domenica 8 dicembre 2013

OMELIA


Immacolata Concezione di Maria – 08.12.2013

- Gen 3, 9-15.20
-  Ef 1, 3-6.11-12
- Lc 1, 26-38


Siamo alla 2° domenica di Avvento, tempo di attesa per l’incontro con il Signore che viene nella celebrazione del Natale, viene nella vita di ogni giorno, verrà quando questa toccherà la pienezza. Celebriamo quest’anno, nel contempo, la festa in onore di Maria nella sua Immacolata Concezione, cioè nella sua esistenza totalmente libera dal peccato, chiusura a Dio e agli uomini, fin da primo istante nel silenzio tenero di un grembo, il grembo di sua madre.

Domenica scorsa Paolo diceva che è ora di svegliarsi dal sonno. E chi si sveglia, chi attende, se non chi è innamorato? Ed è a costui o a costoro che Paolo può dire: “rivestitevi di Cristo” se volete partecipare al sogno di Dio, il sogno di un’umanità nuova.
Ebbene, questa festa ci ricorda il sogno di Dio. Maria ne è il primo risveglio, il germoglio che ora si vede, perché “pensato” da Dio. Siamo anche noi pensati. A volte ci commuove sentircelo dire da persone cui vogliamo bene: "ti penso", "ti ho pensato". Perché è come se ci sentissimo vivere. E proprio perché pensati veniamo “rivestiti di Cristo”.
Maria è l’immacolata perché rivestita di Cristo, della sua grazia, dello Spirito di questo Figlio che poi avrebbe ospitato nel suo grembo.
Essere rivestiti di Cristo, santi e immacolati nella carità, nell’amore, essere dentro il progetto di Dio per me, per la mia famiglia, per la società, per questa terra, è una cosa che non possiamo fare da noi. Ecco allora l’opera, il prodigio di Dio, il suo atto d’amore che ci fa nuovi. Avviene in Maria, la creatura in cui si inizia la nuova creazione. Ma come lei, anche noi mediante l’incontro con Gesù nel battesimo e nell’accoglienza di Lui nella nostra responsabile esistenza.

C’ una condizione per essere rivestiti. Ed io l’ho letta nel racconto della Genesi, le prime pagine della Bibbia che abbiamo oggi ascoltato. Non vergognarci di essere “nudi”. Della nostra nudità, lungi dall’essere una vergogna, si dà pensiero amorevole Dio. Per essa compie meraviglie.
E’ questa condizione, non le doti, i talenti, la bravura, la perfezione che ci rende amabili. Dio ci ama per la nostra nudità, che sono i nostri errori, i limiti, le miserie, gli smarrimenti che spesso ci portano fuori del suo progetto a  tal punto che non sappiamo neanche noi dove siamo, come Adamo ed Eva, nudi di umanità e dignità; smarrimenti per i quali ci cerca e ci chiama senza rimproverarci.
Ma nudità è pure l’umanità umile, semplice, di Maria che non oppone difese o resistenze se non una comprensibile e intelligente domanda. E poi s’affida a Dio.

L’esperienza di queste settimane di sofferenza e di esposizione della mia nudità fisica, e non solo, mi hanno portato a pensare a questa condizione di povertà e dipendenza che diventa risorsa, condizione per accorgermi che sono amato.

Una promessa c’invita a venire allo scoperto invece di fuggire o cercare soluzioni per nasconderci, e pensare di cavarcela da noi stessi. E’ detta con parole proprie di queste pagine della Genesi: “la stirpe di Adamo (Cristo) schiaccerà il capo di quel serpente”. Non siamo preda del male, non siamo perduti, il progetto di Dio di una umanità nuova è felice non è andato perduto. Rimane il suo pensiero, la volontà originaria che vuole per noi la gioia.

Una parola piccolissima e grande ci riporta dentro il disegno di Dio, la parola che attraversa tutta la Bibbia, Abramo, Mosè, Samuele, fino a Maria, la parola su cui Dio costruisce il suo sogno, la nostra vita: “Eccomi”. E’ parola che dice umiltà e disponibilità,  parola che commuove Dio: “Rivestimi di te”.





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