lunedì 30 dicembre 2013

OMELIA


Santa Famiglia  A – 29.12.2013

- Colossesi 3,12-21
- Matteo 2,13-23

Se il Natale di Gesù ha portaTo la nostra attenzione il nostro cuore su Bambino che è nato, in questa domenica successiva il nostro sguardo si allarga, mostrando tenerezza e preoccupazione alla famiglia terrena di questo Bambino, con Sua madre e Giuseppe.
Tenerezza e preoccupazione sono anche i sentimenti e gli atteggiamenti che conosciamo verso ognuna delle nostre famiglie.
Questa tenerezza e preoccupazione sono messe alla prova, chiamate in causa, da una fitta e confusa problematica odierna. Cos’è famiglia? E ognuno dice e pretende  di dire la sua, o quella dell’opinione pubblica che riscuote maggior consensi. Non voglio dissertare sul fatto che nella nostra società sembra esserci un progetto di sovvertimento e demolizione della famiglia. Cerco, piuttosto, quello che può far bene alla famiglia, alla luce della Parola di Dio, anche quella ricordata da Paolo e così spesso motivo di confusione e controversie: “La parola di Cristo abiti tra voi… Voi, mogli, accogliete con la grazia che vi è propria, e con la vostra forza sorreggete i vostri mariti come fa il Signore. E’ questo il significato vero dell’espressione “mogli, sottomettevi ai mariti.” Dall’esperienza sappiamo come sia la donna che maggiormente tiene su la casa, tiene unita la famiglia. Voi, mariti, amate le vostre mogli e non trattatele con durezza”.In altra parte dirà “date la vita per loro come Cristo”.

Ma ora, portando il nostro sguardo sull’esperienza drammatica che si trovano a vivere Maria, Giuseppe, e il Bambino, come è narrato nel vangelo di oggi, un espressione dentro la quale questa esperienza si muove può offrire davvero luce ad ognuna delle nostre famiglie. La famiglia vive di tre parole:

“Alzati!”, non rimanere né abbattuta, né inerte, non sei ancora vinta, anche se incertezza e rovesci economici ti mettono alla prova, anche se la malattia e la sofferenza ti inchiodano o ti tolgono la gioia di andare avanti, anche se malintesi e incomprensioni che sono nella tua stessa casa ti vorrebbero far pensare che è tutto e finito e che non c’è più nulla tra di voi, “Alzati!” non indulgere, non cedere al lamento dei profeti di sventura né alle illusioni degli imbonitori di false promesse. “Alzati!” non aver paura di andare contro corrente, anche se i tuoi figli potranno non capire e certamente non mancheranno di farti notare che gli altri non fanno così, e che le famiglie dei loro compagni si comportano quelli sì alla moda. “Alzati, famiglia, vedi nella notte la tua dignità fatta di sentimenti, di affetti, di gesti d’amore che la fanno segno efficace, cioè sacramento di Dio.

“Prendi con te il bambino e sua madre”. E’ questa la ricchezza vera della famiglia, e della famiglia cristiana, che è poi anche la risorsa per andare avanti nella storia, ragione per continuare a sperare ad impegnarsi pur in mezzo alla traversie dell’esistenza. Non ci sono, a dire il vero, tante cose da salvare perché la famiglia viva: l’amore, la fedeltà, il dialogo, un luogo, una casa ove abitare, l’impegno responsabile di tutti, un lavoro che dia tranquillità, non eccessive difficoltà di salute… Non può mancare la custodia e protezione di credenti a quanto di più caro ha la nostra fede, riassunto in questa espressione in questa premura di Giuseppe: il bambino e sua madre. Molte incertezze e difficoltà sono accentuate perché in non poche delle nostre famiglie questa presenza è diventata secondaria, non è tra quanto ci sta maggiormente a cuore.

Fuggi in Egitto… e poi “va nella terra d’Israele”. La famiglia non è mai ferma, sempre in cammino, in movimento, in crescita, attenta e prudente per fuggire il male, gli inganni, il furto e il tradimento dell’amore, ciò che mette in pericolo l esistenza stessa della famiglia; che di contro, è fiduciosa e pronta a rimettersi in cammino per cercare sempre il meglio, soprattutto quello a cui il progetto di Dio, chiama, cioè essere liberi e corresponsabili.
Questo andare, questo muoversi, questo cammino della famiglia, è un partecipare al cammino più vasto dell’umanità, al cammino di tutto il popolo di Dio. Quindi l’impegno della famiglia sempre un impegno di solidarietà. Non può richiudersi una famiglia e dire “le altre si arrangino”. Il cammino di ognuna aiuta il cammino di tutte, e la strada fatta insieme diventa sostegno a chi può incontrare maggiori difficoltà.
La vicinanza e la partecipazione di Dio, il sorriso che ci ha donato con il suo Figlio, vivono in ogni famiglia.






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