Immacolata Concezione di
Maria – 08.12.2013
- Ef 1, 3-6.11-12
- Lc 1, 26-38
Siamo alla 2° domenica di Avvento, tempo di attesa
per l’incontro con il Signore che viene nella celebrazione del Natale, viene
nella vita di ogni giorno, verrà quando questa toccherà la pienezza. Celebriamo
quest’anno, nel contempo, la festa in onore di Maria nella sua Immacolata
Concezione, cioè nella sua esistenza totalmente libera dal peccato, chiusura a
Dio e agli uomini, fin da primo istante nel silenzio tenero di un grembo, il
grembo di sua madre.
Domenica scorsa Paolo diceva che è ora di
svegliarsi dal sonno. E chi si sveglia, chi attende, se non chi è
innamorato? Ed è a costui o a costoro che Paolo può dire: “rivestitevi di
Cristo” se volete partecipare al sogno di Dio, il sogno di un’umanità
nuova.
Ebbene, questa festa ci ricorda il sogno di Dio.
Maria ne è il primo risveglio, il germoglio che ora si vede, perché “pensato”
da Dio. Siamo anche noi pensati. A volte ci commuove sentircelo dire da persone cui
vogliamo bene: "ti penso", "ti ho pensato". Perché è come
se ci sentissimo vivere. E proprio perché pensati veniamo “rivestiti di
Cristo”.
Maria è l’immacolata perché rivestita di Cristo,
della sua grazia, dello Spirito di questo Figlio che poi avrebbe ospitato nel
suo grembo.
Essere rivestiti di Cristo, santi e immacolati nella
carità, nell’amore, essere dentro il progetto di Dio per me, per la mia
famiglia, per la società, per questa terra, è una cosa che non possiamo fare da
noi. Ecco allora l’opera, il prodigio di Dio, il suo atto d’amore che ci fa
nuovi. Avviene in Maria, la creatura in cui si inizia la nuova creazione. Ma
come lei, anche noi mediante l’incontro con Gesù nel battesimo e
nell’accoglienza di Lui nella nostra responsabile esistenza.
C’ una condizione per essere rivestiti. Ed io l’ho
letta nel racconto della Genesi, le prime pagine della Bibbia che abbiamo oggi
ascoltato. Non vergognarci di essere “nudi”. Della nostra nudità, lungi
dall’essere una vergogna, si dà pensiero amorevole Dio. Per essa compie
meraviglie.
E’ questa condizione, non le doti, i talenti, la
bravura, la perfezione che ci rende amabili. Dio ci ama per la nostra nudità,
che sono i nostri errori, i limiti, le miserie, gli smarrimenti che spesso ci
portano fuori del suo progetto a tal
punto che non sappiamo neanche noi dove siamo, come Adamo ed Eva, nudi di
umanità e dignità; smarrimenti per i quali ci cerca e ci chiama senza
rimproverarci.
Ma nudità è pure l’umanità umile, semplice, di Maria
che non oppone difese o resistenze se non una comprensibile e intelligente
domanda. E poi s’affida a Dio.
L’esperienza di queste settimane di sofferenza e di
esposizione della mia nudità fisica, e non solo, mi hanno portato a pensare a
questa condizione di povertà e dipendenza che diventa risorsa, condizione per
accorgermi che sono amato.
Una promessa c’invita a venire allo scoperto invece
di fuggire o cercare soluzioni per nasconderci, e pensare di cavarcela da noi
stessi. E’ detta con parole proprie di queste pagine della Genesi: “la
stirpe di Adamo (Cristo) schiaccerà il capo di quel serpente”. Non
siamo preda del male, non siamo perduti, il progetto di Dio di una umanità
nuova è felice non è andato perduto. Rimane il suo pensiero, la volontà
originaria che vuole per noi la gioia.
Una parola piccolissima e grande ci riporta dentro
il disegno di Dio, la parola che attraversa tutta la Bibbia, Abramo, Mosè,
Samuele, fino a Maria, la parola su cui Dio costruisce il suo sogno, la nostra
vita: “Eccomi”. E’ parola che dice umiltà e disponibilità, parola che commuove Dio: “Rivestimi di
te”.
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