altro": un altro tipo di vita, un'altra immagine di Dio, persino una chiesa veramente "altra", un’umanità veramente diversa a tutti i livelli. Non ci vergogniamo della fatica a credere, non la nascondiamo. Ma soltanto opere di consolazione, di guarigione, di giustizia e di liberazione, possono aprire i nostri occhi ciechi, infondere coraggio e forza, dare letizia perché questo ci dice che il Signore è qui.
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